Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo

Mario Calabresi

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788804580447
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    Asenath

    06/06/2017 17:57:03

    Molto commovente e dignitoso, così come l'autore e la sua famiglia

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    Norma

    29/04/2014 16:54:07

    Toccante e commovente ma che ti lascia l'amaro in bocca e ti riempie di indignazione per come la giustizia "funziona" in Italia, proteggendo i carnefici a scapito delle vittime e delle loro famiglie. Un grazie sentito a Mario e alla madre per gli insegnamenti che ci hanno dato attraverso il loro comportamento esemplare.

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    Simona

    28/01/2014 16:05:03

    commovente. non abbiamo idea del dolore di coloro che subiscono queste perdite. questo libro ci aiuta a capire un pò di più la loro sofferenza e il torto subito, e a sentirsi più vicini. mi stringo a loro con un abbraccio.

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    alce67

    10/04/2012 15:47:02

    Una storia famigliare toccante, uno sguardo critico sulle contraddizioni italiane nella gestione del terrorismo, ma anche una testimonianza sull'elaborazione del lutto. Piacevole ed interessante.

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    Pirro Lallesbaque

    15/01/2012 23:10:44

    Mario... sei un grande...

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    marco ferraro

    10/01/2012 07:09:04

    Commentare un periodo difficile, tragico per la storia d'Italia come gli "anni di piombo" in poche righe è un'impresa impossibile, quasi paralizzante. Certo non lo si può leggere come un documento storico o sociale o sociologico del tempo, anche perché allora non basterebbero volumi e volumi. È semplicemente la posizione da parte delle vittime, non tanto e non solo per l'omicidio in sé, ma per tutto il clima prima e dopo in cui è maturato ed è stato gestito dalle istituzioni e dalla società. Sembra quasi impossibile che abbiamo attraversato quegli anni, io ero ancora un ragazzino e mi ricordo solo qualche fatto di cronaca: il rapimento di Aldo Moro per esempio, eravamo a scuola ed il clamore della notizia era come se avesse bloccato tutta la città, tanto che non sapevamo più come tornare a casa. Sembra impossibile che ci siano state persone che abbiano potuto pensare di poter decidere della vita della gente a proprio piacimento, seguendo ideali folli ed unicamente criminali. Eppure ci sono state, eppure ci siamo passati attraverso; lo Stato ha retto, ha dato prova di maturità democratica, senza derivazioni golpiste; ma se non fosse stato così, adesso dove saremmo?

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    Marisa

    06/12/2011 19:41:54

    E' una bella scrittura quella di Calabresi, in questo libro ci racconta la storia della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo. Conoscevo questa vicenda solo marginalmente, ora so di più. Lo consiglio a tutti per conoscere una pagina tragica della nostra storia. Fa riflettere su come i protagonisti sanguinari degli anni di piombo oggi siano tutti fuori, quasi edificati ma pur sempre assassini.

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    massimo

    05/10/2011 09:15:54

    Dire che mi ha toccato profondamente è dire poco. Un libro scritto in modo lucido, senza astio per il dolore patito e senza alcuna forma di autocompiacimento o richiesta di compassione. Una disamina puntuale della vicenda Pinelli-Calabresi, che non vuole riscrivere la Storia ma solo raccontare l'eterna storia del bene e del male, dell'odio e del dolore. In una parola, la vita.

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    carmela marino mannarino

    28/09/2011 18:03:35

    Colpisce la compostezza con cui è espresso un dolore immenso, che permea ogni pagina così come doveva sicuramente insinuarsi in ogni istante che conservava al suo posto il ricordo vivo di un padre meraviglioso, incessante di affetto e ammirazione, amaramente deluso per come erano andate le cose. Mute domande, qualche dubbio, un flusso intimo e intenso riservato a tutti quegli anni. Un dolore adulto, incapace di essere piccolo, di scivolare nella meschinità, continua a fissare le vicende per rivederlo ogni gemito, riscoprendo sempre più ogni angolo, ogni sensazione con determinazione. Senza distogliere lo sguardo da un buio freddo di ambiguità, si fa strada un'ondata di ricordi mai troppo sconvolta, mai fuori controllo, che accoglie il corso delle vicende per guardarle e mostrarle il più sinceramente possibile..fin dall'inizio..mai cupo.

