Spolia. Uso e reimpiego dell'antico dal III al XIV secolo

Lucilla De Lachenal

Editore: Longanesi
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 15 settembre 1995
Pagine: 488 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788830413139
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scheda di Molteni, E., L'Indice 1996, n. 1

Il volume affronta uno dei temi più dibattuti della cultura artistica medievale: la pratica, diffusa in tutto il periodo, di utilizzare materiale di spoglio e di adattare opere antiche (romane) alle nuove. Terreno di studio è principalmente l'Italia ed esempi privilegiati sono le opere di architettura e scultura. Il discorso si sviluppa secondo un percorso strettamente cronologico, suddiviso in quattro sezioni. La prima sezione include le opere databili entro il Mille (dalla Roma sistina del V secolo alla "rinascita" carolingia fino a quella ottoniana); la seconda restringe l'esame ai secoli XI-XII con particolare attenzione alla situazione dell'Italia meridionale. Le due rimanenti riguardano rispettivamente la "rinascita" duecentesca (che ha il suo culmine alle opere di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio) e il XIV secolo, momento in cui la cultura antiquaria si sviluppa in diversi centri dell'Italia settentrionale (oltre che a Roma) per poi approdare a Firenze dove accende, secondo le parole dell'autrice, "gli albori dell'Umanesimo". Il tenore del testo oscilla tra la sintesi del manuale e la narrazione dell'opera divulgativa (nessuna nota critica, tutto l'apparato consiste in una bibliografia ragionata, relativa a ogni capitolo, in calce al volume) privilegiando piuttosto la rassegna degli episodi di reimpiego anziché l'esame approfondito degli esempi più significativi. Questo è anche uno degli aspetti più positivi del lavoro della de Lachenal che si può utilmente consultare come un repertorio del reimpiego in Italia anche grazie agli accurati indici di cui è fornito. Le illustrazioni a corredo del testo sono circa un centinaio, tutte in bianco e nero, di buona qualità ma di difficile lettura per le piccole dimensioni (solo una ventina le piante e le ricostruzioni). L'autrice si appoggia (forse fin troppo saldamente) agli studi già condotti sul tema da Deichmann, Ward Perkins, Krautheimer e altri.