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Il sonaglio - Andrea Camilleri - copertina

Il sonaglio

Andrea Camilleri

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 12 marzo 2009
Pagine: 195 p., Brossura
  • EAN: 9788838923562
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"L'adolescente Giurlà è un mandriano di capre. Proviene dalla costa. È un ottimo nuotatore, e ha rischiato di diventare un altro Cola Pesce. Ha sfiorato pure il pericolo della deportazione nelle terre calve: poteva diventare un caruso, un nuovo (pirandelliano) Ciàula negli antri infernali e nelle tenebre di una zolfara. Come guardiano di armenti, sugli altopiani, poteva toccargli in sorte il destino di solitudine di Jeli il pastore. Giurlà approda invece in una prateria. Si immerge e galleggia nell'erba, o nelle acque sciapide di un lago, ora. Sente l'allarme dei sensi. E cerca calore nel pelliccione di una capra, tra una musata e una sgroppata. La capra, Beba, è solitaria: ostinata e fedele; oltre che di permalosa gelosia. Sa battere gli zoccoli, al momento opportuno, e imporsi, dopo i lagni di un belare querulo e dolente. Beba è ferina e misteriosamente umana. Sa amare e farsi amare. Giurlà è un amante che non sopporta la distanza; e neppure l'attesa. La favola della capra-donna è di nuda tenerezza; assai diversa dalla cronaca della continuata violenza, che "armàli" più grossi dei becchi consumano intanto su una innocente "pupa" fatta di carne. Beba è diversamente innocente, pur nella sua selvaggia rustichezza". (Salvatore Silvano Nigro)
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    mamma Tea

    18/07/2019 06:40:44

    A distanza di 10 anni dalla lettura di questo meraviglioso libro, ho ancora vivo dentro il mio cuore il patema d'animo vissuto in simbiosi con il protagonista Giurlà di quando deve scegliere se salvare Anita o Beba. Un libro per me da 6 stelle

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    Michele

    18/09/2018 20:51:30

    Meglio il Camilleri di Montalbano o l altro? Ma che ne so a me piacciono tutti! Storia un po' strana questa.. Un amore un po' diverso da quelli tradizionali ma raccontato con la solita maestra. Il più bello, a mio avviso della trilogia delle metamorfosi

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    Tiziana

    28/10/2013 07:45:22

    Romanzo della trilogia fantastica inquieto e inquietante come gli altri due, ma Maruzza Musumeci per me rimane il più poetico, affascinante e toccante. Una storia aspra ma delicata, sconcertante ma verosimile. Queste favole di Camilleri non sono mai troppo, sono della giusta intensità e misura.

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    Michele

    17/07/2013 19:43:22

    il terzo libro della trilogia della metamorfosi. semplicemente il meglio di Camilleri!! in crescendo arriviamo a questo libro e siamo a livelli eccellenti1

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    Maunakea

    04/07/2010 09:37:52

    Molto carino, conclude una trilogia sulla metamorfosi iniziata con Maruzza Musimeci ed il Casellante, anche se non posso concordare che questa sia la migliore sua produzione come sostiene l'autore. Per me resta una lettura piacevole e comunque che consiglio ma che non lascerà segno a lungo e non sarà fra i libri di camilleri che ricorderò con maggiore affetto.

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    pino laface

    23/10/2009 16:21:37

    Un libro struggente, a tratti insostenibile. Una favola scabrosa e dolorosa.

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    Gian Mario Garrucciu

    10/10/2009 16:02:43

    Splendido libro, il migliore della trilogia; Camilleri si dimostra grande conoscitore dell'animo umano, dei sentimenti importanti e al tempo stesso semplici; al di la della metamorfosi, secondo me realizzata in modo sublime e credibilissimo, è bello seguire la crescita di Giurlà tra le difficoltà del lavoro e il distacco dalla famiglia: una storia di emancipazione sociale e di libertà. Il finale ha qualcosa di epico.

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    Pino Chisari

    30/09/2009 11:05:36

    Camilleri comincia chiaramente ad essere stanco: ha scritto tanto e benissimo ma, forse, a leggere gran parte della sua ultima produzione, ora sta raschiando il fondo del barile. Certo è ancora meglio di tanta roba in circolazione, ma ha poco a che fare con il Camilleri di una volta. Lo perdono, ma ancora non so per quanto.

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    danilo

    27/09/2009 17:51:15

    dellla trilogia è sicuramente il meno bello. tuttavia camilleri è sempre capace di trascinarti in queste atmosfere magiche e fantastiche da cui non vorresti mai fare ritorno. quando leggo camilleri mi emoziono sempre e comunque!

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    Mirko

    30/07/2009 15:20:40

    Bello....ma non quanto "il Casellante".

