Lo stesso mare

Amos Oz

Traduttore: E. Loewenthal
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
In commercio dal: 3 giugno 2008
Pagine: 236 p.
  • EAN: 9788807817144
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Descrizione
In tre stagioni si dipana l'intreccio di questa storia. Troviamo un commercialista rimasto vedovo da poco, un figlio partito per il Tibet non tanto in cerca di sé quanto spinto dal desiderio di andare più lontano possibile, una giovane fidanzata lasciata in Israele, forte e fragile al tempo stesso, una donna malata di ironica solitudine, una morta la cui vita affiora a poco a poco. E soprattutto lui, lo scrittore che, a un certo punto, entra nella storia e vi prende parte sia come "artefice" che come "spettatore".

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Recensioni dei clienti

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    alfonso

    21/07/2011 17:42:13

    Lo stesso mare è certamente un capolavoro, anche per chi non ha dimestichezza con questo genere di letteratura di transizione, che si esprime tra la poesia e la prosa. Sotto questo aspetto è paragonabile al Decameron di B. E' uno di quei libri da leggere e rileggere, anche per la sua brevità, perché fornisce diverse chiavi di interpretazione ad ogni approccio. Per comprenderlo appieno è necessario, a mio avviso, aver letto anche altri libri di Oz, in particolare "una storia d'amore e di tenebra", nel quale l'autore svela molti aspetti della propria vita e quindi anche della propria letteratura, anche se Oz tiene a precisare che non tutto quello che un autore scrive è la rappresentazione fedele della propria vita. I cinque/sei personaggi hanno caretteri diversi, sensibilità che rivelano personalità contrapposte. Tutti in realtà portano dentro lo stesso mistero, lo stesso mare, ma nessuno riesce a svelare, almeno a parole in cosa questo mistero consista. Tutti in realtà fanno riferimento allo stesso IO.

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    Libricciola

    24/03/2010 22:24:10

    Le prime pagine mi hanno fatto venire voglia di buttare il libro giù dalla finestra! Poi però mi sono abituata al linguaggio quasi poetica e ad un ritmo che accellera e rallenta e a situazioni che saltano di palo in frasca, e alla fine l'ho trovato quasi bello. Voto medio, perchè è inferiore al resto della produzione di Oz e perchè la storia è davvero uno spezzatino che a tratti richiede un bel po' di attenzione per capire chi parla di cosa...

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    manvela

    04/09/2008 18:21:00

    "Lo stesso mare" è la conferma che Amos Oz è un'autore di eccezionale livello! Qui la sua capacità di distillare l'essenza della narrazione facendo un uso strutturale e plastico delle parole e della forma espressiva raggiunge livelli propri delle arti figurative e forse di più: se potesse una scultura emanare calore e talvolta gelo, e profumi e sapori, ecco sarebbe una scultura alla Amos Oz. Non ho dubbi sulla genialità di questo scrittore. Il mare è un simbolo: vastità, profondità, imperscrutabilità e terribile ineluttabilità che si frappone tra chi ama e chi non c'è più o non c'è mai stato o non potrà mai esistere. E così le frasi, le righe e i capoversi come onde si gonfiano e refluiscono, montano come la marea e si ritraggono e l'essenza del narrato come acqua di mare si concentra quando evaporano i vocaboli che trasformano una frase in un verso! Toccante, straordinariamente intenso, immaginario e sinceramente autobiografico... come sempre Amos Oz!!!

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    roby

    08/06/2007 22:15:39

    Libro deludente,lo si legge velocemente nella speranza di porre fine ad una noiosa e sconnessa storia. Non c'è sale, non c'è emozione,non c'è vita:un mare morto fa da sfondo alla vita triste dei protagonisti.Oz Amos sarà sicuramente ricordato,come lui spera,con questo libro;infatti un libro così brutto non l'ho mai letto.

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    mato

    05/06/2007 12:02:01

    E' il primo libro di Oz che leggo. Un misto tra poesia e racconto. Molto bello ma non semplice da apprezzare.

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    ERIKA MUGNAINI

    04/06/2007 20:32:08

    Un libro che sembra un quadro. Pennellate di emozioni e sentimento,colore e nostalgia. Non conta il susseguirsi di eventi ma la nota che risuona dentro quando si legge. Parole che restano dentro, che si collocano nello spazio generato nella lontanaza di ogni uomo dal proprio oggetto d'amore. Splendido, come ogni libro di Amos Oz.

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    angela66

    04/05/2007 19:50:57

    lembi di poesie, spruzzi di racconti svolazzano nel libro alla ricerca di una storia che non c'è. le vicende dei protagonisti in modo schizzofrenico si intrecciano con quelle del "narratore" come ama definirsi lo stesso Os Amos. un libro di veloce lettura: inutile, sconnesso ,fastidioso. l'alternarsi di brani di poesia e di narrativa da' l'impressione di "diario"dove il narratore ha annotato appunti, riflessioni, pensieri monotoni e vuoti. il mare ,descritto in vari modi, compare all'improvviso in alcune pagine testimone triste, stanco, desolato utilizzato ,in modo improprio ,per giustificare il titolo del libro e nel disperato tentativo di trovare un nesso, un filo che unisca le varie pagine tra loro.

