I sonetti. Ediz. critica

Gioachino Belli

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Editore: Einaudi
Collana: I millenni
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 25 settembre 2018
Pagine: 4 voll., 5038 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806238216

31° nella classifica Bestseller di IBS Libri Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Studi generali - Dal 1800 al 1900

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Una nuova edizione critica, a cura di Pietro Gibellini, Lucio Felici e Edoardo Ripari, raccoglie i 2279 sonetti di Gioachino Belli, riccamente annotati e commentati

Belli tenne sempre nascosti i suoi Sonetti, che mostrò e recitò solo ad amici fidati. Dei 23 pubblicati durante la sua vita, solo uno uscì con il suo consenso: un omaggio in versi all'attrice Amalia Bettini che apparve nel 1835 su una rivista teatrale milanese. Meditò tuttavia a lungo di pubblicarli, a partire dal 1831, quando cominciò a sgorgare fluente la sua vena romanesca, che produrrà oltre duemila sonetti prima di arrestarsi nel turbine politico e militare che sconvolse Roma nel 1848-49. Coabitarono in lui la tentazione di bruciarli e la volontà di predisporli per una stampa futura, magari postuma. Nelle sue carte testamentarie ordinò di distruggerli ma affidò in mani sicure i loro autografi, corredati da preziose note per lettori non romani, e disconobbe le copie apocrife o deformate che circolavano sotto il suo nome, in manoscritti o in opuscoli stampati alla macchia. La prima vera edizione delle Poesie inedite belliane, che uscì nel 1865-66, due anni dopo la morte del poeta, a cura del figlio Ciro, contiene 166 poesie italiane in vario metro e 797 sonetti romaneschi, un terzo circa del corpus. Per prevenire la censura pontificia vennero scartati i testi di satira politica e religiosa e quelli di materia erotica. I sonetti inclusi vennero depurati dalle espressioni indecenti e dai riferimenti polemici al clero. Pur così castigata, e perciò criticata, questa silloge è frutto di un'iniziativa coraggiosa, intrapresa quando Porta Pia era ancora intatta. L'anno della breccia, 1870, uscì l'antologia di Duecento sonetti che Luigi Morandi attinse in parte dalla stampa purgata, in parte dalla «tradizione popolare»: nonostante questi limiti, l'antologia pubblicata da un editore di importanza nazionale, il Barbèra di Firenze, diede un sensibile impulso alla conoscenza di Belli oltre i sette colli. La prima edizione complessiva e fondata sugli autografi uscì tra il 1886 e il 1889 per le cure dello stesso Morandi, che aggiunse note integrative a quelle dell'autore: vi riunì i 2143 sonetti allora noti - altri 123 saranno rintracciati poi - e li dispose in ordine cronologico, con la rilevante eccezione dei sonetti osceni, estrapolati e riuniti in tomo a sé, che divenne un vero bestseller. Una svolta decisiva nella tradizione a stampa dei Sonetti si ha nel 1952 con l'edizione di Giorgio Vigolo, corredata di un'attenta annotazione che, per i sonetti più congeniali al criticopoeta, si dilata in suggestivi commenti. Egli riporta i 2279 sonetti secondo la lezione degli autografi, fatta salva l'uniformazione dell'oscillante grafia diacritica del poeta; li dispone in ordine cronologico, con la rilevante eccezione della lunga collana sul colera, Er còllera mòribbus, posta a chiusura della raccolta, come fosse un poemetto autonomo. Importanti acquisti per chiarire la genesi e l'elaborazione dei Sonetti si hanno con la pubblicazione degli appunti preparatori e delle varie stesure dell'Introduzione belliana (Roberto Vighi, Belli romanesco, 1966) e delle correzioni d'autore (Pietro Gibellini, Le varianti autografe dei sonetti romaneschi, 1973). Con la monumentale Edizione nazionale (Poesie romanesche, 1988-93), Vighi arricchisce la raccolta di un massiccio corredo esegetico; sul piano strutturale segue a grandi linee l'ordine cronologico, accostando però liberamente sonetti di tema affine ma di data diversa. Ora, in questa nuova edizione critica, a cura di Pietro Gibellini, Lucio Felici e Edoardo Ripari, i 2279 sonetti di sicura paternità belliana sono riccamente annotati e commentati. La lezione è fedele agli autografi anche nella grafia, e l'ordine dei testi ripristina la sequenza cronologica, più o meno alterata da tutte le edizioni precedenti. L'apparato filologico che la completa comprende la lista delle correzioni d'autore, i sonetti incompiuti e le poesie romanesche in altro metro.
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    Elia

    21/04/2019 16:27:48

    Approda ai Millenni Einaudi (con le cure e la qualità che la collana garantisce da settant’anni) la nuova edizione critica dei “Sonetti” di Belli. Curata da Gibellini, Ripari e Felici (che nel frattempo è venuto a mancare): si compie così un tragitto che ha portato da un’opera clandestina, pubblicata postuma, poi per decenni trascurata (la cultura risorgimentale e poi quella idealistica non potevano sopportare un testo così verticalmente pessimistico), infine riproposto soprattutto da poeti e scrittori (Vigolo, Gadda, Pasolini, Moravia) e consegnato alle cure di filologi e studiosi appassionati e non sempre d’accordo su punti dirimenti (Vighi, Cagli, Muscetta, Lanza, Samonà, Merolla). Infine, negli anni 80 del secolo appena trascorso, i dieci volumi delle “Letture belliane”, un’analisi puntuale, plurale non priva di spunti ermeneutici decisivi. Gibellini, che da cinquant’anni ha dedicato a Belli studi e sondaggi, raccolti via via in tre volumi, nella breve introduzione restituisce definitivamente al poeta il posto che è suo, tra Dante (per la tensione profetica ed espressiva) e Manzoni e Leopardi (per altezza di interpretazione di un passaggio decisivo della storia, anche culturale, italiana). Certo, il romano vive in una condizione, quella della Roma papalina del primo ottocento, in cui la diagnosi dei mali della nostra storia è gravata dall’immobilismo e dalla disperazione di un’assoluta mancanza di prospettive. Ma questo gli ha permesso di dar voce, senza idealizzarla, a quella plebe romana che, al di là delle sue stesse intenzioni, ancora oggi ci dice una “verità sfacciata” e poco consolatoria. Un “monumento” di quella plebe, come lui ci prometteva, capace di far parlare il suo autore al di là delle sue intenzioni e di parte delle sue convinzioni.

  • Gioachino Belli Cover

    Giuseppe Gioachino Belli (Roma 1791-1863) è stato un poeta italiano. La vita Dopo aver studiato al Collegio romano, rimasto presto orfano d’ambedue i genitori, ottenne modesti impieghi privati e pubblici. Intorno al 1810 iniziò la sua carriera letteraria e fondò con altri l’Accademia Tiberina, nel quadro della arretratissima cultura locale, divisa fra sonetteria arcadica e gusto dell’antiquaria. A venticinque anni sposò senza amore una ricca vedova, Maria Conti, dalla quale ebbe un unico figlio, Ciro. Raggiunta una discreta agiatezza, poté dedicarsi con maggiore impegno agli studi e alla poesia. Compì anche numerosi viaggi, a Venezia (1817), a Napoli (1822), a Firenze (1824) e a Milano (1827, 1828, 1829), stabilendo contatti con ambienti... Approfondisci
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