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Il soccombente - Thomas Bernhard - copertina

Il soccombente

Thomas Bernhard

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Traduttore: Renata Colorni
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 ottobre 1999
Pagine: 186 p.
  • EAN: 9788845914935
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Il soccombente

Thomas Bernhard

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A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell'invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del "non riuscire a essere".
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    Rossa

    25/09/2019 13:08:41

    Il narratore del romanzo, che non rivela mai la propria identità, narra del "soccombente", di Wertheimer, colui che è stato annientato da Glenn Gould. Il soccombente, la prima volta che ha sentito Glenn suonare, è stato svuotato della sua persona, completamente rapito dalla consapevolezza di non poterlo mai eguagliare, nè tanto meno superare. Il soccombente si è lasciato ossessionare dal genio, ha cercato di imitarlo fino alla fine. Il racconto è un vero e proprio flusso di coscienza del narratore, che si reca al funerale dell'amico Wertheimer e racconta della sua vita. Il ritmo della narrazione è funzionale a descrivere lo stato mentale del soccombente, la sua frustrazione, la sua incapacità di reagire al confronto, che si rivela per lui totalmente deleteria. Purtroppo non ho apprezzato tale ritmo, l'ho trovato frustrante ed esasperante, soprattutto nelle ripetizioni, (ma penso che l'obiettivo dell'autore fosse proprio questo). Anche l'argomento trattato, benchè affascianante, non è dei più semplici.

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    Mimmo

    21/09/2019 14:34:41

    Un pianoforte, tre personaggi con, sullo sfondo, una locanda. Ecco ciò che caratterizza questo libro con una prosa perfetta, scorrevole e veloce. In una parola gli elementi base di Thomas Bernhard. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata il fatto che Glenn Gloud appare sempre inarrivabile. Ho riflettuto anche sul senso degli eventi e sul perché il protagonista si pone determinati interrogativi.

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    G.Rapis

    01/04/2019 18:34:25

    È la prima opera dell'autore che leggo. Che dire? Un gioiellino raro. Bisogna abituarsi allo stile ma ci si fa presto il callo e diventa atrocemente coinvolgente. Potrebbe essere un farmaco 'di carta', per certi versi. Consigliato.

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    Fabri

    10/03/2019 17:20:50

    Lo stile di Bernhard è eccezionale, era il mio primo approccio con questo autore e sicuramente non sarà l’ultimo. La storia, seppur ripetitiva in alcuni punti, è bella e avvincente, i personaggi sono molto ben definiti e solo alla fine si arriva a comprenderli al meglio. Una bomba!

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    Emanuela

    09/03/2019 11:44:07

    Edito dalla casa editrice Adelphi e scritto da Thomas Bernhard, uno dei più noti scrittori austriaci del ‘900, Il soccombente è un monologo di 186 pagine nel quale un cinquantenne, di cui non è mai fatto il nome, seduto in una locanda, narra la sua storia e quella dei suoi due amici conosciuti durante un corso del musicista Horowitz. Quel corso che si rivelerà fatale per uno dei tre: Wertheimer. Nient’altro che il soccombente, egli non riuscirà più a dedicarsi al pianoforte una volta compreso che non avrebbe mai potuto eguagliare l’amico Glenn Gloud, e così fu anche per lo stesso protagonista. Quest’ultimo, seduto in un quella bettola, cerca di spiegarci il perché di tutti quegli eventi e soprattutto cerca di comprendere le azioni dei suoi amici e se la vera ragione del suicidio di Wertheimer sia stato proprio l’ascolto delle Variazioni di Goldberg interpretate da Glenn. Libro molto interessante, soprattutto per certi concetti ma, purtroppo, sono tutti deprimenti. Infatti, tutta la storia assume un carattere triste e di sconfitta.