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    bice

    27/06/2009 18:54:43

    Letto in un solo giorno,bellissimo;anche se Maruzza Musumeci rimane il più bello di quella che Camilleri stesso definisce la sua "trilogia fantastica".Impressionante come il mare,prima descritto come una inesauribile fonte di emozioni,suoni e colori,diventi,dopo l'abbondanza di sentimenti e profumi suscitati dalla montagna,piatto e quasi "slavato".Forse un pò affrettata la fine,ma non si può avere tutto...!

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    Lollo Micciché

    22/06/2009 12:28:43

    Copertina= 5 Trama= 5 Suspence = 4 Personaggi =5 Ambientazioni = 5 Conclusione = 5. Dialoghi = 5 Principale difetto: non ne ha. In una parola= grazie. Ultimo libro letto: Hyperversum vol II.

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    Mariagrazia

    17/06/2009 16:27:31

    L'ho letto tutto d'un fiato. Mi sembra di leggervi dentro note kafkiane, pirandelliane, verghiane. Anche se per me, il migliore della trilogia, rimane Il CAsellante

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    neardj

    16/06/2009 11:08:04

    Premetto che non ho letto "Maruzza Musumeci" e "il casellante" che dovrebbero essere i due libri della cosiddetta trilogia di cui si parla nella prefazione di questo libro. Sinceramente come quasi tutti i libri di Camilleri che non parlano di Montalbano non mi è piaciuto. La storia di un capraro senza testa e senza coda.

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    renntiger

    27/05/2009 11:43:42

    Carino, ma manca della magia di "Maruzza Musumeci". In ogni caso si legge con piacere, anche se la parte finale perde un po' rispetto al resto del romanzo.

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    Gi

    24/05/2009 09:52:34

    Profondamente deluso! Sono arrivato in fondo e sono rimasto come quello che dopo tre giorni che non mangia gli danno mezzo piattino di spaghetti e si ritrova con la forchetta a mezz'aria in attesa di qualche cosa che non c'è. Qualche sprazzo di buona prosa, del miglior Camilleri per intendersi, per poi disperdersi nei peggiori di Montalbano. Che, alternativamente, sono leggibili per la trama, per il personaggio Montalbano, che a sua volta piace grazie a Zingaretti. Avendo letto i due precedenti della trilogia, sorge il dubbio che questo sia stato scritto da qualche esaltato ammiratore che ha poi raggirato l'editore.

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    NADIA3

    20/05/2009 15:26:26

    Che bella storia d'amore,che poesia,che tenerezza, un piccolo ma intenso libro che ti resta dentro,ti emoziona e ti fa sorridere.Leggere Camilleri è una vera libidine e questa trilogia delle metamorfosi è ancora più gratificante perchè sono tre storie semplici ma cosi'intense e piene di sentimento che sono impossibili da dimenticare.Sempre grazie per tutta questa gioia al grande Maestro!!!

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    FIORELLA

    25/04/2009 09:00:44

    Anche questo bellissimo come gli altri, per me è poesia pura per la delicatezza e sensibilità con la quale Camilleri racconta l'amore.Mi sono piaciuti moltissimo tutti e tre i libri di questa serie. Per non parlare poi del dialetto una vera libidine. Un grande, ne aspetto altri leggetelo.

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    MARCY

    24/04/2009 18:59:01

    bello ma il sommo ha fatto di meglio.....

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    Alberto

    24/04/2009 00:13:57

    Una delusione. E' decisamente il peggior romanzo di Camilleri (li ho letti tutti). Banale, a tratti quasi gratuitamente disgustoso (inutile enfasi sui dettagli del rapporto d'amore tra il pastorello e la capra), privo della poesia favolistica di cui erano pervasi "Maruzza Musumeci" e, soprattutto, "Il casellante". I personaggi sono male disegnati e spesso fuori dal contesto della trama. Scritto in modo affrettato. Chiaramente una forzatura. Camilleri poteva risparmiarselo. Quanto meno poteva lavorarci un po' di piu'.

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    Nunzio

    18/04/2009 23:32:45

    Il racconto stenta a decollare e per la maggior parte iniziale si sofferma su aspetti ripetitivi e di nessuna utilità per il fulcro della vicenda, relegato nelle ultime pagine. La tentazione di abbandonare la lettura dopo le prime cinquanta pagine è forte. C'è poi una sproporzione fra le pagine e l'analisi dedicate al rapporto Giurlà-Beba e quelle riferite al rapporto fra Giurlà e Anita. La psicologia di Anita non è per nulla affrontata: si innamora "capricciosamente" e basta.

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    giovanni vitali

    12/04/2009 17:04:05

    bello come sempre, anche se ho preferito gli altri due

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    Marco Z.

