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Editore: Einaudi
Collana: Grandi opere
Anno edizione: 2007
Pagine: XLI-883 p. , ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806167295
Una nuova storia del Risorgimento, così viene presentato questo ventiduesimo volume degli Annali della Storia d'Italia, aperto da una premessa-manifesto, firmata dai curatori Banti e Ginsborg, che riassume i caratteri di un Risorgimento raccontato e sezionato da venticinque saggi distribuiti in sei parti. Le quasi novecento pagine presentano materiali e soprattutto approcci metodologici e chiavi interpretative che non risultano nuovi a chi conosca la ricerca storiografica sul lungo Ottocento e sui nazionalismi, ma che lo possono sembrare a chi del Risorgimento conservi sbiadite nozioni scolastiche. Si tratta, piuttosto, dell'interessante approdo di un quindicennio di ricerche che a loro volta poggiano saldamente su alcuni cambiamenti importanti verificatisi nei paradigmi storiografici a partire dall'inizio degli anni ottanta – dal linguistic turn ai cultural studies, dalla nuova centralità dell'evento a quella della breve durata – e che hanno visto un ritorno di interesse per la storia politica declinata sia nella versione agulhoniana, e quindi come processo di apprendimento e partecipazione, sia in quella "religiosa" à la Mosse, sia attraverso lenti di tipo psicoanalitico. Questo volume non sarebbe stato infatti possibile senza le ricerche di Catherine Brice, Umberto Levra, Marco Meriggi, Ilaria Porciani, Simonetta Soldani, Bruno Tobia ecc. sul nation building e la nazionalizzazione degli italiani; non sarebbe stato neanche possibile senza i molti lavori sulla famiglia e sulle borghesie prodotti nella "breve" stagione della storia sociale italiana e, soprattutto, senza le ricerche di Alberto Mario Banti, confluite in due volumi pubblicati da Einaudi rispettivamente nel 2000 (La nazione del Risorgimento) e nel 2005 (L'onore della nazione. Identità sessuali e violenza del nazionalismo europeo).
È proprio nel solco tracciato da Banti, che in quei due libri ricombinava in maniera originale le suggestioni provenienti da Maurice Agulhon e George Mosse con Foucault e con teorici della letteratura come Propp o Jauss, per citare solo alcuni dei principali riferimenti, che si muove la maggior parte dei saggi. In quei due volumi, qui ampiamente ripresi nell'introduzione, Banti (che è, con circa cinquanta occorrenze, lo storico più citato dell'Annale) proponeva una lettura innovativa del Risorgimento in chiave culturale, costruendo nel primo un canone dei testi, non necessariamente dei bestseller, che avevano nutrito e ispirato le generazioni risorgimentali italiane. Nel secondo, di forte respiro comparativo, ha messo invece insieme una sorta di serbatoio europeo dei temi, dei motivi e delle immagini del "discorso nazional-patriottico" a cui i differenti movimenti nazionali attinsero a piene mani nel processo di nation building e che prese corpo attraverso la circolazione di testi e di materiali artistici e letterari di vario genere, nutrendo l'immaginario (ma anche l'azione) di uomini e donne che appartenevano alle generazioni risorgimentali.
Immagini, figure e monumenti, romanzi, poesie, lettere e discorsi, melodrammi e rappresentazioni teatrali costituiscono il materiale privilegiato per una ricostruzione che si ripropone innanzitutto l'obiettivo di sfatare l'idea che il Risorgimento sia stato un movimento elitario, confinato a pochi gruppi o meglio a poche persone. Il Risorgimento, dicono i curatori, e molti dei saggi di questo volume lo dimostrano, fu invece un movimento di massa, non nel senso di un movimento cui partecipò "tutto un popolo che si risveglia da un lungo e disonorevole sonno dormito sotto straniere tirannie", bensì nel senso delle "decine di migliaia di persone" che parteciparono attivamente al movimento politico e, soprattutto, "delle centinaia di migliaia di persone, spesso vicine a coloro che hanno militato in senso stretto, e che al Risorgimento hanno guardato con partecipazione, con simpatia sincera o con cauta trepidazione". In questa massa un posto non irrilevante fu occupato dalle donne e dalla famiglia, istituzione al centro delle "strutture discorsive elementari" del nazionalismo europeo ottocentesco che ruota, come scrivono i curatori, attorno a una serie di "figure profonde": parentela, amore/onore/virtù e sacrificio.