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    Arte e successo

    08/03/2019 19:18:50

    Bernhard ha una scrittura esattamente germanica, fredda e algida, un piano sequenza che appare un virtuosismo proprio in un libro in cui il virtuosismo è al centro di una riflessione sull'arte

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    Cristiana Orlando

    22/09/2018 21:10:21

    Il libro in questione può essere distinto e quindi interpretato seguendo tre differenti punti di vista: quello del genio, Glenn Gould, che è presentato attraverso il suo maestoso talento, colui che giudica con fredda schiettezza senza timore o minimo interesse nell'evenienza di poter essere giudicato, essendo egli potenza inarrivabile; quello dell'ignoto, il narratore, che non solo non rivela mai la sua identità nel corso della storia, ma non parla neppure del suo rapporto col resto dei personaggi, se non qualche sporadico intervento, e limitandosi a descrivere tutto d'un fiato il succo della storia, quella che vede protagonista la vicenda del terzo e ultimo tipo di personaggio: il soccombente, Wertheimer, la vittima, la negatività, la rassegnazione e l'abbandono. Esso oltre a cadere vittima della forza del genio Gould, sceglie di essere la stessa vittima, di riconoscere la natura come sua nemica, anzichè sforzarsi di trovare un legame vitale con essa. La debolezza di Wertheimer porta il lettore a provare pena per lui, e una sorta di odio nei confronti degli altri due personaggi, che non hanno saputo far altro che abbandonarlo alla sua disperazione, nonostante la loro già riuscita nella vita. Il libro è una piccola perla riguardante tre caratteri della stessa vicenda e circostanza, tre risposte alle eventualità della vita, ed è questo il dubbio che Bernhard propone al lettore, lo porta a chiedersi "Chi vuoi essere nella tua esistenza? Il genio, l'ignoto o il soccombente?".

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    Rossella

    19/09/2018 13:10:43

    Il narratore del romanzo, che non rivela mai la propria identità, narra del "soccombente", di Wertheimer, colui che è stato annientato da Glenn Gould. Il soccombente, la prima volta che ha sentito Glenn suonare, è stato svuotato della sua persona, completamente rapito dalla consapevolezza di non poterlo mai eguagliare, nè tanto meno superare. Il soccombente si è lasciato ossessionare dal genio, ha cercato di imitarlo fino alla fine. Il racconto è un vero e proprio flusso di coscienza del narratore, che si reca al funerale dell'amico Wertheimer e racconta della sua vita. Il ritmo della narrazione è funzionale a descrivere lo stato mentale del soccombente, la sua frustrazione, la sua incapacità di reagire al confronto, che si rivela per lui totalmente deleteria. Purtroppo non ho apprezzato tale ritmo, l'ho trovato frustrante ed esasperante, soprattutto nelle ripetizioni, (ma penso che l'obiettivo dell'autore fosse proprio questo). Anche l'argomento trattato, benchè affascianante, non è dei più semplici.

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    Antonio

    17/09/2018 20:45:46

    Salisburgo. Città per eccellenza della musica. Due giovani pianisti, promesse del concertismo mondiale, e un terzo: Glenn Gould. I due stringeranno un'amicizia con quest'ultimo, ma che li porrà dinanzi ad una rivelazione: Glenn non è un pianista, è il pianista. Davanti al talento di Gould e alla sua esecuzione delle Variazioni Goldberg di Bach, i due si sentono annientati, presi da una rivelazione improvvisa: l'incapacità di raggiungere quel livello di perfezione. Se per l'io narrante è una sconfitta non del tutto radicale, non essendosi mai aggrappato al suo talento per essere un virtuoso, per l'altro, Wertheimer, è un totale annientamento. Perché è lui, il soccombente. Il romanzo è costruito come un unico flusso di coscienza impossibile da interrompere, quasi rendendo l'esperienza di lettura soffocante, costruito magistralmente con "l'arte della ripetizione", in cui vi si intersecano molteplici temi (il successo, il fallimento, la fama). Ma uno su tutti: la maledizione del non-essere. Ciò che emerge dal romanzo è un grande interrogativo: se si è capaci di perseverare nella propria attività, pur avendo consapevolezza che non si riuscirà mai ad eguagliare un talento puro, un genio come Gould, consci di essere nel migliore dei casi degli eterni secondi. Proseguire nel proprio cammino, accettando con filosofia se stessi, o (non) essere come Wertheimer e soccombere.

