Stati di grazia - Davide Orecchio - copertina
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Descrizione

Nella Sicilia viscerale degli anni cinquanta il maestro di scuola trentenne Paride Sanchis vive una quotidianità grigia, ordinaria, soffocante: una moglie ormai distante, una figlia impaurita dai continui sbalzi d'umore del padre, l'ennesimo allievo che abbandona la classe per lavorare al fianco dei genitori, nei campi o in miniera. Quando Bartolo, il suo alunno silenzioso che amava studiare, muore schiacciato da una roccia in una zolfara, Paride crolla e disperato acquista un biglietto per Buenos Aires facendo perdere le sue tracce. Ma non sarà lui a partire: con i documenti e il biglietto di Sanchis un altro uomo prende il mare, anche lui in cerca di salvezza e di una nuova vita. In Argentina, l'altro Paride trova la violenza della dittatura e la contestazione, si innamora di una donna, Ximena, poi la perde, trascinata in un centro di detenzione e torturata. Alle tragedie di queste vite rispondono altre voci, in movimento sulla tratta opposta: Matilde che fugge dal marito violento, sceglie la guerriglia, assalta una banca dopo essersi rifugiata da Arturo; Arturo, tipografo in Argentina e poi a Roma con Johnny, la protegge e non la dimentica anche quando l'abbandona per salvare la compagna Aurora; Aurora, nome di battaglia Sylvia Plath, che ha amato un medico, ha scelto l'esilio e ora ama Rosa; Johnny, giovane esule argentino con una moglie tedesca e un segreto vergognoso da nascondere...
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Dettagli

2014
27 febbraio 2014
309 p., Brossura
9788842819462

Valutazioni e recensioni

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Stefano Fenara
Recensioni: 5/5

Devo dire che mi associo totalmente a Stefano, Lorenzo e Nicola, ma a quest'ultimo dico che ho mandato una mail a Davide Orecchio e nel tempo di una giornata mi ha risposto.. Una distrazione può capitare. Riassumo dicendo che Stati di grazia mi ha talmente emozionato (emozionato é indicato per sottrazione) che, finito un capitolo, ripartiva la lettura a voce alta... Grandissimo!

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Stefano
Recensioni: 5/5

Chi ama la letteratura deve leggere questo libro. Davide Orecchio ha una voce, una vera voce, preziosa, originale, e lui ci fa quello che vuole. Un libro impegnativo ma davvero eccezionale, sorretto da una padronanza linguistica totale, da uno stile ricercato ma non fine a se stesso, che illumina ciò che dice, che commuove, che fa riflettere. Libro italiano migliore in anni di letture.

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Lorenzo
Recensioni: 5/5

Meraviglioso.