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    frida

    08/03/2007 23:39:58

    Lo stesso mare è un libro "diverso", si alternano prosa e poesia e le poesie sono sorprendenti,Oz è un autore completo."Adagio" "Lascito Tardivo"..e altre che proseguono la narrazione come sospiri notturni, e in lontananza s'ascolta il mare.

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    anna

    01/01/2003 22:52:37

    è un libro molto diverso dagli altri di Oz. molto più lirico. le parti poetiche a volte sono davvero molto belle. è un libro più difficile del solito, perchè volutamente più frammentario, con l'io narrante e il punto di vista che cambia continuamente. tuttavia vale la pena leggerlo, anche perchè lo si divora letteralmente in poche ore.

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    li-u

    03/03/2001 13:46:15

    E' il primo libro di Amos Oz che leggo ma devo dire che l'impressione è stata a dir poco ottima. Nonostante le vicende dei protagonisti siano piuttosto ordinarie, la morte di una moglie, la fuga dal quotidiano e la solitudine profonda di ognuno, l'autore sa esprimere tutto questo in un modo piuttosto particolare: alternando poesia e narrazione. E' possibile trovare capitoli interi in poesia, ed altri sotto forma di narrazione e questo rende l'opera di una scorrevolezza apparentemente veloce, ma in ogni caso interessante a tal punto che è inevitabile rimanere incollati fino alla fine.

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"Il fantomatico narratore chiude la penna e scosta il quaderno. È stanco. La schiena poi. Si domanda donde gli sia schiodata una storia così, bulgara e a Bat Yam, in righe sincopate quando non, a tratti, in strofa."

L'autore è stato definito un "classico vivente", questo libro un "romanzo epocale per struttura e forma", "un distillato di romanzo", un libro "che contiene tutto quanto è oggi Israele". Definizioni che innalzano Amos Oz, ormai un decano della narrativa (e saggistica) israeliana, al livello dei maestri della letteratura contemporanea.
Impegnato nella pacifica battaglia per la riconciliazione fra israeliani e palestinesi, e voce attiva contro il genocidio ovunque esso si verifichi e chiunque coinvolga, Oz è stato uno dei leader del movimento "Peace Now" sin dalla sua fondazione nel 1977. I suoi articoli sono apparsi sui maggiori quotidiani internazionali e la sua opinione è tra le più ascoltate in materia di pacificazione e di equilibri tra i popoli mediorientali.
Anche per questo motivo Oz ha affascinato i lettori giunti da tutt'Italia per sentire la sua conferenza al Festivaletteratura di Mantova. Del resto è considerato un maestro in patria, studiato e imitato come un autore classico e rappresenta un modello al quale le giovani generazioni di scrittori tendono a rapportarsi: un paradosso del tutto particolare che vede molti autori israeliani viventi diventare punto di riferimento "storico" per la letteratura.
Lo stesso mare (il mare è il Mediterraneo, ma anche, metaforicamente, il mare della vita) è il compimento estremo della sua opera, un racconto che è poesia, un libro difficile da definire e da classificare. "Vorrei che i lettori gli cambiassero scaffale ogni settimana - ha affermato lo stesso Oz in un'intervista di Enrico Franceschini - mettendolo talvolta vicino ai romanzi, tal altra vicino alla poesia."

La prosa ricercata, accurata di Oz, il suo lavoro di "concentrazione" della scrittura porta il lettore a non trascurare anche i più sottili, esili dettagli. Forse proprio in essi si nasconde la spiegazione del tutto. Del resto la sua narrazione complessa racchiude molti racconti e mette in gioco il ruolo stesso dello scrittore, che partecipa alla storia entrando in essa. E nel suo entrare incontra un figlio che non riesce a comunicare con il padre e parte per il Tibet per cercare qualcosa di indefinito; una madre-moglie morta di cancro; un amore che nasce e si sviluppa quasi inevitabilmente ma che non viene corrisposto, tra un padre e una giovane donna; l'impossibile passione tra un uomo e il personaggio di un racconto... Il lettore trova prosa e poesia, dialoghi e descrizioni, ma soprattutto parole mai casuali, il risultato di un lavoro linguistico complesso ed evidente.
I suoi venti libri costituiscono una lettura indispensabile per tutti coloro che desiderano capire la vita quotidiana di Israele, la mentalità di persone prima sradicate poi ritornate improvvisamente al passato. Ma anche le lacerazioni del popolo ebraico, il senso di un'identità, la difficoltà di sentirsi veramente liberi e sicuri in una patria "nuova": dalla banale difficoltà di adattarsi a un clima particolare fatto di caldo e di freddo, d'acqua e deserto, alla fatica di mediare culturalmente con i propri vicini dentro e fuori i confini della patria.
Parte del successo in Italia di Oz (come di molti altri autori di lingua ebraica) è merito anche della traduzione di Elena Loewenthal. Un lavoro palesemente articolato e difficile che merita di essere ricordato.