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    Emanuela

    17/09/2018 20:36:44

    Monologo di 186 pagine nel quale un cinquantenne, di cui non è mai fatto nome, seduto in una locanda, narra la sua storia e quella di due amici - Wertheimer e Glenn Gould - conosciuti durante un corso del musicista Horowitz, un corso che si rivelerà fatale per l'io narrante e Wertheimer, costretti ad accettare la propria sconfitta di fronte alla perfezione di Glenn Gould. L'autore si sofferma su alcuni dilemmi umani come il successo e il fallimento, ma soprattutto la possibilità di essere, in quanto tali, a patto di non essere i migliori; e lo fa esplorando una passione distruttiva, elevata al parossismo. Lo stile di Bernhard rispecchia l'ossessione della voce narrante, che si lascia andare ad un lungo flusso di coscienza senza apparente filo logico, fino a soccombere, consapevole della propria mediocrità. Bernhard è una voce portante della narrativa tedesca moderna e anche un ottimo inizio per chi vuole approcciarsi ad essa.

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    Gaia

    24/08/2018 16:45:31

    L'innegabile valore letterario di un'opera non sempre coincide con il suo fine educativo o didattico, non sempre una grande opera letteraria intende aprire gli occhi sui pericoli della perversione e l'immoralità o illustrare un percorso in cui si delinea un'evoluzione; ci sono anche quelle grandi opere, come questa, che si autocompiacciono dell'egoismo, dell'nvidia, della perversione e della morbosità dei protagonisti, in cui, spesso, è facile riconoscere la personalità dell'autore che istintivamente suscita antipatia. Penso che Bernhard abbia donato alla voce narrante e al personaggio di Wertheimer molti dei suoi tratti di personalità e molte delle suoi propri convincimenti. Il soccombente è un dipinto a tinte fosche della condizione umana, che trasuda angoscia e non lascia speranza alcuna nella possibilità di trarre conforto dalla vicinanza di altri esseri umani. Solo il più talentuoso di tutti, solo il più perfetto ha valore e solo la sua vita è degna di essere vissuta, la vita in quanto tale non ha alcun valore se la si isola da questa variabile, pressapoco è questo il messagio di fondo. Nonostante questo messaggio così orrendo il mio giudizio sull'opera letteraria è positivo perchè indipendente dall'aspetto morale e ancorato all'unico parametro della qualità artistica. La mia ignoranza musicale è totale, non conoscevo nemmeno Glenn Gould, mai sentito nominare, pertanto non posso pronunciarmi sull'opinione di chi, in altre recensioni, ha individuato un difetto nella cultura musicale di Bernhard.

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    AdrianaT.

    19/06/2018 07:29:03

    Lui è lapidario, senza sconti per nessuno nei suoi giudizi, nichilista; ma sa di vero, di sincero. È impossibile non capire Bernhard. I suoi concetti sono talmente stra-sviscerati, che anche quando magari ti sei distratto un attimo ad ascoltare, ispirato dal libro, un pezzo de 'Le variazioni Goldberg' eseguite da Gould, o solo una mosca che svolazza o un WhatsApp che ti arriva, non un'idea, una critica, una polemica, un inno può sfuggire dal suo scrivere denso, compulsivo e personalissimo; una narrazione a giri concentrici in cui ad ogni passaggio si amalgama il precedente, aggiungendo e tritando via via luoghi, fatti, personaggi e pezzi di significato. Non mi ricordo nemmeno perché avevo abbandonato Perturbamento; probabilmente leggevo ancora soprattutto gialli (con tutto il rispetto), e non gradivo questo genere di flussi tutti intorcinati attorno a degli esseri che sembrano i più infelici della terra perché totalmente privi, a suo dire, del talento fondamentale: quello esistenziale. Geniali ma sprofondati, stritolati e annientati dal loro stesso genio.

