Categorie

Mauro Marcialis

Editore: Mondadori
Collana: Colorado noir
Anno edizione: 2006
Pagine: 369 p. , Brossura
  • EAN: 9788804561637

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Nicola81

    03/02/2011 17.28.26

    Un noir straziante, in cui i crimini di un pedofilo assassino si inseriscono in un più ampio contesto di corruzione e depravazioni di ogni sorta. Il confine tra buoni e cattivi è inesistente, e a farci la figura peggiore sono proprio le istituzioni e le forze dell'ordine. Un romanzo che può piacere o meno, ma certo non può lasciare indifferenti, scritto con uno stile frenetico ma che a lungo andare risulta ripetitivo, anche se è indiscutibile la bravura dell'autore nel delineare i personaggi. Certe punte di volgarità superano il livello di guardia, eppure non mancano improvvisi squarci di amore e tenerezza, in cui spiccano il punto di vista della cagnolina maltrattata e due personaggi di donna (Mara e Ramona) particolarmente azzeccati. Storia ben costruita dal finale non certo lieto ma abbastanza logico e con un timido spiraglio di ottimismo. Ambientato in provincia, tanto per ricordarci che il marciume ormai si annida ovunque.

  • User Icon

    Roz

    29/05/2007 13.09.59

    Molto bello... crudo, accattivante, mai scontato, con un ritmo forsennato, finchè non si è letta l'ultima pagina non da tregua, nessun eroe, nessuna giustizia "giusta" niente va come dovrebbe andare... e forse i protagonisti rispecchiano davvero ciò che probabilmente non tutti saremmo nella vita di tutti i giorni...

  • User Icon

    Enzo

    02/04/2007 09.56.17

    Il noir di Marcialis è geniale sotto tutti i punti di vista. L’azione è prettamente investigativa e la trama “morde” dall’inizio alla fine con continui capovolgimenti di fronte, passi falsi e doppi giochi. Il suo stile di scrittura lascia a bocca aperta così come il finale che, contraddicendo una famosa massima, ci stupirà senza l’ausilio di effetti speciali. Anche perché non ne ha bisogno.

  • User Icon

    Dany

    13/03/2007 15.40.22

    Reggio Emilia. Una città come tante. Non è ricca come Milano, non è antica come Roma, non è speciale come Venezia. Non è Napoli, o Firenze o Palermo, Los Angeles o New York. Non se ne parla quasi mai, non ci si va in vacanza; se nel nome della città non ci fosse quello della regione di appartenenza, si farebbe fatica a ricordarsi dove si trova. E' un po' strano leggere una storia così sconvolgente, ambientata in una città così normale. A volte ci illudiamo che certe cose possano accadere solo nei bassifondi di qualche metropoli americana, le confiniamo nei telefilm, in un'altra galassia. Preferiamo pensare che il male sia un' esclusiva di psicopatici (o capi di stato) stranieri. Invece La strada della violenza conduce in una città come tante, che diventa quasi il simbolo dell'uomo qualunque, quello che fa ridere con i suoi calzini corti, la pancetta e l'odio per il Presidente del Consiglio in carica. Quello che può diventare un eroe o un mostro sotto i nostri occhi in qualsiasi momento. Forse perché tutti, in fin dei conti, siamo un po' mostri e un po' eroi. Doppi, insomma. In questo libro si gioca molto sul numero due. Due protagonisti. Due bambine uccise. Due pedofili. Due cani. Due segretarie oche. Due donne grandiose. Due femmine senza scrupoli. Due prese di coscienza che cambiano due vite. Persino il nome della città che fa da sfondo alla vicenda è composto da due parole. Quasi a voler ricordare ossessivamente, con ogni mezzo, che c'è sempre un rovescio della medaglia, due lati opposti della barricata, due scelte possibili (o obbligate): vita o morte, impegno o indifferenza, vittima o carnefice. E molto spesso, scegliendo una cosa, si ottiene anche l'altra, che ci piaccia o no, perché il bene e il male a volte sono attaccatti l'un l'altro, come due gemelli siamesi.