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    manuela

    28/09/2011 16:41:36

    Sarebbe interessante che gli studenti delle scuole superiori leggessero questa testimonianza, come quella delle molte altre vittime del terrorismo durante quegli anni deliranti chiamati anni di piombo. La sua è una testimonianza quasi "in punta di piedi", non si abbandona ad una facile polemica, piuttosto dà grande prova di fiducia verso uno Stato e una Magistratura e mai si lascia andare all'odio, all'acredine. Pare fondamentale la figura della povera vedova del Commissario Luigi Calabresi nell'educare con esemplare equilibrio questi figli senza che la loro fanciullezza fosse avvelenata dalla rabbia per tutti i torti subiti.

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    Patrizia Antonia

    26/07/2011 19:14:11

    Una grande lezione di vita,di dignità,di civiltà.Da proporre come testo di educazione alla convivenza civile,e non solo,anche come narrativa,nelle scuole...penso proprio che lo farò! (sono insegnante di lettere in una scuola secondaria di primo grado)

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    Monica

    28/06/2011 16:28:53

    Delicato, profondo, chiaro e vero.... Un libro da leggere e da far leggere!!

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    caterina brigati

    14/04/2011 10:02:31

    Il libro è la rievocazione dell'autore delle vicende biografiche della propria famiglia e di altre famiglie vittime del terrorismo degli anni di piombo, e non solo. L'autore ha il grande merito di affrontare temi scottanti , memorie laceranti per la vita privata e fastidiose per quella pubblica, senza retorica, in modo onesto, non precludendo nulla, anche a costo di riaprire vecchie ferite. Ciò che mi ha colpito è non solo l'onestà con la quale si fa chiarezza su un periodo di difficile interpretazione storica, ma anche il coraggio con il quale la famiglia Calabresi, e soprattutto la vedova Calabresi, ha cresciuto i figli, educandoli alla cultura della vita, con la consapevolezza che guardare al futuro non vuol dire dimenticare il passato. Spesso per trovare la forza di andare avanti occorre dimenticare ciò che è stato, il dolore che ti fa mancare il respiro. In questo modo però si rimuove non si supera un dramma, pronto a colpirci nei momenti più difficili. La difficoltà delle vittime, di tutte le vittime, è che non bisogna difendersi soltanto dal dolore del trauma privato, dal vuoto lasciato dalla mancanza di un padre, ma anche dal dolore pubblico, quello della diffamazione, della necessità di difendere la memoria, di rimettere i tasselli della storia al proprio posto , di riuscire ad osservare con lucida serenità gli avvenimenti che ti hanno segnato la vita. Tutto questo nel libro c'è; c'è la forza di una donna che ha scelto la vita per sé e per i suoi figli. Personalmente conoscevo poco i fatti degli anni di piombo. Ero piccola e vivo in un contesto in cui le vittime sono di altra natura e le commemorazioni ricordano altri eccidi di pezzi dello stato. Leggere il libro è stato sufficiente a capire, non ho avuto bisogno di altre forme di documentazione. Emerge chiaramente il punto di vista dei rivoluzionari, animati da grandi ideali, ma nessun ideale (se è tale) può prevedere per la sua realizzazione la morte di proletari che servono lo Stato piuttosto che la fabb

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    vincenzo

    21/11/2010 18:58:26

    Una lezione di etica, di giustizia, un racconto che ogni persona dovrebbe conoscere. Autentico e con la ricchezza di una prospettiva di chi ovviamente non puo' essere oggettivo e distaccato ma con grande dignita' ci rende partecipi della tragedia della sua famiglia.

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    alex

    13/09/2010 09:34:13

    Questo libro mi ha commosso. E' molto intimo e al contempo di assoluta pubblica utilità. Dovremmo leggerlo tutti per dar finalmente voce a chi finora non ha avuto il giusto riconoscimento pubblico.