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    Cristiano Cant

    17/05/2018 04:26:43

    Una sonata, un giro di note possono salvare e rendere persino benigne le mura di quest'istituto di pena dove abitiamo e ci aggiriamo. Come uno stare a mollo nel proprio elemento, in un fuori assoluto che dimentica tutto e prende a calci ogni rispetto manierato, ogni inutile contegno, ogni cosa. Certo alcuni meritano una cella singola in questa struttura, "Kant, e così Nietzsche, Schopenauer, Pascal, Voltaire, Montaigne. Gli altri nei cameroni, ma tutti per sempre, e in eterno". Scritta come sui soli tasti neri di un pianoforte, questa partitura di sprezzi, di invidie, di genio e di follia abbacina col suo stritolante linguaggio, entra nelle anse di un carattere prodigioso, inafferrabile, sposandolo con cadenze ossessive e accenti di accusa non comuni: "Ciò che ha ucciso Glenn è l'assenza di vie d'uscita in cui lui stesso si è cacciato suonando per quasi quarant'anni". Un universo a sè attorno a uno strumento, e due altre vite attorno a questa già segnate dalla lebbra d'esserle capitate accanto. Un artista caduto su questa terra dalla più scelta ovatta dei conservatori celesti, uno che di Mozart, morto a trentasei anni disse: "E' morto troppo vecchio"; una disperazione intonata come pochissime altre lì su quella tastiera, seduto su una seggiolina sgangherata uguale al più comodo dei troni. Una storia di morte, di dolore, di inutile salvezza sia per chi vince sia per chi perde. Il primo soffocato dal suo demone, gli altri dal non averlo. Del resto "come potrebbero le persone semplici salvare un individuo stravagante dalla sua stravaganza?". Sarà amicizia fra questi spiriti, o rancore, o ammirazione? Uno soltanto spicca come sommo virtuoso senza pari in una fatica quasi senza stanchezza che lo legava al piano come una sorte annunciata, dunque solo lui può stritolare ogni slancio di altri e renderli consapevoli della loro "normalità". Libro terribile, anche triste, un fermento di rabbia e infelicità simile a una colata di lava che spegne ogni respiro.

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    Vanessa

    08/12/2017 17:12:36

    Io nella mia vita ho letto moltissimi libri. Forse ne ho letti troppi. Devo a Dostoevskij e a Thomas Bernhard il mio non leggere più perché a mio avviso non si può leggere più null'altro, una volta letti loro. Spesso, quando mi capita di parlare di loro li paragono e raffronto dicendo: se Dostoevskij ci ha illustrato l'animo umano da clinico, Thomas Bernhard ce lo ha illustrato da paziente. Dostoevskij lo rileggo ancora, Bernhard no perché essendo pazzo mi fa impazzire, mi fa stare male. Di Bernhard io ho letto Soccombente, Perturbamento, Amras, Il nipote di Wittengenstein, Gelo, Antichi Maestri, A colpi d'ascia che insieme al Soccombente fanno parte della trilogia delle arti, Goethe muore. Non è un autore per tutto e meno male. In Bernhard ho sempre ammirato sconfinatamente la capacità di fotografare la realtà per quello che è, senza filtri o sovrastrutture. Nel suo genere è unico. Pessimista, disincantato, fin da piccolo per forze di cose, ha dovuto stringere un sodalizio con la morte che lo perseguitato fino all'ultimo. Scrittura personalissima, originalissima che ti stringe lo stomaco. La cura meticolosa del discorso. Goethe nelle Affinità elettive ci dice che a volte è meglio non scrivere niente che non scrivere affatto. Bernhard a mio avviso ha fatto del vuoto di senso in scrittura ampio significato. Ne sconsiglio la lettura a disagiati mentali.

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    giuliabocchio

    16/12/2015 22:43:19

    Un libro magistrale. La maledizione dell'arte quando si mischia irrimediabilmente al tuo sangue. Certo, Glenn è il genio. Ma il soccombente è l'artista. Un lungo monologo sul talento e di come esso sia una condanna.