  • User Icon

    Albys

    12/03/2007 18.44.19

    In principio era IL Genna, e IL Genna scriveva noir, e IL Genna era IL noir. Poi quel Verbo, fattosi Dio, si è elevato Iroso al di sopra dei mortali scriba(cchini), lasciando un anno luce d’incolmabile vuoto. Ma la strada era stata tracciata, e nel segno della violenza è spuntato (nel mese dei morti) questa sorta di malleus maleficarum apocrifo. Splendido e terribile il ritratto dell’italietta nostra che esce dalle secche pagine di Marcialis. Un romanzo d’accusa e di ribellione a uno degli orrori della nostra società, una parata di altri orrori e mostri e uomini persi mai fine a se stessa, che spiazza il lettore non per stupirlo ma per farlo pensare (ah, il pensare… diventerà mai di moda?) L’anatema è totale: non esiste una redenzione sociale, la soluzione è soltanto il controllo delle nostre ossessioni e pulsioni ancestrali. E la soluzione chiede sangue quasi quanto il dolore altrui. Siamo tutti all’interno del Contenimento e al contempo incontenibili. Questo scrittore con la faccia da borderline e la penna già molto oltre, capace di ricordare per stile e contenuti l’intero Pantheon Nero (i vari Genna, Ellroy e Peace, richiamati anche con citazioni-omaggio) senza minimamente sfigurare, è la voce più moderna e potente che abbia incontrato negli ultimi anni di letture di genere. Comprensibile leggere alcune critiche fermatesi in superficie: per scavare nelle interiora del male bisogna essere attrezzati anche come lettori, e saper riconoscere il Caronte giusto: Marcialis sa come traghettarci verso gli abissi delle miserie quotidiane con l’autorevolezza di chi SA. Grande esordio, maresciallo. La prego, prima di passare in clandestinità ci regali ancora qualche ferita.

  • User Icon

    Dario P.

    02/03/2007 15.24.51

    Un romanzo che va contro le regole: tanti protagonisti, tanti punti di vista (alcuni davvero originali), tanta carne al fuoco. Tanta crudeltà anche, di quella che purtroppo troviamo ogni giorno sui giornali e a cui dedichiamo uno sguardo furtivo, un'indignazione rapida, e via. Con il libro di Marcialis invece, è difficile voltare pagina, pensare ad altro. Forse per la vastità e la complessità della trama. Forse perché lo stile è, in un certo senso, aggressivo: scarno, secco, essenziale, duro. Arrabbiato. Ma non solo. Marcialis alterna istantanee asettiche, logiche, crude a visioni allucinate, sconvolgenti, oniriche; in ogni caso affascina, cattura. Non c'è scampo per il lettore, allo stesso modo in cui non c'è scampo per i personaggi del romanzo. Non c'è il rifugio offerto da qualche paradiso artificiale, dalla giustizia, dal "ci penserà chi di dovere". Anzi: il cosiddetto "dovere" è il personaggio che esce più malconcio di tutti. Esiste solo la LOTTA. E si lotta davvero solo quando si è coinvolti: per amore, per disperazione, per vendetta, per i motivi più immediati e universali, a prescindere dal fatto che siano giusti o sbagliati. Forse è per questo che gli ideali astratti, crollano come castelli di carta. In mezzo a tanto furore e a tanta disperazione, ci sono righe che scoppiano di dolcezza, con un clic! Breve e assordante; un flash d'amore che rende il male ancora più nero, oscuro. Allo stesso modo in cui, nei momenti più tristi, si viene assaliti da un bel ricordo che invece di consolare, rende il dolore ancora più insopportabile. E' così che Marcialis prende i suoi lettori: è grandioso nel far scattare questi meccanismi. Ma non solo. Non sempre i libri valgono il tempo che si dedica alla loro lettura: si fanno leggere e dimenticare come certi, fastidiosi, articoli di giornale. Questo libro ti fa pensare, e pensare, e pensare. E continua a parlare, urlare, anche quando lo si è chiuso da un pezzo. Forse è per questo che, in parte, infastidisce. E' per questo che lo apprezzo tantissimo.

