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Patrizia Dogliani

Editore: Mondadori Bruno
Anno edizione: 2003
Pagine: 224 p. , Brossura
  • EAN: 9788842497387

" Scouting for Boys è stato uno dei libri magici del ventesimo secolo". Così il "Guardian Weekly" salutava di recente l'ennesima ristampa della Bibbia dei boy scout pubblicata nel 1908 da Robert Baden-Powell. L'eroe della guerra anglo-boera che fondò la famosa associazione campeggia nel primo dei cinque capitoli che compongono questa sintetica ricostruzione della questione giovanile nel Novecento. Nel XX secolo, infatti, come puntualizza Dogliani, "si individua chiaramente" una tale questione. Anche se, in realtà, "questo ciclo della vita" si era già "evidenziato come autonomo", e si era "allungato negli anni a partire dal XVIII secolo", e, nel corso dell'Ottocento - sull'onda della progressiva definizione istituzionale dell'"età per acquisire responsabilità civile e giuridica, per la scolarizzazione minima, per l'entrata nel mondo del lavoro e per compiere il servizio militare" -, se ne erano precisati i confini fra i 14 e i 25 anni, poi spostati, col secolo attuale, a 18-30.

Il libro restituisce la storia di tale gruppo d'età nel secolo scorso sotto tre profili: generazionale, ovvero sociale e demografico; istituzionale, mediante l'esame delle istituzioni di socializzazione imposte ai giovani; e infine di analisi delle culture giovanili. Si concentra su quella prima metà del secolo che, osserva l'autrice, è il periodo sinora più frequentato dagli studiosi, come l'agile e informata nota bibliografica posta in appendice conferma.

Senza mai abbandonare una prospettiva comparativa di largo respiro, Dogliani guida il lettore con mano ferma, cominciando dalle organizzazioni giovanili (dallo scoutismo agli organismi operai e socialisti) che, con variegati e contraddittori impulsi all'autonomia, occupano la scena fra l'inizio del secolo e gli anni trenta. Identificata invece come potenzialmente "pericolosa" negli anni successivi alla prima guerra mondiale, la gioventù diventa oggetto di sforzi di controllo istituzionale, lungo uno spettro di soluzioni che vanno dalla coercizione dell'Urss staliniana ai progetti di integrazione articolata del New Deal. Nel terzo e quarto capitolo, mettendo a frutto la sua esperienza di storica del fascismo e delle guerre, l'autrice illustra, per un verso, fascismo e nazismo come "controrivoluzione giovanile" e le politiche di irreggimentazione e indottrinamento attuate dal totalitarismo di destra, e, per l'altro, gli elementi generazionali della complessa vicenda resistenziale.

Completa il lavoro un capitolo su continuità e rotture nel caso italiano del secondo dopoguerra, dalla ricostruzione agli anni ottanta, che evidenzia l'esigenza di approfondimenti in almeno due direzioni. Una riguarda gli anni cinquanta, che Dogliani indica come "decennio buio, conformista e gerarchizzato", ma che in realtà ancora attende di essere esplorato appieno rispetto al nodo cruciale del rapporto con la cultura di massa, ingaggiando un confronto con le esperienze straniere, in specie quella statunitense. L'altro tema è costituito dai ruoli di genere. Invero Dogliani non manca di tratteggiarne i contorni nelle varie fasi, ma evidentemente il problema sollecita una più specifica e organica attenzione di quanto i limiti di spazio consentissero in questo utile contributo introduttivo.