Artisti: Eric Clapton
Supporto: Vinile LP
Numero dischi: 2
Etichetta: Polydor
Data di pubblicazione: 27 maggio 2016
  • EAN: 0602547863669
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Descrizione

A quasi quarant’anni dall’uscita del leggendario album “Slowhand” – certificato Triplo Platino dalla RIIA - Eric Clapton torna a collaborare con il produttore Glyn Johns (The Eagles, i Rolling Stones, Led Zeppelin e The Who) per il suo ventitreesimo album di studio, “I Still Do”.
L’album, che segue l’apprezzatissimo “Eric Clapton & Friends: The Breeze, An Appreciation of JJ Cale”, del 2014, è composto da 12 tracce originali, alcune scritte dallo stesso Clapton.La cover dell’album – un’accuratissima illustrazione artigianale dello stesso Clapton – è il frutto del lavoro dello stimatissimo artista Sir Peter Blake, conosciuto ai più per la famosissima copertina dei The Beatles “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, ma anche di quella di “Do They Know It’s Christmas?” della Band Aid, “Stanley Road” di Paul Weller o “Face Dances”dei The Who.
La sua firma è riconoscibile sull’angolo in basso a destra della copertina di “I Still Do”.
Durante la sua decennale carriera, Eric Clapton ha fatto parte di numerose band (dai primi Yardbirds ai Cream, fino ai Derek and The Dominos), composto moltissimi dischi, registrato innumerevoli concerti sold out, raccolto una serie impressionante di riconoscimenti e di critiche entusiastiche, soprattutto per le sue ormai leggendarie virtù di chitarrista.Clapton ha ha avuto l’onore di essere l’unico artista inserito per più di due volte nella Rock & Roll Hall of Fame.

Disco 1
  • 1 Alabama Woman Blues
  • 2 Can’t Let You Do It
  • 3 I Will Be There
  • 4 Spiral
  • 5 Catch The Blues
  • 6 Cypress Grove
  • 7 Little Man, You’ve Had a Busy Day
  • 8 Stones In My Passway
  • 9 I Dreamed I Saw St. Augustine
  • 10 I’ll Be Alright
  • 11 Somebody's Knockin'
  • 12 I’ll Be Seeing You

L’aneddoto è pura mitologia rock: nel 1966, quando Eric Clapton e Pete Townshend, al tempo i migliori chitarristi al mondo, vedono suonare per la prima volta Jimi Hendrix, si guardano in faccia e dicono: «E' finita. Adesso siamo il numero due e il numero tre». Sono passati 50 anni, infinite mutazioni del linguaggio rock e generazioni di chitarristi, Hendrix non c’è più da un pezzo, Townshend è quasi sordo e Clapton è li?, intoccabile nel posto che la sua “mano lenta” gli ha fatto conquistare tra i piu? grandi di sempre, compresi i maestri del Delta che ascoltava a Ripley a 13 anni quando ancora non sapeva che sua sorella era in realta? sua madre e che il suo destino era sopravvivere a tutto nel nome del blues.
Oggi Clapton ti guarda dalla copertina del suo ennesimo disco (disegnata da Sir Peter Blake) e ti dice: “Faccio ancora”. Qualcuno ha voglia di contraddirlo? Negli ultimi anni ha trovato una quiete accettando con ironia il suo status di leggenda vivente, ha recuperato la voglia di suonare ascoltando Gary Clark Jr. (lo ha detto lui stesso) ed è ripartito: due album, una compilation, un tributo a J.J. Cale, una settimana di concerti e un disco dal vivo alla Royal Albert Hall. Gli basta pescare a caso dalla sua stessa storia: si avvicinano i 40 anni di Slowhand? Chiama Glyn Johns per produrre un disco da mettere tra i classici, impeccabile e monumentale, sei pezzi originali e sei cover da Robert Johnson a Bob Dylan a Skip James. Questo disco comunque dice una cosa sola: Eric Clapton può fare quello che vuole purchè continui a far scorrere la sua mano lenta sulla chitarra, il più a lungo possibile. Voto 4/5

Recensione di Michele Primi