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scheda di Baiocco, S., L'Indice 1995, n. 9
Alani storici dell'arte, tra i più grandi, hanno sentito e sentono a volte la necessità di riflettere sugli strumenti, sull'uso delle parole-chiave della disciplina, e tra queste la parola "stile" ha senza dubbio un posto prioritario. In questa prospettiva va inquadrato il saggio, ben noto e frequentemente citato, di Schapiro: egli cerca di chiarire tutte le sfaccettature di un concetto tanto ampio da comprendere gli stili individuali (le qualità che permettono di distinguere tra un maestro e un altro) ma allo stesso tempo anche i cicli storici, gli stili che informano un'epoca.
II tentativo è quello di definire le modalità con cui lo stile può intervenire nella storia della cultura, mettendo a confronto le soluzioni che via via sono state date a questo problema: si può distinguere da un lato chi riconosce priorità e autonomia alle qualità forma1i; dall'altro chi valuta le connessioni con l'esterno, e trova nel contenuto dell'opera d'arte le ragioni dello stile. Le diverse posizioni vengono analizzate dall'autore con grande pacatezza, ricercando i modi attraverso i quali lo strumento dello stile sia utilizzabile anche in altri ambiti disciplinari. Non bisogna infatti dimenticare che questo importante saggio (che non era mai stato tradotto in italiano) vide la luce al di fuori del consueto dibattito metodologico della storia dell'arte, in quanto fu pubblicato per la prima volta in una raccolta di scritti dedicati a fare il punto sullo stato degli studi antropologici ("Anthropology Today. An Encyclopedic Inventory", a cara di A.L. Kroeber).
Considerato troppo spesso come mero strumento diagnostico per collocare le opere d'arte nello spazio e nel tempo allo scopo di definire il «gusto collettivo» di un'epoca, lo stile vive invece di una sua autonoma realtà: è un complesso e mutevole sistema di forme portatore di significati, un filo invisibile di assonanze che conduce alla personalità dell'artista e alla visione del mondo di un gruppo.
Sulla base di questo riconoscimento Schapiro avvia una limpida analisi delle varie teorie dello stile, districandosi elegantemente nei meandri di una problematica quanto mai controversa. Schapiro ci ricorda come nonostante tutte le ambizioni di analizzare lo stile con metodi matematici non si sia ancora riusciti «a fare a meno del vago linguaggio della qualità»; la complessità di un'opera d'arte è infatti tale che la descrizione delle forme deve spesso limitarsi a un «resoconto approssimativo di pochi rapporti». Ma il grande critico americano, come ha dimostrato nei suoi saggi sull'arte romanica o su quella contemporanea, è un sottile, infaticabile indagatore dei rapporti che un'opera d'arte intrattiene con il proprio contesto.
Ancora, se è vero che la critica insegue l'arte - sembra suggerire Schapiro - non bisogna mai dimenticare quanto in età contemporanea l'arte abbia modellato la critica, indirizzando spesso l'attenzione degli studi verso caratteristiche degli stili finora non osservate.
Non fu forse l'impatto dell'arte contemporanea, ad esempio, ad imporre la tesi della pari dignità degli stili contro ogni interpretazione evoluzionistica? E a depurare nello stesso tempo le opere più antiche dei loro significati, offrendole alla nostra sensibilità come pure costruzioni di linee e colori?Ecco l'eterno conflitto tra critica delle forme e critica dei significati, dialettica che Schapiro magistralmente ripercorre, riconoscendo ragioni e manchevolezze di entrambi gli schieramenti, senza mai perdere di vista i presupposti religiosi, culturali, sociali dell'espressione artistica.
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