Recensioni Il simbolismo della messa

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    12/01/2020 19:44:09

    Ne "Il simbolismo della messa" (1942/1954) C. G. Jung offre una lettura dell'alchimia come esperienza vivente dell'adepto il cui mistero è irriducibile, ed è tanto la premessa psichica quanto il mistero della psiche vivente. Jung rilegge antiche parabole degli alchimisti che rivestono la natura subliminale delle sue idee e gettano luce sulla catarsi numinosa. Da Zosimo Jung eredita l'arcanum ossia l'esperienza dell'auto-sacrificio, quale immolazione per il sacrificato e il sacrificante. La natura geomantica, pagano-gnostica dei misteri di Zosimo richiede il rito per l'iniziando adepto che si spoglia così del suo corpo per divenire puro spirito. Il sogno gli si fa incontro quale "Somnium a Deo missum" e la parabola di Zosimo si riveste di contenuti onirici nello stato di veglia. Jung quindi descrive la materia grezza, incandescente della Visione di Zosimo,con una sensazione di mistica abluzione, l'aqua divina o aqua permanens dei Greci immergendola metaforicamente nel contenitore atto a diventare vaso di trasformazione (la pietra che contiene il Sè) per quei riti della tosatura e del sacrificio che erano risaputi già dall'antico Egitto fino al "gladius irae" del Dio Verotestamentario. E' dai riti di imbalsamazione, abluzione e oblazione (oblatio panis) che Jung riprende il linguaggio biblico e eucaristico, attraverso l'espediente della metafora conducendo il lettore verso una regressione arcaica che nella Visione di Zosimo diventa rito e bagno per l'ultimo mistero della spiritualizzazione dell'adepto e del suo "corpus mysticum" e con questo realizzando il mistero ultimo, quello archetipico che è in Cristo. Da qui all'uomo primigenio di Platone alla quaternità gnostica archetipica all'"evaporatio" delle sostanze nel vas o Cratere di cui Zosimo era un seguace alla rivelazione di misteri egizio-allessandrino harraniti al "Libro delle Tetralogie gnostiche", il Liber Platonis quartorum, considerati da Jung cardini centrali dell'esperienza archetipica.

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    20/02/2018 09:40:30

    Molto interessanti ed esplicativi per quanto riguarda gli argomenti trattati

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    29/01/2014 09:18:55

    "Dato che il drammatico svolgimento della messa rappresenta la morte, il sacrificio e la resurrezione di un dio (nei quali sono compresi e ai quali partecipano il sacerdote e i fedeli), la sua fenomenologia può certo essere messa in relazione con usi cultuali fondamentalmente simili, anche se primitivi. C'è così il rischio, è vero, che il sentimento trovi sgradevole che si confronti 'ciò che è piccolo con ciò che è grande'; ma per rendere giustizia alla psiche primitiva debbo sottolineare che il 'timore sacro' degli uomini civilizzati non si differenzia essenzialmente da quello dei primitivi, e che il Dio presente e agente nel Mysterium è per entrambi un mistero. Per quanto appariscenti possano essere le differenze esteriori, non si deve perciò trascurare la somiglianza o l'equivalenza del significato" (pag.72). In questo dottissimo e documentatissimo testo del 1942, Jung si accosta al rito della Messa cristiana con il rispetto quasi sacrale che si deve appunto a un mistero, che è il mistero universale ed antico della trasformazione, dell'elevazione e della spiritualizzazione. In una parola, della salvezza. E lo fa cercando le analogie con i riti magici dei popoli primitivi (il "mangiare dio" degli aztechi ), i miti greci ( lo scorticamento di Marsia o la morte e risurrezione di Attis), i sacrifici animali del mithraismo, le tradizioni rabbiniche, le alchimie dello gnostico Zosimo, o lo studio di abitudini rituali presso tribù bantù contemporanee. E lo fa soprattutto attraverso l'indagine sul simbolismo di cui si serve la celebrazione della messa: pane, vino, acqua, incenso, formule, gesti. Quale sia il substrato psichico che si cela nel momento cruciale della celebrazione eucaristica, è ciò che preme a Jung di dimostrare: "il mistero e il miracolo della trasformazione di Dio che si compie nell'ambito umano, della sua incarnazione e del suo ritorno all'Essere in sé e per sé".

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