    08/04/2009 14:26:04

    Questo è un romanzo che entra nell'olimpo dei titoli da ricordare e rileggere ogni tanto. Cammilleri nel suo grande stile ci regale questa favola bucolica che tiene piacevolmente avvinti fino alla sua conclusione. Vermente ma veramante consigliato.

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    pierangela

    31/03/2009 17:50:10

    ogni volta che leggo un libro di Camilleri mi stupisco sempre di piu' della sua bravura e capacita' di avvincere il lettore dalla prima all'ultima riga e poi il dialetto e' una cosa da libidine pura bravo da non perdere

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    Arcangela Cammalleri

    21/03/2009 13:16:19

    Dalla donna-sirena alla donna-albero…alla donna-capra. Camilleri, perviene ad una trasmigrazione di anime femminine in una vera e propria metempsicosi in Terra siciliana. Storia tra le più romantiche e al contempo struggenti, Giurlà, il ragazzino, fattosi uomo, vive l’amore, oltre i confini, con una tale ed intensa perdizione dell’animo e dei sensi da elevarsi socialmente, sfuggendo, così, alla sorte di uno dei tanti vinti di memoria verghiana. Ritorna la fantasmagorica immaginazione camilleriana, le mirabolanti acrobazie linguistiche e le pregnanti descrizioni paesaggistiche fatte di odori e colori saporosi a cui eravamo e siamo avvezzi. Bella ed ennesima prova letteraria, “Il sonaglio” ci riporta il Camilleri che amiamo in piena e fluente libertà espressiva.

Vedi tutte le 25 recensioni cliente

All'inizio del secolo scorso, in una Vigàta arsa dal caldo e dall'afa, le famiglie stentano a portare il pane sulle loro tavole e i "picciotti" spesso vengono venduti per essere mandati a lavorare sotto terra, senza luce e senza aria, nelle miniere di zolfo. Ma Adelio è un pescatore e, chiesto consiglio a Don Pitrino Vadalà, un uomo ricco e colto che compra sempre il suo pescato, ha deciso che il suo figliolo quattordicino, Giurlà, non può subire quella condanna. Piuttosto, visto che la famiglia ha bisogno, lo avrebbe mandato a guardare le capre, nelle montagne dove Don Pitrino ha i suoi possedimenti.
è triste la partenza di Giurlà. Seduto sul treno capisce che il mare pian piano si allontana e sparisce, come la sua famiglia e i suoi amici, e capisce che le montagne sono tutte in salita e che per raggiungere la sua mandria alle pendici del monte, bisogna camminare e faticare. Ma poi scopre una radura verdissima, gli odori intensi, i colori brillanti e un'aria frizzante che il mare, con i suoi mezzi toni, non gli ha mai dato. Una fame crescente s'impossessa di lui, tutto diventa più intenso, la natura, il desiderio, la risata cristallina delle donne che ogni settimana arrivano per mungere le capre. Donne floride, freschissime, come Rosa che non si vergogna di niente e che l'uomo lo vuole sempre, lo vuole ogni giorno.
Tra le montagne, nell'acqua gelata del lago, Giurlà diventa un uomo. La sua solitudine la supera grazie alle bestie, a Beba, la capretta che lo guarda con occhi umani e amorosi, senza la quale non riesce più a passare le sue notti. Lui la deve avere sempre vicina e lei lo segue mansueta, come una bestia domestica, e lo guarda sdegnosa, come una donna gelosa. Da Beba Giurlà non si separa mai, neanche quando il capo mandriano lo toglie dalla stamberga in cui vive insieme alle capre per farlo stare in una vera casa, neanche quando ormai uomo fatto e finito, deve scegliere, deve avere un po' di ritegno.
Ritegno, un parola antica e dimenticata, che suona nella testa di Giurlà come un sonaglio, che gli fa comprendere la sua posizione di mezzo, tra uomo e animale. Proprio come succedeva nell'antichità, quando gli dei e le ninfe scambiavano la loro natura con gli altri esseri del creato, o come raccontavano i pastori e i pescatori, narrando dei tempi in cui gli animali parlavano e le donne diventavano alberi o sirene.
Nel terzo episodio della serie dedicata alle metamorfosi più o meno compiute, alle trasformazioni degli uomini in animali e piante, o viceversa, il maestro Camilleri ci offre uno spaccato ancora più intenso e selvaggio della vita contadina. Un mondo perduto, un sud lontano anni luce, dove la natura domina gli animi e le regole sono quelle dell'onore e non del peccato. Un regno, con le sue caste e i suoi schiavi, in cui a volte, per miracolo, tutto si trasforma e cambia.

  • Andrea Camilleri Cover

    Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio... Approfondisci
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