La società aperta e i suoi nemici. Vol. 1: Platone totalitario. - Karl R. Popper - copertina
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La società aperta e i suoi nemici. Vol. 1: Platone totalitario.
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2004
1 settembre 2004
480 p.
9788883585562

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Tullio Pascoli
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Una delle più importanti opere del nostro tempo; colonna portante del liberalismo che mette in scacco l'ambigua dottrina egualitaria. Anche Popper aveva militato nel marxismo, abiurando, come François Furet (IL PASSATO DI UN'ILLUSIONE). Popper ha contribuito al crollo del dogma totalitario fondato su preconcetti e falsità. Spiega come la conoscenza è infinita, la ricerca non ha fine: impariamo in continuo, modifichiamo le nostre interpretazioni in funzione del presente con le nuove esperienze e le conclusioni non sono mai definitive; così non si può predire ed è inutile pianificare l'avvenire. Scatena un diretto attacco agli aspiranti profeti: Platone, Hegel e Marx le cui idee sostenevano la grottesca pretesa di controllare l'azione umana e creare la società giusta e perfetta. Ma è lecita la pretesa di creare fraternità con l'oppressione delle legittime aspirazioni degli individui? Come giustificare un male immediato certo per un ipotetico bene incerto? Per loro bisognava credere per vedere; Popper insegna a vedere per credere; loro erano disposti a sacrificare il presente, a favore di un immaginario avvenire. Però era implicita l'imposizione di misure drastiche, limiti alle libertà riducendo gli individui a comparse. Perfino Camus si era ribellato: la rivoluzione è un male e scrive L'UOMO IN RIVOLTA pagando il prezzo con la perdita dei compagni. Popper si associava ai paladini della libertà Ludwig von Mises e F.A. von Hayek; insieme contribuiscono ad ammainare l'insanguinata bandiera del totalitarismo ed ora sventolano le bandiere della speranza, del progresso spontaneo e della libertà. In Italia, poco inclinata alle letture, le loro geniali opere sono ignorate, condannate all'ostracismo dagli intellettuali, ai quali Raymond Aron ha dedicato il saggio L'OPPIO DEGLI INTELLETTUALI. LA SOCIETA' APERTA ED I SUOI NEMICI dovrebbe essere presente in tutte le biblioteche che difendono diritti umani, democrazia e libero pensiero.

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Recensioni: 2/5

Pubblicato nel 1945, già tre anni dopo Gilbert Ryle, recensendolo nella rivista "Mind" di cui era direttore (volume 40, pp. 167-172), rincarò la dose definendo Platone "Giuda di Socrate" (Plato "was Socrates' Judas"). Beh, considerare Socrate la figura messianica della democrazia è quantomeno fuoriluogo, eccessivo e addirittura insensato. Socrate decise di morire per le leggi della città ateniese "a prescindere", vale a dire senza porsi dubbi sulla validità di tali leggi, alle quali fornì obbedienza cieca o peggio ancora ottusa. Quando Popper scrive e afferma che la democrazia non è il Bene, bensì "solo" il minore dei mali, in realtà con ciò spalanca le porte alla ricerca di qualcosa di migliore sia della democrazia stessa sia di "kallipolis", l'oligarchia platonica dei saggi/sapienti/filosofi, la dittatura illuminata. Il distinguo fra quel ch'è legale e quel ch'è giusto, così straordinariamente espresso a riguardo della teonomia nell'"Eutifrone" (10a), invece nelle cose umane troppo umane non è tenuto in alcuna considerazione, al che il fideismo fondamentalista de "La Repubblica" e delle "Leggi" è identico e speculare a quanto rinvenibile nel "Critone". Qualcuno ha suggerito che invece Socrate, consapevole dell'iniquità della propria condanna a morte, abbia voluto controbattere sì le leggi, ma con l'arma unica del (famigerato) dialogo. Incomprensibile un simile appiattimento rispetto ai fasti logici ed etici dell'"Eutifrone", altrettanto incomprensibile Popper che, nel 1945, ragiona come fosse del tutto ignaro di gente quale Gandhi o Russell, esponenti storicamente esemplari del tipo d'opposizione lecita e legittima all'interno della democrazia. La si chiami obiezione di coscienza, resistenza passiva, "satyagraha", Popper, Ryle e compagnia poco bella si sono mostrati troppo presi dalle loro crociate manichee per un pensiero e un'azione oltre gli steccati dicotomici.

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denkR
Recensioni: 4/5

Un libro bellissimo, bellissima l'edizione che vale ogni euro del costo. In un periodo in cui la filosofia cercava con impeto giustizialista i "responsabili" ideologici dei totalitarsmi, si è arrivati ad accusare di nequizia ideologica anche la mamma di Gesù. Qui si entra a gamba tesa nientemeno che sul Sommo, ma basta conoscere bene Platone e leggere questo libro per rendersi conto che le argomentazioni di Popper sono sovrainterpretazioni infondate e il pensiero del Maestro Accademico è forzato fuori dai suoi cardini (come fa Heidegger con Nietzsche, Strauss con Spinoza, Derrida con Rosseau, ecc.). Il testo, scritto benissimo, è da leggere per capire come Platone NON sia totalitario e per comprendere come assumere una posizione critica nei confronti del pensiero di uno dei più grandi del secolo scorso.

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Karl R. Popper

1902, Vienna

Karl Popper è stato un filosofo politico, difensore della democrazia, dell'ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo, e un epistemologo austriaco naturalizzato britannico. Nato a Vienna nel 1902 da una famiglia della media borghesia di origini ebraiche, Popper studia presso l'Università di Vienna. Nella prima gioventù rimane attratto dal marxismo e diventa membro del partito socialdemocratico d'Austria, per poi abbandonare la corrente deluso dalle restrizioni filosofiche imposte dal materialismo storico di Marx. Nel 1928 consegue il dottorato in filosofia e insegna nelle scuole secondarie. In seguito all'avvento del nazismo decide di emigrare in Nuova Zelanda per via delle sue origini ebraiche dove insegna filosofia presso l'Università...

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