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La steppa - Anton Cechov - copertina

La steppa

Anton Cechov

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Traduttore: Paolo Nori
Editore: Quodlibet
Collana: Compagnia Extra
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 15 giugno 2017
Pagine: 181 p., Brossura
  • EAN: 9788822900555

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La steppa è il viaggio in carrozza di un ragazzino di campagna, Egóruska, che la madre ha mandato a studiare al ginnasio di una grande città: l'immensa steppa ucraina, gli incontri a sorpresa lungo il viaggio, le sensazioni incantate del ragazzino, il bagno nel grande e placido fiume, le soste, i paurosi racconti dei contadini. Scritto nel 1888, all'età di ventotto anni, ?echov considerava questo racconto il suo capolavoro; giudizio peraltro condiviso anche da altri scrittori come Leskov e Saltykov-S?edrin, che lo paragonarono a Gogol' e Tolstoj. «Vai, vai, guardi avanti, la steppa è sempre la stessa steppa sconfinata che era prima: non si vede la fine!». Con un testo di Fausto Malcovati.
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    Cristiano Cant

    20/05/2018 07:00:52

    Lo sfondo di un infinito uguale a una lenta distesa di poesia, un insieme di materia e visione, ricordo e sogno lungo le verste quasi senza approdo di un viaggio fatto su un carro. L'abbraccio di una natura che spaventa mostrandosi nelle sue vesti primigenie, e un ragazzo sotto i cui occhi sfila un mondo di odori, commerci, nostalgie, un mosaico di incontri che renderanno quel cammino un vero e proprio specchio di crescita e conoscenza e che Cechov amerà scolpire in una frase che è un'intera letteratura. "Il russo ama ricordare ma non ama vivere". Le esperienze si mescolano in una serie di abbrutimenti e dolcezze, gli echi di una solitudine smisurata e di un desiderio di compagnia sono come maestri di educazione su ogni singola mossa: "Ci sono persone di cui si può conoscere l'intelligenza dalla voce e dal riso, altre nelle quali negli stessi elementi c'è una stupidità senza fine". Una coralità varia che in episodi stupendi alterna cambi di scena indimenticabili: il bagno fatto al fiume, le grandi mangiate, le visite fatte a qualche bottega occasionale, lo sguardo dentro una chiesa. E questo senso di piccolezza e di morte che rinviene ogni momento quando ci si guarda attorno: "Ci si sente irrimediabilmente soli, e quanto si era prima considerato vicino, come fosse cosa propria, diviene infinitamente lontano e senza nessun valore. Le stelle che guardano dal cielo già da migliaia di anni, lo stesso incomprensibile cielo e la caligine, indifferenti alla vita breve dell'uomo, quando si stia faccia a faccia con essi e si tenti di indagarne il senso, opprimono l'anima col loro silenzio. E l'essenza stessa della vita si presenta terribile, disperata". Un orizzonte unico dove si scopre ogni nuda vibrazione di se stessi, un canto si potenza selvaggia e di stupori sontuosi senza nessun confronto con altro. E il dottor Cechov, dietro queste quinte meravigliose, a guarirci l'animo con la sua forza, i suoi solfeggi, la sua malata bellezza che diventa cura e vita dentro di noi.

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    Stefania Ricciardi

    07/08/2017 13:39:06

    Splendido ripescaggio, un gioiellino da leggere tutto d'un fiato.

  • Anton Cechov Cover

    Scrittore e drammaturgo russo. Cresciuto in una famiglia economicamente disagiata, si trasferì nel 1879 a Mosca dove si iscrisse alla facoltà di Medicina. Laureatosi nel 1884, esercitò solo saltuariamente, dedicandosi esclusivamente all'attività letteraria. Nel 1890 raggiunse attraverso la Siberia l'isola di Sachalin, sede di una colonia penale, e sulle condizioni disumane in cui vivevano i forzati scrisse L'isola di Sachalin. Minato dalla tubercolosi, passò vari anni nella piccola tenuta di Melichovo, nei pressi di Mosca. Nel 1895 conobbe Tolstoj, cui rimase legato da amicizia per tutta la vita. Nel 1900 venne eletto membro onorario dell'Accademia russa delle scienze, ma si dimise due anni dopo per protesta contro l'espulsione di Gor'kij. Nel 1901 si sposò.... Approfondisci
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