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J. M. Coetzee

Traduttore: M. Baiocchi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2006
Pagine: 253 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806178437
Ma in questo come negli altri romanzi di Coetzee ogni attesa del lettore è velocemente spiazzata e a ogni pagina sostituita da punti di vista che disorientano scalzano i precedenti si impongono con maggiore forza ed emozione per quanto non siano mai definitivi. Di qui il principale motivo di felice suspense in cui si viene coinvolti anche in Slow man a dispetto di talune coordinate narrative che sembrerebbero poco originali e nitide. Innanzitutto nel romanzo è estremamente toccante la ferocia del dolore e della violenza che travolgendo il personaggio lo hanno bloccato in una condizione ancora più difficile e paralizzante di quella imposta dall'età. Al tempo stesso però come in Vergogna i toni tragici sfumano sempre verso il grottesco mentre la realtà è allontanata e duplicata dall'ironia. Nonostante l'amputazione e la semi-immobilità (non totale perché il personaggio si trova spesso a zampettare su una gamba sola per raggiungere ciò che lo fa fremere di rabbia di impazienza di desiderio) infatti i pensieri di Paul sono ironici fin dall'inizio veloci intensi e pieni di fantasia – quella che gli fa vedere il suo moncherino come "le jambon" un "oggetto mostruoso" che "viene dritto dritto dalla terra dei sogni" o raffigurarsi la protesi in "un'immagine surrealista. Un'immagine di Dalì". Ed è la fantasia a farlo innamorare di Marijana e dei suoi figli come se fossero divinità piene d'amore e di bellezza usciti da una mitologia dei Balcani e a tenerci fino all'ultimo con il fiato sospeso.
Eppure la donna non concede nulla né al lettore né alla sfacciata dichiarazione d'amore del protagonista: non indulge a alcun romanticismo e con la concretezza di frasi rapide e sgrammaticate di sbrigativi ok bada soprattutto a fare bene il suo lavoro a provvedere al marito e ai figli. La sua funzione è di mettere in moto l'immaginazione e di conseguenza come nella poesia di Majakovskij "il motore raffreddato del cuore" che qui corre ben più veloce di quanto al protagonista non permetterebbe la sua menomazione.
Ed è proprio sul terreno delle immagini che si propone in modo problematico senza retorica né sentimentalismi (ma con mobili riflessioni che rielaborano Platone Omero Shakespeare o le storie del folclore popolare) uno degli aspetti centrali del testo stesso: il rapporto tra vecchio e giovane novità e passato tra lentezza e velocità appunto. Rispetto ad Aspettando i barbari però dove la realtà sconfinava spesso nel territorio felice del sogno e dell'allegoria o a Vita e tempo di Michael K in cui il simbolo stringeva alla natura quel personaggio segnato dal labbro leporino e dal ritardo mentale in questo romanzo l'immaginazione e la fantasia compongono punti di vista frantumati e talvolta fallaci soggetti a quella stessa visione ironica e plurima. A cominciare dal "giovanotto con i foruncoli" responsabile dell'incidente fino ai figli di Marijana – Ljuba che ricorda l'amore Blanka l'"incognita" e Drago "troppo bello troppo luminoso" – e nell'attaccamento per la stessa "signora dei Balcani" Paul dimostra verso il nuovo e il giovane un senso di avversione immediata e spontanea di distanza e incomunicabilità da una parte ma dall'altra un desiderio pieno di curiosità e amore.
Per lui – fotografo di professione e convinto della rassicurante fissità delle immagini – la rappresentazione interiore che elabora le seduzioni e le sollecitazioni dell'occhio e dei sensi giustifica e accentua i motivi di interesse nei confronti di questi personaggi per quanto essa finisca per essere ogni volta confusa e tradita. E come Drago si divertirà a trasformare al computer una vecchia foto rubata a Paul sostituendo la testa degli antichi avi australiani con quella di baffuti parenti croati così Marijana – e con lei l'immagine del suo sorriso "impresso nella memoria a produrre il cambiamento agognato e da tempo necessario" – sarà sostituita da una Marianna cieca e sformata chiamata a consolare carnalmente il protagonista in una relazione concepita ormai come unica possibile.

A partire da questo episodio tutto il testo risulta poi buffamente orchestrato – come in una commedia dentro il romanzo – dall'arrivo di uno strano personaggio la scrittrice Elizabeth Costello che avevamo già conosciuto nel precedente omonimo romanzo-saggio di Coetzee. Ora l'anziana signora piomba inaspettatamente nella casa di Rayment e a volte sembra divertirsi alle sue spalle conoscere ogni retroscena della storia per poi fagocitarla nel romanzo che è in procinto di scrivere. Nonostante possa apparire come una scelta troppo cervellotica e straniante in realtà la presenza di Mrs Costello – alterego di Paul e spietata interprete della realtà alla quale toglie ogni velo di illusione – rappresenta alla perfezione la crudeltà della scrittura che come un avvoltoio si scatena in ogni romanzo di Coetzee laddove la vita ha fallito o ha mancato. Amica burattinaia o parca che ricostruisce la tela della vita di Paul dandogli implicitamente la morte la donna prende a occuparsi di lui e pare volerlo trasformare in ciò che lui stesso nega di essere: una specie di eroe seppure malandato e mutilato grottesco e antitragico – l'uomo che ha "glissato sul mondo" dall'"occasione sprecata" che però può prendere forma facendosi imprigionare in un romanzo.