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    luigi 1947

    30/08/2010 23:54:10

    Ho letto questo libro quasi per caso in quanto non ero a conoscenza della sua esistenza, appena l' ho visto esposto in una libreria sono stato preso dalla curiosità su quel tragico argomento che è stato il terrorismo. Quando il commissario Calabresi fu ucciso io ero un operaio di fabbrica, impegnato nel sindacato e nel partito con l' onesta intenzione di sollevare le sorti della classe operaia, fui, nel mio piccolo, un protagonista del "68" e degli anni seguenti e, sebbene è passato molto tempo, ricordo tutto come se fosse successo ieri mattina. L' analisi fatta dall' autore è ineccepibile equilibrata senza ombra di odio o rancore verso gli autori di quei tanti delitti tra cui anche il "Caso Calabresi". Mai mi sarei aspettato dal figlio di una delle vittime del terrorismo tanta onestà nell' esposizione dei fatti. Prima di leggere questo libro mi sono chiesto molte volte come avrebbe potuto vivere una famiglia alla quale è stato strappato il padre, la lettura è stata straziante ma al tempo stesso illuminante sul capolavoro educativo compiuto dalla vedova. Lo spazio a disposizione è troppo poco per esprimere la gratitudine che sento per tutta la famiglia Calabresi, voglio però far notare che mentre molti dei figli delle vittime del terrorismo si meravigliano di vedere in televisione ex terroristi che sono stati riabilitati per ragioni di audience, allo stesso modo si meraviglia anche la gente comune e si chiede come dleinquenti comuni possano vantarsi del loro passato solo perchè hanno "pagato". Quanto hanno pagato? Meno di un poveraccio che ruba qualche mela al mercato per sfamare i suoi figli. Voglio ricordare che movimenti come Lotta Continua, Potere Operaio, Servire il Popolo e molte altre sigle che sfoderavano più fantasia nel darsi un nome che elaborare una valida strategia politica, con il movimento poeraio non avevano niente a che fare. Si trattava di "figli di papà" annoiati e che dopo avere seminato morte sono spariti come se il loro operato fosse stato un niente. Un grazie a tutta la famiglia Calabresi

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    Rain

    27/05/2010 11:35:09

    Un libro commovente, che fa riflettere, non solo per la storia che contiene, per gli episodi accaduti e per la loro ingiustizia, ma anche per il vissuto di una famiglia che perde un padre, in circostanze come quelle descritte. Sono tenerissimi i ricordi della moglie del comm. Calabresi e dei figli...ed è importante la memoria storica che ci trasmette, di epoche lontane e non bene a fuoco per chi, come me, a quei tempio era appena un bambino. Rain

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    Lufogli

    11/02/2010 23:23:53

    Essendo quasi coetaneo di suo papà, la prima cosa che desidero chiedere a Mario Calabresi e a tutta la sua famiglia,dopo aver letto il suo struggente racconto, é di: "Perdonarmi"! Ero giovanissimo, vivevo in quella provincia, che assisteva di riflesso a quel grande dramma, che si consumava in quegli anni. Era il tempo nel quale ai giovani si richiedevano scelte e io essendo un Credente in una comunità di base ero schierato a Sinistra. Per un breve periodo, haimé, ho fatto parte di quella opinione pubblica,convinta che pur se non direttamente da suo padre, in quel commissariato fosse accaduto qualcosa di brutto. E' stata una convinzione ottusa portata avanti con occhi ideologici,che é durata un attimo, ma dopo aver letto, la storia straordinaria della sua famiglia, arricchita come una perla preziosa, dalla eccezzionale figura di sua madre, qull'attimo é tornato a pesare come un macigno, sulla mia coscienza. Grazie Mario per ,le sue parole pacate, che penetrano come un cuneo, nel cuore di quegli Italiani, che ancora sciaguratamente, tengono serrato il cuore, ad ogni anelito di riconciliazione Caro signor Mario il suo é un contributo illuminante per giungere a quella pacificazione Nazionale, mai come ora necessaria al nostro paese Vorrei poter stringere la mano alla sua mamma e a tutta la sua famiglia...ma posso dirle solo: Grazie Luigi

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    FRA

    25/01/2010 17:55:04

    io ho apprezzato molto questo libro, e letto 2 volte di seguito per poter coglierne al meglio le nozioni riportate. Ahimè non conosco molto la storia di quegli anni, ed ho letto e conosciuto volentieri questa storia. Ne consiglio la lettura

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    franco

    19/12/2009 19:47:49

    E' un libro bello e lieve, che dà finalmente spazio alla voce, al ricordo, al sentimento offeso, di tutti coloro che subirono l'assassinio di un familiare negli anni del terrorismo, a partire dall'autore stesso. Non è cosa da poco, in un panorama di libri e informazioni che danno sempre troppo spazio agli ex terroristi e agli ex estremisti, tardivamente convertitisi ai buoni sentimenti e alla filantropia o subdolamente rimasti fedeli al proprio passato. E' anche un libro che racconta la storia di persone che lottano contro il proprio dolore, che si rialzano e trovano la forza di continuare a vivere e crescere i propri figli, come la madre dell'autore, Gemma,vedova del commissario Luigi Calabresi, ucciso nel 1972. E lo fa senza indulgenza per i colpevoli, ma anche senza acrimonia, senza odio, con un sano e solare amore per la vita e le sue occasioni di cambiamento e di rinnovamento personale. Grazie dunque a Mario Calabresi per questa bella occasione di lettura e di riflessione.

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