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Solo se c'è la luna - Silvana Grasso - copertina

Solo se c'è la luna

Silvana Grasso

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Editore: Marsilio
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 19 gennaio 2017
Pagine: 222 p., Rilegato
  • EAN: 9788831726221
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Solo se c'è la luna

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Candidato al Premio Strega 2017
Presentato da Lucia Annunziata e Salvatore Silvano Nigro.

Con la potenza di un'immaginazione sgargiante e l'estro di una lingua febbrile, Silvana Grasso racconta lo scontro tra la natura e il moderno nella scena mediterranea di una Sicilia marina e assolata obbligata a piegarsi al primato notturno, per costringerci a ripercorrere il percorso della metamorfosi del mondo nella storia e a ritrovare le tracce di quel destino fatale che - nonostante ogni sforzo di sfuggirgli alla ricerca di un futuro migliore - resiste vitale, luminoso e feroce.

«Silvana Grasso è fra le voci più necessarie della nostra narrativa» - Tuttolibri - La Stampa

«L'acqua era profonda, Luna avrebbe potuto scomparirvi tutta, se solo per sé avesse voluto custodire il segreto del suo pube, del suo seno, dei suoi fianchi. Offriva, invece, la sua nuda minacciosa bellezza alla cospirazione della candela che la illuminava tutta come l'ultimo sole del tramonto illumina lo scoglio a mare.»

Il manovale Girolamo, dopo trent'anni d'America, dove ha imparato marketìnghi e bisinès, torna in Sicilia, primi anni Cinquanta, col nuovo nome americano di Gerri. Nel suo paese arretrato, dove ancora si usa la cenere per lavare e lavarsi, fonda una gigantesca fabbrica, stile americano, di sapone e saponette, la Gerri Soap, che esporta, con grande successo economico e d'immagine, i suoi prodotti in tutta Italia. L'America, che ha fatto di lui un imprenditore, gli ha insegnato le strategie di mercato, di comando, sempre e comunque, perché, quando si è padroni, non esiste il torto, ma solo la ragione. Da uno sciagurato matrimonio con una ragazza che trascorre il tempo a intagliare volti e corpi sul legno, nasce Luna, minuta quanto un coniglietto, per di più con una rarissima malattia che la costringe a vivere al buio, solo se ce la Luna, perché il Sole ucciderebbe le sue tenere carni. Per farle compagnia, e soprattutto prenderne le distanze, Gerri le "compra" una quasi sorella, Gioiella, figlia di una sua operaia, ragazza madre, che vuol vivere, anche lei, col suo nuovo amore il sogno americano. Gioiella cresce con una spaventosa bellezza bruna e sensuale, ma è chiusa, scontrosa, ostile a ogni avventura sessuale o sentimentale. Nel frattempo, nella grande villa, Luna studia, legge avidamente poeti e scrittori, nell'illusione di conoscerlo quel mondo che non conoscerà mai nelle geografie dei luoghi, finché a 16 anni non le basta più innamorarsi di uomini scolpiti nel marmo o nei versi dei poeti: vuole un maschio vero, di carne vera. Non sa, però, che la quasi sorella prova per lei un sentimento d'attrazione sessuale devastante, contro cui nulla può la volontà o la preghiera.
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    Orazio

    22/04/2017 11:15:50

    Nel romanzo si intravedono due grandi temi: la Verità e la Menzogna come ben riassunto nelle ultime pagine. Alla notte è affidato tutto ciò che è intimo, vero, le rivelazioni più sincere. Non serve nascondersi di notte poichè qui tutti i sensi sono rafforzati in una dimensione onirica, lussureggiante, istintiva. Di giorno invece si mette in scena il teatrino del perbenismo, la finzione prende il sopravvento ognuno mostra ciò che di meglio vuol far vedere, "politicalli corret" come direbbe Gerri. I personaggi principali sono accomunati dal mantenimento dell'equilibrio di queste due forze primordiali. Ognuno di loro ha qualcosa che non può mostrare o che vuol nascondere. Gerri l'americano in perenne conflitto fra quello che è veramente e ciò che crede di essere, è forse il personaggio più sviluppato, il più presente. Luna e Gioiella anche loro immerse nel perenne conflitto con i loro sentimenti, tremendamente segnate dalla mancanza dei genitori, è ciò che alla fine le guida nonostante tutto in ogni loro scelta. Bravissima Silvana ad esprimere in autentica letteratura le pulsioni e la sensualità piu vere. Complimenti

