Sono comuni le cose degli amici

Matteo Nucci

Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 aprile 2011
Pagine: 217 p., Brossura
  • EAN: 9788850224586
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Recensioni dei clienti

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    claude

    06/12/2011 15:05:36

    Libro da innamorarsi per il modo in cui è scritto. Bellissima la scansione dei capitoli, e il loro titolo.

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    Antonio65

    25/05/2011 17:53:54

    Sono comuni le cose degli amici è proprio un bel libro che consiglio a tutti. Lo stile di Nucci, il suo modo di scrivere asciutto e i suoi dialoghi mi hanno appassionato. La storia è interessante, non annoia. Il libro è scorrevole, ti cattura. Non mi meraviglia sapere che è stato uno dei finalisti del premio strega. Il suo è un romanzo che fa riflettere sui rapporti familiari.

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    Tatiana

    19/12/2010 11:01:00

    Aver assistito al funerale di suo padre Leonardo in una chiesetta di campagna con poca gente attorno, nonostante il padre fosse in apparenza molto popolare, sprona Lorenzo a non seguire le sue orme: inondato dai ricordi, cerca di dare ora significato alla sua vita sgangherata. L'ex moglie Carolina ha tanto sofferto per lui, l'attuale ragazza Sara è fin troppo frivola, infine vorrebbe tanto rincontrare Marco, il suo amico fin dall'infanzia che poi ha tradito. La scena della veglia è quella che preferisco, poichè con delicatezza l'autore ci mostra quanto profondo sia ancora il rapporto tra Lorenzo e Carolina, che lui per un capriccio ha buttato all'aria. Lo stile è fin troppo minuzioso, attento ai minimi particolari. E' un romanzo che invita a dare importanza e a far durare gli affetti nella propria esistenza, perchè "Sono comuni le cose degli amici", com'era una volta tra Lorenzo e Marco, com'è ancora tra Lorenzo e Pietro e soprattutto com'era tra Lorenzo e Carolina.

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    UnTizioQualunque

    27/11/2010 10:35:59

    Nucci ha un tipo di scrittura tenue, che poggia su un paio di cardini: il racconto dei piccoli gesti quotidiani (talvolta fin TROOPPO precisi, ridondanti...) e i dialoghi veloci, tra personaggi che non mi sembrano pennellati in modo preciso (e a volte non capivo quale rapporto intercorresse tra le persone che parlavano). io trovo che questo tipo d'impostazione tende a rarefare il tessuto narrativo, cioè a diminuirlo, a togliergli spessore. 70 pagine iniziali di "piroette" attorno al funerale mi sembrano troppe. restavo in attesa che qualcosa succedesse, che ci fosse una svolta ma ci ho rinunciato dopo 30/40 pagine quando ho capito che era un romanzo d'atmosfera (che NON prediligo). Nella seconda parte, "Vento" le pagine diventano davvero TROPPO (per me) descrittive e succede TROPPO poco. Sì, succedono cose, ma non quelle cose che vorrei leggere in un romanzo. qui tutto è stagnante, appeso, accennato. Mi ricordava per lunghi tratti certa narrativa francese (che ho aborrito) della metà del 900 (..Robbe-Grillet & affini?) in 70 pagine i due fanno un paio di volte l'amore (tutto molto francese), e parlano, e pensano, parlano. mi sono spinto con molto sforzo fino a pagina 165. Allora, penso che il lavoro di Nucci sia da buttare? No. In questo romanzo (degno di questo nome) per i miei gusti un po' nebuloso ho trovato anche sprazzi di luce (l'autore è intelligente - forse troppo, ecco.. intellettuale... intellettualistico - e la scrittura complessivamente la trovo buona. non è mai sfarzosa, lontana da orpelli, ma... Sono Noiose le Cose degli Amici.