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    Enzo

    12/06/2015 12:36:55

    Scritto nel 1985, il Soccombente potrebbe appartenere, previa contestualizzazione, al confine tra il IXX e il XX secolo, nel cuore della rivoluzione letteraria, per come rimesta nella turpitudine umana (invidia inettitudine autodistruzione) per inscenare in una fiacca e smorta variazione il dramma del fallimento artistico. Pretesto per sperimentare, abbastanza in ritardo coi tempi, con uno stile che tenti di fondersi alla musica attingendone ritmo e cadenze; operazione possibile soltanto utilizzando i leitmotiv, come insegnato tempo addietro da Tolstoj e soprattutto da Mann. Ma mentre quest'ultimo con i Buddenbrook compone con squisito talento musicale una melodia elegante e sublime nel proprio equilibrio, Bernhard suona all'orecchio come il pianista da quattro soldi che strimpella un pianoforte scordato nel seminterrato di una squallida bettola. Anzi, ad usare un paragone più attuale, questo romanzo è un interminabile brano di musica techno il cui loop ossessionante strazia i timpani e prosciuga pazienza. "Pensai", "così lui", "dissi-e", "Variazioni Goldberg", "Glenn Gould, Horowitz e Werheimer" si ripetono senza soluzione di continuità, anche nello stesso periodo, in una prosa anodina la cui morbosità potrebbe essere inflitta come tortura. Non crediate che sia diverso per i contenuti: si parla del distruttivo senso di inferiorità di Werheimer con annesse fisime e idiosincrasie, del conseguente suicidio, e del genio di Glenn. E basta. Pleonasmo all'ennesima potenza. Scritto svogliatamente e senza una scintilla di ispirazione. Soprattutto per l'anacronismo concettuale questo lavoro di bassa lega non meriterebbe nemmeno di essere ricordato, figuriamoci esaltato a capolavoro come in molti si ingannano.

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    alida airaghi

    16/01/2015 14:32:01

    Il "radicalismo pianistico" di Glenn Gould, il suo invasamento per l'arte, l'assoluta certezza della propria genialità, il suo disprezzo per il pubblico e per ogni forma di mediocrità, animano le pagine livide, sofferte e claustrofobiche di questo romanzo di Thomas Bernard, in cui il narratore senza nome racconta della tormentata amicizia e rivalità tra il pianista canadese e i suoi due compagni di studio austriaci: chi scrive in prima persona e Wertheimer. I tre ventenni si conoscono a Salisburgo, frequentando insieme le lezioni di Horowitz, e da subito l' amicizia si trasforma in una sfida tragica tra l'altezza inarrivabile del genio e il semplice virtuosismo. In particolare Wertheimer, crudelmente ma acutamente definito da Gould "il soccombente", vive la sua evidente inferiorità artistica come una condanna, che lo porta ad assumere comportamenti sia di puro sadismo nei confronti di chi lo circonda, sia di estremo masochismo, fino all'inevitabile decisione di suicidarsi. Tre infelicità a confronto, nella magistrale scrittura di Bernhard, che arriva a parodiare stilisticamente le involuzioni del pensiero malato, concitato e ossessivo del narratore, con le frequenti ripetizioni di concetti ed estemporanee, ingiustificate divagazioni descrittive: ma soprattutto affidandosi a formule ribadite ansiosamente, quasi come in un' allucinatoria eco interiore: "così diceva", "pensai", "così lui", "così Franz". I due giovani pianisti rivali vengono distrutti dalla maestria di Glenn Gould, abbandonano la musica, cadono nella disperazione più nera: "Non c'è niente di più tremendo che vedere un essere umano il quale è talmente grandioso che la sua grandiosità ci annienta...". Rifiutando sé stessi, il mondo che li circonda e la volgarità di un'Austria che detestano, rinunciano alla consolazione di una vita normale: "non vogliamo essere uomini ma pianoforte...sfuggiamo all'uomo che è in noi per diventare pianoforte in tutto e per tutto, ma in questo siamo destinati a fallire..."

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    maurizio

    24/06/2011 16:47:29

    è un'opera stupefacente. dopo averlo letto per la prima volta non ho potuto fare a meno di tenerlo sul comodino e ogni tanto riaprirlo a caso e leggerne qualche pagina. veramente ipnotico. a volte "come" si scrive è più importante di quello che si scrive. E in più, pur trattando una vicenda drammatica, ho trovato alcuni passaggi veramente di umorismo nero di grande qualità. senza trucchi da bestseller, una storia che avvince senza quasi avere una trama.