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    alida airaghi

    04/02/2017 14:54:20

    Gelsomina, contadina semianalfabeta e poco intelligente, con l’unica ossessione dell’intaglio e della scultura, è costretta dal padre a sposarsi sedicenne con il cinquantenne Girolamo Franzò, tornato ricco in paese dopo un’emigrazione trentennale in America. Personaggio a tutto tondo, questo Girolamo che si fa chiamare Gerri, e imbastisce il suo dialetto siculo di americanismi ridicoli nella loro spavalda presunzione: bisinès, marketinghi, fastifud, oddogghi, fifti fifti, occhèi. Di ritorno da Chicago, dove era emigrato da bracciante affamato e rabbioso, Gerri Franzò crea un impero economico, un enorme bisnès di fabbriche di saponi e prodotti cosmetici (la “Gerri Soap”), abbagliando il suo arretrato paese con lo sfarzo di un lusso sfrontato. Disprezza familiari e compaesani, ma cerca la sua rivalsa nel matrimonio con una ragazzina vergine e ingenua, nella speranza di ricavarne dedizione, gratitudine e prole vigorosa. Rimane deluso e scornato: la moglie è «scimunita ritardata rancorosa», chiusa in un mutismo superstizioso; l’erede sperato è purtroppo femmina, oltretutto malata di una sindrome incurabile, che la costringerà a vivere al buio per tutta la vita, protetta da qualsiasi raggio di luce che potrebbe scatenarle allergie dermatologiche letali: può uscire di casa solo se c’è la luna. Crescendo, pallida e superba, tra lei e l’astro celeste si creerà un’empatia sentimentale e culturale condivisa solamente con l’amica che il padre le impone come custodia fraterna, Gioiella: una ragazza orfana, bellissima e sensuale, ma ruvida e altera. La seconda parte del romanzo racconta il legame morboso e ribelle che si instaura tra le due ragazze, imbastito di erotismo, talvolta eccessivamente ostentato, con un turpiloquio esuberante e insistito. Il sesso rifiutato sdegnosamente da Gioiella, ed esplorato con avidità da Luna, si impone con tutto il suo prepotente giogo, finendo per assoggettare tragicamente le due amiche in uno spietato destino di autodistruzione.

Le prime frasi del romanzo

Notte di lunapiena era stata, e un incendio di luce albina, spaventosa, magnifica, aveva furiosamente rovistato tra rami di ciliegio maturi, anche loro ormai prossimi al parto. Ma i ciliegi non soffrivano come le femmine, quando partorivano.
Non ce l’aveva fatta Gelsomina a farla nascere durante la notte, la sua creatura, e ormai erano passate più di ventiquattr’ore dai primi dolori che l’avevano, già all’alba, attraversata tutta, come quando un lampo sparava dall’alto sulle pecore e le ammazzava, una a una, né faceva differenza stare più in alto, o più in basso. Morivano comunque.
Era tutta dolore, dal petto alle spalle alle dita dei piedi, che tremavano e, spaventosamente, facevano sussultare il letto grande, dove giaceva ormai stremata, tra spasimi disumani.
Gelsomina ne sapeva poco del parto, quasi niente, non si trattavano mai quegli argomenti in casa, e ogni ragazza lo scopriva poi da sé com’era partorire, solo al momento di farlo nascere, il figlio.
Per quel poco che ne sapeva, lei pensava al dolore del parto come a un dolore concentrato, dall’ombelico a scendere, per una decina di centimetri, o poco più, se chi partoriva era alta di statura. Com’era concentrato anche il dolore dell’appendicite, un quadratino di carne nel fianco destro, incovato al confine con l’osso.
Ormai, dopo un giorno e una notte di dolori, non ce la faceva più a gridare, forse non era più neanche viva, forse era morta. Il silenzio era sceso, già dalla mezzanotte, come una museruola sulla sua gola, premonitore d’un silenzio più grande e definitivo. Quello di chi muore. E per sempre tace, con l’ultimo grido moribondo strangolato in gola.
Gelsomina era una semplice, una che non aveva studiato, che solo dopo la varicella, fatta a tredici anni, per miracolo sopravvissuta quando ormai, quasi morta, le avevano somministrato l’estrema unzione, aveva imparato a mettere la firma. Ma solo la firma «Gelsomina Caltabellotta». Imparare a scrivere del tutto, no, troppo difficile, era già una grande fatica scrivere le lettere del suo nome. Che nome lungo il suo, ma poco a poco, esercitandosi sui tronchi degli alberi, con piccole incisioni di coltello, aveva imparato a scriverlo giusto, senza saltare nessuna lettera, nemmeno una delle due elle del cognome, Caltabellotta. Comunque, per esserne certa, contava le incisioni, se non erano 22, quanto le lettere del suo nome e cognome, c’era stato un errore e bisognava capire dove, ricominciando pazientemente a contare.

  • Silvana Grasso Cover

    È nata a Macchia di Giarre, in Sicilia. Vive tra Gela e Giarre. È filologo classico, scrive racconti, romanzi, pièce teatrali e collabora con diverse testate. È stata assessore alla cultura del comune di Catania. Le sue opere sono state premiate con importanti riconoscimenti, tra cui: il Premio Mondello, il Premio Brancati, il Premio Vittorini, il Premio Flaiano Narrativa, il Premio Grinzane Cavour Narrativa italiana. Ha pubblicato: Nebbie di ddraunàra (La Tartaruga 1993), Il bastardo di Mautàna (Anabasi 1994, Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), Ninna nanna del lupo (Einaudi 1995, ripubblicato da Marsilio nel 2012), L’albero di Giuda (Einaudi 1997, ripubblicato da Marsilio nel 2011), La pupa di zucchero (Rizzoli 2001), Disìo... Approfondisci
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