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Emily St. John Mandel

Traduttore: M. Zemira Ciccimarra
Editore: Bompiani
Anno edizione: 2015
Pagine: 412 p., Brossura
  • EAN: 9788845280382
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Recensioni dei clienti

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    enrico.s

    04/02/2016 16.25.48

    "Stazione undici" ha vinto l'Arthur Clarke Award per la science fiction 2015, ma ritenerlo un libro "di genere" sarebbe come considerare un "giallo" Delitto e castigo, per via dell'omicidio della vecchia usuraia. Certo, l'autrice ci racconta di una pandemia che stermina in pochi giorni il 99% dell'umanità e delle sue conseguenze per la vita dei sopravvissuti (con pagine di angosciante bellezza), ci mostra la fragilità del nostro mondo e delle sue conquiste tecnologiche, ma queste sono solo le note che la Mandel utilizza per intessere un accorato, commovente e a tratti struggente canto alla nobiltà dell'essere umano. L'epitome di tutto ciò è racchiusa nella scritta apposta sui carri trainati da cavalli dalla comitiva di attori e musici itineranti protagonisti del racconto che, in un mondo desertificato e terribile, vagano per città distrutte e disabitate recitando Shakespeare: "Perchè sopravvivere non è sufficiente". Un romanzo apparentemente angosciante, in realtà pieno di speranza, proprio come "La strada" di McCarthy. Davvero meraviglioso. Leggetelo, e vedrete che vi resterà dentro per un pezzo.

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    Loris

    14/01/2016 14.16.57

    La distopia è un genere molto frequentato in questi anni. La civiltà in contrazione post pandemia in questo caso però è un modo per guardare il presente da una distanza che consente una serie di riflessioni sulla memoria, sulla rete delle relazioni sociali, sulle ambizioni e i compromessi dell'esistenza. La narrazione è corale e gioca col tempo, svelando progressivamente i legami tra i personaggi. Il perno può essere considerato Arthur, l'attore, colui che si è costruito un ruolo pubblico indossando la maschera della fama, salvo scoprire dolorosamente l'assenza di legami affettivi duraturi. Il nuovo mondo è l'occasione forzata per costruire modelli di comunità diversi, per riaffermare la necessità dell'arte come strumento per andare oltre il semplice sopravvivere. Le asperità e le violenze non mancano, ma restano confinate sullo sfondo. Se anche tutti i fili e tutte le storie non sono perfettamente compiuti, il romanzo si impone sia per la riuscita architettura d'insieme sia per uno stile che a tratti indugia al malinconico e al poetico, dando sostanza e spessore ai tanti personaggi.

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