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Georges Dumézil

Traduttore: F. Bovoli
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 1990
Pagine: 214 p.
  • EAN: 9788845907883
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scheda di Comba, E., L'Indice 1991, n. 7

Il volume riproduce l'ultima edizione di una fra le più profonde e stimolanti indagini del grande studioso francese di mitologia comparata indoeuropea, la cui prima stesura risale al 1956. Già pubblicato nel 1974 da Rosenberg & Sellier, con il titolo - più aderente all'originale - di "Ventura e sventura del guerriero" e con un'ottima introduzione del compianto Furio Jesi, il volume si presenta, nella nuova traduzione, arricchito di due saggi e di una introduzione dell'autore all'edizione francese del 1985. Scopo dell'opera è quello di mettere in evidenza le sostanziali analogie esistenti nelle mitologie di diversi popoli indoeuropei sul tema della figura del guerriero, che costituisce la seconda delle tre funzioni che Dumézil ha individuato come struttura comune alla civiltà indoeuropea nel suo complesso. Attraverso un amplissimo giro d'orizzonte, che porta dall'India vedica alla Roma antica, dall'Iran agli antichi germani, l'opera conduce a scoprire la tragica fatalità che sembra caratterizzare ovunque la figura mitica del guerriero: "peccatore fra gli dèi", egli si trova costretto, per la sua funzione e per il bene generale, a commettere infrazioni e peccati. Emerge, attraverso un'enorme massa di dati accuratamente scelti e presentati, un'immagine per lo meno inconsueta della funzione guerriera tra gli antichi indoeuropei: tutt'altro che un'idealizzazione della violenza e della sopraffazione, i guerrieri mitici vengono presentati come figure tragiche e drammatiche che incarnano una insolubile ambiguità: "consacrati alla Forza, essi sono le vittime trionfanti della logica interna della Forza, che dimostra se stessa solo varcando dei limiti". Se l'obiettivo del volume, come afferma nella nuova introduzione lo stesso Dumézil, era volto "a dissodare, a sviscerare il maggior numero possibile di fatti comparativi sui quali rifletteranno i nostri successori", non v'è alcun dubbio che esso sia stato pienamente raggiunto.