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Stiamo freschi. Perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale

Bjørn Lomborg

Traduttore: M. C. Bitti
Editore: Mondadori
Collana: Saggi
Anno edizione: 2008
Pagine: 232 p., Rilegato
  • EAN: 9788804580706
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    alessandro demontis

    17/06/2014 10.52.37

    Pur non condividendo la tesi del global warming di origine antropica, mettendomi nei panni dell' autore concordo con il suo invito alla prudenza. Uno dei pochi autori riguardo al GWA capace di mantenere mente fredda e di focalizzare le priorità, libero dalla mentalità ambientalista dannosa e qualunquista. Un libro che consiglio a tutti per la sua lucidità, sia ai 'believers' che agli scettici.

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    DiGiMac

    05/09/2009 14.02.19

    Anch'io trovo che le critiche riportate non siano fondate. La tabella non è un "capolavoro di disinformazione", ma un riassunto di tutti gli argomenti affrontati nel libro (non a caso si trovo in fondo, dove uno che ha letto con attenzione l'apprezza). Non essendo appunto "uno scienziato del ramo" Lomborg non vuole controbattere i dati ma solo le conclusioni catastrofiche non fondate e la politicizzazione degli stessi. Fornisce "indici, note e quant'altro" non per "allungare il brodo", ma per chi volessi informarsi pi più. Criticarlo perchè non si concentra sul "affrontare il problema ambientale" significa non aver compreso lo scopo di Lomborg che è proprio "confrontarlo con gli altri problemi dell'umanità". La tesi sulla poca efficacia di ridurre CO2 non è di Lomborg ma è ben fondata e documentata (ecco a cosa servono le note...) ma capisco che il ibro possa essere "irritante" a chi crede nella dottrina di Greenpeace et al. Lomborg ci sta chiedendo di considerare le alternative - visto che Kyoto non poteva e non ha funzionato, cosa possiamo fare ? I fondamentalisti climatici andranno avanti per il loro vicolo chiuso - chi ha la mente aperta e la visione più ampia troverà in questo libro spunti per una riflessione più ragionata.

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    Christian

    18/05/2009 16.58.01

    Non concordo con le stroncature del libro. Trovo che il saggio di Lomborg sia una valutazione equilibrata e razionale del problema ecologico. La documentazione è estremamente complessa e completa e le citazioni sono tutte tratte da comunicati e studi ufficiali. Di fatto Lomborg non nega il problema, anzi ne ammette l'esistenza, ma con grande puntualità lo ridimensiona e ne da una visione che i media si guardano bene di fornire. Lomborg è uno statistico, ma nessuno meglio di uno statistico può confrontare e fornire una valutazione oggettiva di dati. Più volte mi è capitato di leggere libri relativi ad imminenti catastrofi e, ad onor del vero, non sono altro che sensazionalismo gratuito e davvero poco fondato. Si parte spesso dal presupposto che la natura sia diventata più violenta (il che è in parte vero), ma non ci accorgiamo che con insediamenti scriteriati, speculazione, coltivazioni intensive e sprechi creiamo il presupposto ideale perché il suolo, le nostre città, il nostro stile di vita diventi sempre più fragile e vulnerabile. Vedendo le cifre che Lomborg cita (ne ho controllate alcune a campione e posso confermare che sono vere... tutte erano troppe!) ci si accorge che è davvero uno spreco fare uno sforzo così grande, seppur encomiabile, con risultati assai modesti. Non dobbiamo nemmeno dimenticare che anche le più grandi associazioni ambientaliste a livello mondiale sono diventate delle potentissime lobbies ed hanno tutto l'interesse a cavalcare quest'onda. Inoltre, trovo che questo libro ottenga quello che si prefigge: senza polemica, aprire una discussione onesta sui cambiamenti climatici. Lomborg non detiene sicuramente la verità assoluta, ma se partiamo dal presupposto che la verità sta nel mezzo... non ce l'hanno nemmeno gli ambientalisti/catastrofisti.

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    Michele Cervi

    09/12/2008 18.05.15

    C'è una tabella, a pagina 154 mi sembra, che è un capolavoro di disinformazione. Lomborg mette a confronto dati di cui non ci dice l'origine né la natura, né la fonte. Se si vogliono controbattere i dati degli scienziati dell'IPCC, occorre farlo scientificamente, altrimenti si fa della propaganda, e anche fatta male. Propongo di procurarsi invece i saggi di Pascal Acot. E legersi "A qualcuno piace caldo" di Stefano Caserini, sulle scemenze che si dicono in fatto di climate change.

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    Alinti

    22/09/2008 20.58.45

    Il volume ha la pretesa di bollare come eccessive e allarmistiche le tesi sostenute dagli ambientalisti e lo fa in circa 150 pagine effettive (tolti indici, note e quant'altro può allungare il brodo). Le tesi dell'autore, che giova ricordarlo è uno statistico e non uno scienziato del ramo, si possono sintetizzare in questo modo: il riscaldamento globale esiste ed è causato dall'uomo ma l'allarmismo sugli effetti devastanti del riscaldamento globale è esagerato e ridurre le emissioni di gas serra avrà effetti scarsi e comunque sarà troppo costoso. Meglio quindi spendere il denaro per cose più importanti come combattere le malattie,la fame nel mondo, la povertà. Considero queste tesi fuori tema e sbagliate (oltre che fastidiosamente qualunquiste). Per prima cosa sappiamo tutti che ci sono altri problemi che è giusto tentare di risolvere, ma questo non significa dover mettere da parte il problema legato alla salvaguardia dell'ambiente. Inoltre un libro che dovrebbe affrontare il problema ambientale dovrebbe concentrarsi su questo e non confrontarlo con gli altri problemi dell'umanità. Le tesi secondo cui la riduzione delle emissioni serra avrebbero uno scarso impatto non mi sembrano affatto ben documentate, nonostante le numerose note al testo. Infine la valutazione sui cambiamenti climatici è vista quasi esclusivamente dal punto di vista umano, come se il rispetto per le altre forme di vita non fosse un valore in sè. In sostanza un libro irritante, che almeno però torna a far parlare del problema del secolo.

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    Luca Berardi

    05/09/2008 22.25.44

    Libro perfetto contro i tanti luoghi comuni sul riscaldamento globale. Lomborg dimostra con dati concreti e numeri innegabili come il catastrofismo di Al Gore e altri porterà in realtà a minimi miglioramenti mentre, se abbandonassimo il protocollo di Kyoto, si potrebbe spendere di meno e meglio ottenendo risultati molto più concreti in termini di minori decessi causati da riscaldamento atmosferico,inondazioni,povertà, fame e malattie endemiche. Per questo si veda la tabella a pag.154 per il confronto tra i sostenitori di Kyoto e quanto proposto da Lomborg. Kyoto è uno specchio per le allodole di personaggi che ignorano o fingono di ignorare la verità; 30 anni fa gli stessi ambientalisti temevano per una glaciazione imminente, ora si teme per il riscaldamento globale e tra 30 anni cosa ci proporranno come nuova fine del mondo? L' "intiepidimento" globale? Lomborg è un ex-ambientalista e quindi non è amato dai suoi ex colleghi; seppure pieno di numeri, come giustamente deve essere, il suo libro è da leggere assolutamente per non essere vittime del populismo ambientale

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