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In questo saggio - apparso per la prima volta nel Nuovo Politecnico nel 1970, impostosi presto come un «classico» e qui riproposto proprio per la sua perdurante validità - Tomàs Maldonado ha denunciato la degradazione del nostro ambiente fisico, cioè dell'atroce maltrattamento che si continua a perpetrare contro i tre componenti basilari del nostro sistema biotico: l'acqua, l'aria, il suolo. Il problema però non veniva affrontato isolatamente. L'originalità dell'approccio di Maldonado era costituita soprattutto dal contesto in cui egli svolgeva il suo discorso critico. Le cause dell'usura ambientale venivano esaminate dall'autore in stretta relazione con temi quali il nichilismo politico e culturale del dissenso giovanile, le violenze della razionalità tecnocratica, le fughe utopistiche e conformiste della progettazione ambientale, il grado di autonomia degli intellettuali nella società tardo- capitalista e, infine, il rapporto tra Progettazione e Rivoluzione. Con grande chiarezza e con forte tensione speculativa Maldonado ha dimostrato in queste pagine che in ogni tentativo di agire contro le cause e gli effetti della nostra situazione ambientale si deve sempre incominciare col recuperare la speranza progettuale, cioè col "ricostruire su nuove basi la nostra fiducia nella funzione rivoluzionaria della razionalità applicata".