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    moreno

    16/06/2011 12:08:51

    molto diverso dai soliti libri. Un libro che pare pesante ma alla fine scorre ed è piacevole. Anzi alla fine ho trovato bello il modo di scrivere tutto di getto, di dire le cose più di una volta.. un libro che fa poi pensare molto su se stessi.

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    Alessio

    21/05/2010 11:14:19

    Penso che dire di un libro,come di un brano musicale o di un quadro,"e' brutto" "e' bello" sia molto elementare.L'arte rispecchia il proprio io interiore..io nel soccombente ho trovato anche parti di me stesso, ma allo stesso tempo ho trovato difficolta' nel leggerlo.

Vedi tutte le 29 recensioni cliente

(recensione pubblicata per l'edizione del 1985)
recensione di Reininger, A., L'Indice 1986, n. 4

Thomas Bernhard non si smentisce: padrone assoluto dei suoi mezzi espressivi, egli garantisce sempre un elevato livello letterario. E tuttavia corre da un po' di tempo il rischio di diventare epigono di se stesso.
" Il soccombente" arricchisce il repertorio dei suoi personaggi votati a un inarrestabile processo di autodistruzione di una variante originale, grazie soprattutto a un elemento "documentario" appartenente alla recente storia musicale. Oltre a discorso funebre per un artista fallito, questo romanzo assurge anche a monumento celebrativo di un musicista incomparabile come Glenn Gould.
L'incontro con lui durante un corso di Horowitz a Salisburgo nel lontano 1953, sarà infatti per il giovane pianista Wertheimer un "colpo mortale", come dice il narratore, pianista anche lui e anello di congiunzione di questa costellazione fatale. Wertheimer, dopo aver sentito suonare da Gould le "Variazioni Goldberg" di Bach sentirà per sempre l'incubo di questo modello. Dopo una lotta estenuante nel tentativo di eguagliarlo egli abbandona la carriera di pianista consumando il resto della sua vita in studi filosofici infruttuosi e nell'esercizio di un tirannico dominio sulla sorella. Quando ella riuscirà a sottrarglisi attraverso il matrimonio Wertheimer perderà definitivamente il suo equilibrio interiore. Non meno fulminato di Wertheimer dall'esperienza musicale fatta con Glenn Gould, è l'io narrante. Ma egli si sottrae al ruolo del più debole, destinato alla sconfitta. Il suo processo di ricostruzione della lenta autodistruzione dell'amico non è tuttavia condotto con la forza chiarificatrice dell'analisi psicologica. Quei pochi elementi ai quali egli riconduce la sua tragedia interiore entrano a far parte di un sapiente ed ossessivo gioco di variazione e ripetizione che attira il lettore in un vortice di cupa necessità.
Del resto tutti i tre personaggi del romanzo hanno accettato la scommessa romantica sull'arte: la sua esigenza di assolutezza si rivela distruttiva per tutti i tre. Glenn Gould appare vittima di un bisogno di perfezione quasi disumana mentre sia Wertheimer che il narratore appaiono transfughi decaduti di una borghesia che porta in se stessa i germi della sua disgregazione.
  • Thomas Bernhard Cover

    Thomas Bernhard (1931-1989) è figlio di una ragazza-madre che aveva lasciato l'Austria per sottrarsi allo scandalo. Ancora neonato, viene affidato ai nonni con i quali vive, prima a Vienna, poi a Seekirchen e a Salisburgo, gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza. Frequenta il liceo classico, che non conclude. A diciotto anni viene ricoverato in sanatorio, dove comincia a scrivere. Pubblica racconti su quotidiani e riviste e, nel 1963, il suo primo romanzo, Gelo, che vince il prestigioso premio Brema. I suoi attacchi alle istituzioni statali e a importanti personaggi politici suscitano e continueranno a suscitare scandalo. A partire dagli anni Settanta si dedica intensamente al teatro scrivendo numerosi testi che il regista Claus Peymann mette in scena quasi sempre con l'attore Bernhard... Approfondisci
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