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    giorgia galaurchi

    08/11/2010 15:43:14

    è un libro perfetto, piano di poesia. le pause sono giuste e ti invogliano sempre ad andare avanti. non succede nulla solo apparentemente. le descrizioni così minuziose tengono il lettore incollato al libro e permettono di vivere davvero le sensazioni descritte. Lo stile è invidiabile. Una prosa non pesante, ma pensata. Be' aspetto che ne scriva un altro.

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    Umberto Mottola

    02/11/2010 18:58:54

    Romanzo deludente, scritto male, pieno di descrizioni puntigliose a mio avviso superflue. I dialoghi sono prolissi e stucchevoli. C'è un uso improprio della costruzione verbale "fece per..." ( "fece per sedersi", "fece per andare", "fece per ritrarsi", ...). La storia non è interessante perché non sono ben delineati i rapporti che intercorrono tra i vari personaggi. A pagina 118, all'undicesimo rigo, leggiamo: "Sbatté la maglietta per sgrullarsi dalla sabbia, ...", ho controllato in un paio di dizionari ma il verbo sgrullarsi non l'ho trovato. Una delle poche cose positive: il titolo.

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    Anna

    18/10/2010 10:39:39

    Interessante il percorso introspettivo del protagonista anche grazie al ricorso a flash-back bene inseriti.E' snervante la forma per le descrizioni troppo minuziose,ripetitive e inutili dei gesti,dei movimenti e soprattutto... dei tasti del telefono.

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    Luciano Stolfi

    02/10/2010 18:01:50

    E' veramente un bel libro questo di Matteo Nucci. Lo stile, fatto di fitti dialoghi, è asciutto, secco e solare. In alcuni punti, specialmente nella seconda parte dove tratta della vacanza in Grecia, mi ha fatto ricordare certi romanzi e racconti di Cesare Pavese. E' la storia di un uomo che, dopo la morte del padre, ripercorre con i propri familiari ed amici certi snodi cruciali della propria esistenza. Ben meritata la selezione per lo Strega.

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    Giacomo Di Girolamo

    13/09/2010 20:51:12

    Storia interessante, ben scritta, dal buon ritmo. C'è molto Carver, ma soprattutto, ma ci sono anche tante altre belle cose, dentro. Finalista al Premio Strega. Se fosse stato un libro Mondadori avrebbe vinto. Invece è condannato, come altre tante cose belle, all'oblio...

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    DickDiver

    08/09/2010 01:09:02

    Un libro antico. Milioni di particolari che sembrano insignificanti e alla fine tutto torna come in un thriller psicologico. Dialoghi serrati quasi beckettiani. Personaggi che non dicono mai nulla e che muovendosi dicono tutto. Davvero poco italiano.

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    Andrea

    04/07/2010 21:49:21

    Trovo incredibile che questo libro sia risultato finalista del premio Strega. Descrizioni e situazioni stereotipate, tipiche di una fiction italiana, anzi romana. Uso spropositato di aggettivi. Personaggi tratteggiati in modo approssimativo, ed ispirati ad un conformismo borghese spesso stucchevole (insopportabile la domestica/cuoca perfetta in tutti i suoi gesti). Addirittura errato un congiuntivo in una consecutio temporum. Ripeto, incredibile che sia stato selezionato come finalista di un premio così prestigioso.

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    carlasarla

    28/06/2010 17:06:20

    molto bello.............si divora e poi il parlato è così strano, è come se fossi obbligato ad immaginare la scena davanti a te per capirlo.......bello cmq bello

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    laura

    10/02/2010 21:39:46

    Peccato. Uno dei libri più noiosi che abbia mai letto. La trama potrebbe anche essere stuzzicante, ma il modo di scrivere, ripetitivo e contorto, fa passare la voglia di andare avanti. Si aspetta per tutto il racconto la svolta interessante...che non arriva mai. La cosa che forse mi ha infastidito di più è l'uso continuo dei nomi propri nei dialoghi. Secondo me si poteva evitare, senza perdere niente. Anzi, si guadagnava scorrevolezza. Ripeto...peccato.

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