  • User Icon

    Marco Bassi - Genova

    28/02/2007 14.42.41

    Ma perchè tutti si improvvisano scrittori. Scrivere è una cosa, essere scrittori è un altra. Mia nonna avrebbe potuto benissimo scrivere un libro, a questo punto, senza conoscere la sintassi, senza avere una cultura letteraria, senza aver mai sentito parlare di latino e greco, senza aver letto tutti i russi, tutti i classici. Se diciamo che "vale tutto" allora siamo tutti dei Pasolini, dei Moravia, dei Pasternak. Scusate lo sfogo, ma pur avendo letto il libro, mi sento di dire che la "letteratura" e la "scrittura" sono altra cosa.

  • User Icon

    matteo

    08/02/2007 09.54.24

    leggere questo libro è un dramma... l'autore voleva forse dargli un ritmo particolare, ma tra saper scrivere e pensare di saper scrivere ce ne corre! lo stile è pesante, monotono e ripetitivo. strano che Colorado Noir abbia preso un abbaglio così grande... da non comprare assolutamente!

  • User Icon

    Mar

    13/01/2007 16.24.37

    Perfetta per questo libro la frase di Marziale: "Hominem pagina nostra sapit" (sperando di averla scritta correttamente). Le pagine di La strada della violenza sanno di uomo, di donna, di vita, di disperazione, di violenza. Il noir non è solo un colore ma anche un gusto, un odore, grida che straziano i timpani e l'anima, asfalto ruvido... Grande.

  • User Icon

    Paolo Giova

    28/12/2006 11.15.51

    Marcialis con le parole anima anche le mura di una città che dietro al "tutto funziona" nasconde colori cupi e persone forse troppo vuote. Il gioco delle vite parallele dei due protagonisti porta avanti un binario costruito su traversine appartenenti a numerose persone, legate, chiuse e compresse nelle menti di Ferri e Rollei. Dieci e lode, ho girato in macchina con loro, ho sentito la puzza della droga che gli girava intorno ed ho sofferto perle botte che il cane di un folle ha sopportato per amore. Complimenti sei un grande.

  • User Icon

    ant

    09/12/2006 15.25.23

    Ok i temi trattati(pedofilia,corruzione,carrierismo sfrenato etc.) sono importanti, ma lo stile secondo me è troppo..."anfetaminico", rendendo spesso il ritmo del libro insostenibile

