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La solitudine dell'assassino

Andrea Molesini

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2016
Pagine: 366 p., Rilegato
  • EAN: 9788817087667
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    Dereg21

    06/07/2017 10.37.56

    Mi aspettavo di più quando ho comprato il libro, autore italiano, racconto un po diverso dal solito.... ma sono rimasto deluso. Si fa fatica a finirlo, la storia in se potrebbe essere intrigante, ma non c'è spessore. I personaggi nonostante l'impegno e i loro accaduti non riescono a coinvolgerti non hanno colore, profondità; ci sono scrittori che su due personaggi che passeggiano in un viale ti riempiono mezzo romanzo e ti tengono attaccati alle pagine mentre il romanzo di Molesini sembra quasi la cronaca raccontata da un giornalista, con qualche frase ad effetto, qualche aforisma forse usati un po troppo spesso per arricchire. E poi la frase " Ero un uomo libero e la libertà mi ha devastato", ma cosa vuol dire, di quale libertà parla, non bastano queste frasi ad effetto buttate lì così per fare un bel racconto. La mia è un opinione personale di lettore, ma non mi ha lasciato nulla, non vedevo l'ora di finirlo.

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    Renzo Montagnoli

    05/02/2017 14.02.05

    La solitudine dell’assassino, ultimo lavoro di Andrea Molesini, narra dell’incontro fra il traduttore e scrittore Luca Rainer e l’ergastolano Carlo Malaguti, incontro voluto dall’editore affinché il suo autore scriva una biografia di quest’uomo, ormai vecchio, che dopo aver trascorso dietro le sbarre venti anni della sua vita viene messo in libertà per buona condotta. Non è però che la notizia della liberazione rallegri in modo particolare il carcerato che, anzi, sembra piombare, nonostante le apparenze, in un grave disagio, come se la colpa dell’omicidio che a suo tempo ha commesso non fosse stata totalmente espiata. C’è qualche cosa che avvolge come una cappa Malaguti, un segreto che si porta dentro e su cui Rainer, sempre più incuriosito, vorrebbe far luce. Non aggiungo altro perché la trama ha la giusta tensione di un giallo e un giallo in effetti è, anche se è un pretesto per mettere a confronto due anime: quella complessa di un Malaguti che ha maturato, nel lungo soggiorno in galera, una filosofia di vita per nulla disprezzabile e quella di Rainer che, nonostante non sia proprio un giovanotto, rivela una certa immaturità. I dialoghi fra i due protagonisti hanno il pregio di non essere banali, ma sono fatti da piccole perle rappresentate da osservazioni filosofiche. Il comune denominatore delle opere di Molesini è il dramma della guerra, alternando la prima alla seconda, entrambe quelle mondiali (ed è di quest’ultima l’origine della vicenda di La solitudine dell’assassino); la scrittura, fresca e semplice, propria di Non tutti i bastardi sono di Vienna, si è fatta via via più complessa e non sempre è riuscita; la struttura è sovente esile, ma non per questo fragile e infine la capacità di descrivere situazioni, paesaggi e protagonisti permane di buon livello, anche se ogni tanto ritraggo l’impressione che qualche cosa gli sia rimasto nella penna, che ci sia un che di incompiuto al di là delle apparenze.

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    Alberto

    29/01/2017 07.36.20

    Bisogna avere perseveranza e superare l'inizio, vale la pena continuare e finire la lettura di un romanzo non semplice, per la scrittura e le idee che l'autore esprime attraverso i personaggi. Il mistero attorno all'atteggiamento autolesionistico di Carlo al processo si dipana man mano che ci si avvicina al termine. Tutto ha un senso e una logica spiegazione. E' un romanzo non solo di amore/tradimento/rimorso ma anche di atmosfere climatiche. Non c'è capitolo ove non ci siano pioggia, vento, sole, neve, nuvole che corrono nel cielo a coprire o scoprire, con ombre improvvise, il tutto si riflette sui personaggi che, anche quelli di contorno (la Renna, Gesù), sono ben delineati. Consigliato.

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    AdrianaT.

    10/12/2016 09.06.30

    Molesini ha una bella testa, e una bella barba. Quando gli ho 'rimproverato' il titolo furbetto che ammicca ai giallisti, ha nicchiato. È consapevole che con i titoli sa fare di meglio, ma anche il business vuole la sua parte. Però lo sfondo giallastro nulla toglie alla profondità delle riflessioni intellettuali ed esistenziali e la sua penna, sobria ed elegante, sa gestire impeccabilmente tanto i personaggi principali quanto quelli marginali. Diceva Maugham: 'Niente è più morto di un amore bruciato fino in fondo'; per contro, niente è più vivo e dolorosamente perdurante di un amore mai bruciato; macabra metafora che, chi ha letto il libro, saprà senz'altro cogliere.

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    Stutiz

    26/10/2016 14.24.40

    Purtroppo devo dire che in questo libro Molesini mi ha deluso, dopo 80 pagine volevo abbandonare la lettura tanto era noioso, poi è diventato più intrigante. Ma non mi ha convinto per niente.

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    Claudio

    25/10/2016 15.58.56

    Carlo Malaguti esce dal carcere nei primi anni 10 dopo ventun'anni. E'un omicida. Ha ucciso una donna e non si sa il perché. Non si è difeso in tribunale e ha impedito al suo avvocato d'ufficio di difenderlo. Poco prima di uscire la direttrice del carcere -siamo a Trieste- chiama il professor Rainer -figlio fra l'altro della donna che aveva invano cercato di difendere Malaguti- per fargli scrivere un libro sulla vita di questo strano personaggio. Un po' per volta Rainer riesce ad entrare in sintonia con quello che alla fine diventerà un suo amico e a scoprire la verità su quell'omicidio altrimenti inspiegabile. Verità che ci porta indietro nel tempo al 1944 e in un luogo diverso: l'isola di Sant'Erasmo nella laguina veneziana.

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