L'occasione forse l'ultima chance deriva a Paul proprio dal "folle volo" dell'incidente fin dal balenare di quella sconosciuta idea di frivolezza sui suoi occhi bellezza platonica o amore stridente che sia capace di trasformare il sentirsi "sfibrato" nel corpo e nello spirito nella percezione di essere "grumo di troppo solida carne". Ma lui pare non volersi concedere a Elizabeth né scrittrice né compagna. Sempre che ci riesca vuole continuare a sognare ed essere libero. Infatti in un tentativo estremo d'amore – quello stesso atto che la scrittura affiancandosi alla vita vorrebbe compiere – Mrs. Costello propone a Paul di trascorrere con lei gli ultimi giorni della loro vita.

Questo romanzo in modo particolare esprime la massima forza solo se letto in lingua originale per la scelta particolarmente espressiva e simbolica delle parole ma la traduzione si sforza di riproporre con la massima cura tutte quelle allusioni e possibilità linguistiche del testo. Certo l'inglese della croata Marijana emigrata in Australia viene necessariamente un po' banalizzato in italiano (ridotto al solito idioma degli stranieri pur essendo difficile ipotizzare delle valide alternative) ma superate le prime perplessità tutto sommato non stona con la personalità della donna. Per il resto la versione italiana vanta dell'esperienza di Maria Baiocchi già traduttrice di Aspettando i barbari Vita e tempo di Michael K Il maestro di Pietroburgo Elizabeth Costello e ben attenta a riprodurre tutta l'ironia e la ponderata incisività di Coetzee.

Chiara Lombardi

Recensioni dei clienti

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    Iginio Petrussa

    01/04/2007 09.55.51

    Una totale delusione. Il magnifico realismo di tanti libri di Coetzee (Vergogna, Infanzia) qui è assente, o meglio è ben rappresentato nella parte iniziale (l'incidente, il rapporto con le infermiere) ma risulta poi contraddetto dal personaggio assurdo, fasullo, della scrittrice Costello. Un libro futile, che si legge con fastidio, sempre in attesa (delusa) di una svolta, di una spiegazione. Coetzee è grande altrove.

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    bmx

    21/03/2007 13.39.12

    Primo libro che leggo di questo autore molto rinomato, dall'inizio l'ho trovato un po lento, fiacco ma subito dopo i primi capitoli si affronta direttamente un tema molto attuale quello dell'assistenzialismo e dei rapporti tra badanti e pazienti, interessante e ben scritto.

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    Andrea

    26/09/2006 10.47.51

    Adelaide. L’anziano Paul Rayment viene investito in Magill Road da un tale di nome Wayne Blight.. Si salva, ma gli viene amputata la gamba destra. Paul rifiuta ogni sostegno psicologico, rifiuta persino la protesi… lui è sempre lo stesso… solo il suo corpo è cambiato… vecchio… brutto… storpio, ma sempre lo stesso. Meglio la morte che l’accettazione: per questo ha una scatola di somnex sul ripiano del gabinetto. “Una gamba perduta: che sarà mai perdere una gamba in una prospettiva più ampia? In una prospettiva più ampia perdere una gamba significa solo fare le prove prima di perdere tutto”: la perdita della gamba alla fine non è la causa del suo non riuscire a vivere… è solo un’altra tappa, un altro stadio dell’invecchiamento. Paul è "intrappolato dentro il se stesso di prima, solo più grigio e più cupo". Poi l’incontro con una infermiera croata: Marijana, donna pragmatica, forte. Paul si innamora di lei: principalmente per il suo polpaccio ben tornito, la sua vitalità, la sua floridezza… la giovinezza… ciò che ha perduto e che rivive in lei come appiglio… paracadute. Paul vuole sentirsi importante per tutta la sua famiglia: la piccola Ljuba, Drago “giovane e bello e di gentile aspetto”, Blanka con l’orecchino al naso, e anche per Miroslav, il marito. Ma, alla vista di Marijana, il sesso è il suo primo pensiero, il sesso e anche una frase ascoltata, bambino, alle lezioni di catechismo: “non ci saranno più uomini e donne ma… Ma che cosa – che cosa saremo quando saremo al di là dell’uomo e della donna? Impossibile concepirlo per la mente mortale. Uno dei tanti misteri”… Ed ecco il nodo del libro: la dicotomia, l’ossimoro fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. In particolare una lucida e sconsolata riflessione sulla sessualità e la bellezza… sul desiderio e l’amore: “Eros. Perché la vista del bello risveglia l’eros? E perché lo spettacolo del brutto soffoca il desiderio?

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    Daniela

    30/06/2006 15.19.47

    Coetzee è un grande. Nonostante abbia vinto il Nobel per la letteratura e questo automaticamente lo collochi fra gli autori di élite, quelli che fa fine dire di aver letto anche se non è vero, è uno che ti fa riflettere, che ti cambia dentro. Slow man è un libro aspro, forse perché è molto vero, senza spazi per l'ironia e nemmeno per l'umorismo che a volte attenua la descrizione delle difficoltà della vita. Lo consiglio a chi ama pensare.

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