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Voce della critica

  Le sei "biografie infedeli" che componevano Città distrutte, il libro con cui Davide Orecchio aveva esordito due anni fa, avevano fatto capire che era nato in Italia uno scrittore dalla voce originale e potente: quella splendida raccolta di racconti era valsa a Orecchio qualche premio prestigioso (Mondello, SuperMondello e Volponi), il plauso pressoché unanime della critica e un senso d'attesa nei lettori per il prossimo libro. Sotto il magistero di Borges e W.G. Sebald, in Città distrutte si raccontavano le vite immaginate di sei personaggi messi di fronte ai grandi snodi della storia del Novecento: erano storie di esuli, povertà ed emigrazione che s'intrecciavano con i momenti e i luoghi capitali del secolo breve come il fascismo, l'Unione sovietica, l'Argentina dei desaparecidos. Basato su fonti d'archivio (e dunque figlio di un grande lavoro di documentazione), il libro letteralmente inventava delle vite paradigmatiche e le faceva raccontare da un autore che si fingeva il loro biografo. Questo bellissimo Stati di grazia, l'atteso secondo libro e in qualche modo la prova del fuoco per Orecchio, ricalca in parte questo principio, anche se lo amplia e, nella forma, spesso lo stravolge. Anzitutto, si tratta di un romanzo e non di una raccolta di racconti: se è vero che ognuno dei capitoli che compone il libro può essere letto come un racconto a sé, giacché narra, per così dire dall'inizio alla fine, la "biografia infedele" del personaggio intorno a cui è costruito, vi è nel romanzo un'unità di tempo e spazio che Città distrutte non possedeva: sono due i luoghi fondamentali, l'Italia e l'Argentina, raccontati a partire dagli anni cinquanta fino a lambire la fine del secolo, ma con un'attenzione particolare riservata agli anni settanta, quelli della dittatura in Sudamerica e del piombo in Italia. Si comincia nella Sicilia del dopoguerra con uno stratagemma borgesiano: Paride Sanchis, maestro elementare sconfitto, marito e padre mal tollerato, in seguito alla morte in miniera di uno scolaro e a dei colloqui con la memoria di suo fratello scomparso in guerra, sembra voler partire per l'Argentina; compra il biglietto ma lo dà al padre dello scolaro morto: è così l'"altro Paride" a partire e a dare il via a quella girandola d'incontri, lotte, amori, sofferenze, pulsioni erotiche e politiche che sono il nerbo di Stati di grazia. Nella sua lunga e dolorosa vita l'altro Paride conosce e perde una donna, uccisa durante la dittatura dei generali in uno dei capitoli più secchi e violenti del libro, vive in un paesino del nord, Hölderlin, che, al pari di Buenos Aires, attira e respinge quasi tutti i personaggi della parte argentina del romanzo; ed è proprio questo l'escamotagenarrativo che usa Orecchio per costruire la vicenda: i personaggi s'incontrano, si amano, si aiutano, emigrano insieme, ma hanno tutti, oltre che una storia, anche un luogo in comune che in qualche modo ne ha segnato profondamente le vite. Orecchio è uno scrittore profondamente tragico: egli mette delle singole vite "normali" al cospetto dei grandi drammi della storia. La sua penna misura la tragedia dell'uomo comune sovrastato dagli avvenimenti, fa muovere da un mondo all'altro generazioni di tipografi, braccianti, maestri di scuola obbligandoli a prendere parte al flusso degli eventi e alla catastrofe di un secolo. L'individuo di Orecchio subisce, si ribella, fugge, cerca disperatamente un proprio posto nel mondo e molto spesso non fa in tempo a trovarlo, perché il mondo va più veloce di lui. In Stati di grazia, tutto questo è raccontato con un registro linguistico incredibilmente ricco: ogni capitolo ha una propria forma (il diario, il resoconto redatto da un autore onnisciente, l'interrogatorio e così via) e una propria lingua, tanto che si direbbe che a ogni personaggio sono stati assegnati una voce e uno stile: alle liste e gli elenchi con cui il "vero" Sanchis ricostruisce la realtà e si appropria del mondo fanno da controcanto, per così dire, le citazioni colte di Aurora Maturàno o i brani più à la Città distrutte, in cui sembra essere Orecchio stesso a prendere la parola per ricostruire una vita con il piglio dello storico. La continua modificazione degli stili e delle voci sembra riflettere l'irrequietezza e la precarietà delle vite che si raccontano: questo è un libro di personaggi che fuggono e che non trovano un centro, sembra dire Orecchio, dunque anche il modo in cui tutto questo viene raccontato fluttua, si sperde, esplode in una moltitudine di voci e punti di vista. Su tutto spicca quello che è senza dubbio il valore più grande di Stati di grazia, la concezione della letteratura che l'autore fa trapelare: egli racconta vite di testimoni della storia e, per farlo, studia, si documenta e si fa testimone egli stesso. La letteratura è dunque, tra delle forme della testimonianza, quella che è data a chi non ha vissuto direttamente le tragedie che racconta, ma sente in ogni caso la necessità di farsene portavoce: si scrive insomma per raccontare le vite di chi la storia l'ha conosciuta e subita davvero.   Andrea Tarabbia          

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Conosci l'autore

Davide Orecchio

1969, Roma

Vive e lavora a Roma, città nella quale è nato.Nel 2014 è uscito il romanzo Stati di grazia (il Saggiatore). Ha pubblicato nel 2012 Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi), una raccolta di racconti che ha vinto il premio Mondello Opera Italiana e SuperMondello 2012, il Premio Volponi 2012 ed è arrivata finalista al premio Napoli. Storico di formazione e giornalista professionista, ha pubblicato racconti, testi, articoli e saggi su Nazione Indiana (del quale fa parte dal 2012), Nuovi Argomenti, WATT, pagina99, il manifesto, The American Reader, Achab, Reset, Caffè Europa, Dimensioni e problemi della ricerca storica, Style Piccoli/Corriere della Sera. Direttore di Rassegna.it dal 2007 al gennaio 2014. 

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