  • User Icon

    Greta

    03/12/2006 17.09.53

    Il piacere deriva dallo stile fresco e corrosivo che cattura il lettore fin dalla prima pagina in un crescendo di tensione e cinismo. L’autore con perizia e sicurezza porta avanti la storia seguendo un tracciato che deve essere costato molto in termini di concentrazione e di malessere, visto l’argomento. Il dolore deriva dalla trama: è impossibile non sanguinare su questo purissimo noir, dove le voci narranti tuffano la mente umana in un discorso purtroppo molto attuale: la pedofilia. Su certe parti ho dovuto fare una pausa: i brividi erano reali e il terrore di questo male più subdolo degli altri mi è entrato nell’intimo, pagina dopo pagina. Marcialis non è mai ovvio, non regala false illusioni ma ha ben presente un concetto basilare: l’amore di un genitore, quello che non dovrebbe mancare mai. L’argomento pedofilia è disturbante, scrivendone a volte si rischia di cadere nel banale o nel pietismo scontato, si cerca di accennarne poco (soprattutto nei libri) e di girarci intorno senza infangarsi troppo. L’autore lo fa, scende all’inferno e ce ne rende partecipi, anzi apre gli occhi su una delle realtà più terrificanti della nostra era. Tu lettore sei costretto a prenderne atto, sei obbligato a leggere cose orribili che non sono solo parte di questa storia ma sono la storia. Poi, dopo la discesa agli inferi, Marcialis ci ricorda che probabilmente c’è anche uno sprazzo di paradiso, di azzurro, e ecco che a pezzettini ce lo sventola davanti agli occhi. Le voci riportanti sono praticamente perfette nelle loro descrizioni, riescono da subito a farti entrare nei personaggi e a seguirli nel rapido alternarsi, sia che si tratti di un maresciallo della guardia di finanza o di un animale che guarda le cose, le capta e cerca di capirle e descriverle. Questa aggiunta del lato “ignorante” cioè animale nella storia secondo me è stato davvero un guizzo geniale. Un applauso speciale e dovuto a certe descrizioni femminili: specialmente Ramona la mia preferita. E’ un libro che potrà soddisfare più di un gusto.

  • User Icon

    L74

    23/11/2006 20.27.56

    Una storia estremamente complessa dove i protagonisti non sono solo quelli dichiarati, Rollei e Ferri, ma anche una città e il sistema che la governa. E il Sistema che governa il sistema. Un libro pieno d'ombre: quella di una bambina che saluta la mamma per l'ultima volta, ma anche altre, molto più oscure, proiettate dagli alberi del parco che celano involontariamente traffici illegali, oppure costruite ad arte per occultare crimini aberranti. E cecità: quella parziale della cagnolina Baby che ha perso un occhio a causa delle botte ricevute dal suo padrone. Quella totale di chi sceglie di non vedere, o di guardare da un'altra parte. Finché può. Contrastanti anche le emozioni che scaturiscono durante la lettura: disgusto e tenerezza, repulsione e simpatia, rabbia e (in qualche raro caso) speranza, perché opposti sono i risultati raggiunti dai personaggi che scelgono di prendere in mano il loro destino: qualcuno, pagando un prezzo altissimo, salva se stesso e chi ama. Qualcuno non si salverà. Qualcuno salva se stesso e basta, perdendosi. I veri perdenti. Realistico, avvincente, commovente e... molto di più. Un noir puro con pagine che si fanno rileggere, frasi da sottolineare, contenuti che "bucano" la pagina, incontenibili.

  • User Icon

    Andrea72

    21/11/2006 21.50.20

    Il romanzo di Mauro Marcialis è uno dei migliori noir che io abbia letto negli ultimi tre anni e, credo, anche uno dei più importanti.Ha una storia durissima e molto cruda, è privo di qualunque ammiccamento al lettore e scevro di ogni possibile perbenismo, una trama ben intrecciata e con notevoli risvolti sociali, un'escavatrice dell'immondizia umana esaltata da uno stile personale, originale ed efficacissimo.Ed è l'ultima caratteristica a rendere speciale il libro: la prosa di Marcialis è diretta, istantanea, veloce, essenziale senza essere povera durante la narrazione, crea emozioni purissime e le distribuisce come vuole lei. La sua rappresentazione del male è violenta, cinica e spietata, ma non è incorniciata dentro stereotipi precostituiti, aleggia sopra ogni aspetto della vita, senza distinzione tra buoni e cattivi.Il ritmo, a volte sincopato e a volte di puro lirismo descrittivo, che infonde alla narrazione tiene incollati alla storia, la padronanza della penna riesce a offrirci una visione del mondo da diversi punti di vista: due prime persone narranti e una terza, dolcissima e struggente, che guarda con gli occhi di una cagnolina un mondo sporco e corrotto nel quale lei cerca soltanto amore.E' questo il sentimento prevalente nel romanzo, l'amore, l'unica arma in grado si sconfiggere la paura e di trasformare la rabbia in azione, il sentimento purissimo che un genitore può provare nei confronti dei propri figli, la molla che scatenerà il meccanismo del cambiamento dentro il cuore del protagonista.Il tema trattato, quello della pedofilia e dell'abuso sui minori, è molto di attualità, l'autore, evitando ogni tipo di strumentalizzazione, lo riesce a trattare con l'urgenza che necessita impedendo al lettore di voltarsi dall'altra parte, ma evitando descrizioni di inutile voyeurismo al solo fine di stupire, lasciando alla potenza delle sue parole la percezione della prevaricazione e il compito di fare da specchio all'anima nera dell'uomo.L'opera prima di Marcialis è un libro da leggere e non dimenticare.