Per esplorare questa particolare dimensione di massa, e le pratiche discorsive del nazionalismo risorgimentale, i saggi del volume indagano non solo e non tanto gli eventi che si realizzano nella sfera pubblica (messi anzi in secondo piano) quanto le letture, i miti, le immagini (Porciani), gli amori (Ginsborg, Marta Bonsanti), il legame con il Romanticismo (ancora Ginsborg), la famiglia con le sue relazioni e i rapporti tra generazioni (Luisa Levi D'Ancona, Porciani, Soldani, Laura Guidi) e ancora i progetti di vita di uomini, ma anche e soprattutto, ed è una delle novità più significative di questa raccolta, di donne in vario modo coinvolte (in quanto madri, mogli, amanti, scrittrici, poetesse, esuli ecc.) e conquistate alla religione della nazione (ancora Porciani, Soldani, Guidi).
Attraverso la chiave del genere, quella che il volume riesce felicemente a ribaltare è un'interpretazione dell'Ottocento come di un secolo fondato su due sfere rigidamente separate, una pubblica e una privata, e sul fatto che la nascita della società borghese, l'affermazione delle classi medie e la costruzione della loro identità si siano realizzate anche e soprattutto in virtù di una netta separazione dei sessi, e cioè attraverso la costruzione di una sfera femminile privata e domestica e di una maschile pubblica, non necessariamente contrapposte, ma complementari. In molti saggi di questo volume il Risorgimento passa innanzitutto attraverso un'analisi della sfera privata che si insinua in quella pubblica. Non due sfere separate, dunque, ma due sfere che si intrecciano di continuo, sconfinando l'una nell'altra e influenzandosi reciprocamente: è questo quello che emerge dal gioco di rimandi tra i saggi, spesso con sovrapposizioni di temi e reiterazioni di motivi, che hanno però il compito di rendere compatta e coerente la proposta interpretativa del volume.
Con l'obiettivo di "far vivere la cultura profonda del Risorgimento; di osservare la mentalità, i sentimenti, le emozioni, le traiettorie di vita, i progetti politici e personali degli uomini e delle donne che al Risorgimento hanno preso parte" il volume tocca, oltre ai temi già citati della famiglia, dei rapporti tra generazioni e del coinvolgimento femminile, quelli della virilità e dell'eroismo o, meglio, delle loro rappresentazioni (Lucy Riall, Simonetta Chiappini); analizza a fondo le ideologie risorgimentali dei Mazzini e dei Cattaneo (Martin Thom, Simon Levis Sullam) e concetti e immagini come quello di "popolo democratico" (Silvia Rosa); valorizza la dimensione religiosa di un Risorgimento che viene qui presentato sia nella versione popolare, quella del clero e della sua predicazione nella congiuntura del '48 (Enrico Francia), che in quella alta degli interventi dei gesuiti e del papa (Daniele Menozzi); indaga sulle forme dell'azione politica e sulla loro ritualità e teatralità, individuando significativi scambi tra il teatro, il melodramma, le feste di piazza e la gestualità dei patrioti, il loro abbigliamento, la messa in scena dei plebisciti (Carlotta Sorba, Alessio Petrizzo, Gian Luca Fruci); mette al microscopio lo spazio breve nel quale le istituzioni e i diritti sono costretti a ridefinirsi nel momento del crollo degli antichi stati (Meriggi, Carlo Bersani); riprende in chiave risorgimentale un tema caro agli studiosi delle guerre, soprattutto di quella del 1914-18, come il culto della memoria (Banti, Pietro Finelli, Eva Cecchinato e Mario Isnenghi) e offre al lettore una comparazione con altri paesi europei – Francia, Gran Bretagna, Spagna, Austria – al tempo stesso modelli e interlocutori del nostro risorgimento nazionale (Finelli e Fruci, Christopher Duggan, Isabel María Pascual Sastre, Stefan Malfèr).
Il canone proposto da Banti nel 2000 si è allargato e arricchito, con questo volume, di nuovi testi, materiali e immagini, rivelando la fecondità di quella proposta interpretativa. Forse si può ora cominciare non solo a orientare con maggiore decisione la ricerca verso quella "intersezione tra la dimensione del discorso e dell'immaginazione, da un lato, e quella delle pratiche sociali e politiche, dall'altro" che alcuni autori di questo Annale hanno cominciato a esplorare, ma anche a verificare se sia esistito un anticanone razionalista, cosmopolita e antinazionalista, e da quali discorsi, immagini e pratiche sia stato composto.
  Daniela Luigia Caglioti