  • User Icon

    carla b.

    17/11/2006 16.43.53

    Ci sono scrittori che neppure in una vita riusciranno a mettere giù un libro come questo. Mauro Marcialis ci è riuscito alla prima, a scrivere una storia di quelle che difficilmente si dimenticano. Una storia nera, dura, disperata. Una libro sull’infanzia violata, sull’innocenza sepolta. Ma anche piena d’Amore, di quello con la A maiuscola, quell’Amore che soltanto chi ha dei figli sa cosa significhi. In questa storia torbida, popolata da personaggi che, in confronto a loro, i mostri delle fiabe sono angioletti, ci sono pagine, si sente, scritte col cuore. Col cuore di un padre innamorato alla follia della propria bambina. Quegli album fotografici mentali, fatti di milioni di scatti, clic…clic…clic, di immagini da ricordare per sempre, immagini che avrebbero sovrastato le brutture vissute, le paure, i momenti più bui. Oltre alle bambine, quelle bambine che sono nostre, di tutti noi, c’è un’altra protagonista, vittima anche lei della rabbia e della cattiveria, la cagnolina Baby. Le parti, che sembrano narrate da lei, le scene viste attraverso il suo unico occhio, attraverso le sue paure, sono continue stilettate al cuore. Povera piccola Baby…. E nella girandola di personaggi biechi, corrotti, cattivi, spiccano figure come Ramona, Mara, Barbara, Roberta, donne che, a modo loro, riempiono pagine di amore in tutte le sue sfumature, non un amore tenero, ma un amore disperato, doloroso, urlante. Insomma, un libro bellissimo.

  • User Icon

    Ceia

    15/11/2006 21.51.42

    Reggio Emilia è buia, cattiva, corrotta, sporca, drogata, bastarda, codarda, succedono cose brutte, indicibili per violenza e degrado e corruzione. Per esempio succede che due bambine vengono stuprate e uccise mentre qualcuno SA e copre. Succede che c’è un disegno più grande, lo spettro di qualcuno che muove i fili, che organizza, insabbia, sposta l’attenzione, qualcuno che ha il mano il Potere, vien fuori il concetto di contenimento e a me sembra quasi che si stia giocando a fare Dio - dio che vede tutto, dio che è guida - "Lui se ne sta lì, come al solito, testa abbassata e picchetti su polsi e caviglie, a trastullarsi d’eternità e a gocciolare colorante rosso… " Ci sono due prime persone: Lorenzo Rollei - maresciallo della Finanza - e Maurizio Ferri - agente SISDE - due prime persone che si alternano, a raccontarci il mondo visto coi loro occhi, occhi spietati e senza lenti che filtrino la realtà rendendola meno cruda, anzi, occhi che guardano lo schifo e che lo raccontano, così, con il ritmo sincopato delle loro ossessioni e dei loro incubi. E poi c’è una terza persona, che interviene di quando in quando, e sembra essere quasi la voce della natura, una terza persona che, anch’essa, racconta i fatti senza lenti che filtrano, è una terza persona meno concitata, pare quasi tranquilla, una terza persona che descrive come se non provasse emozioni o come se non comprendesse le atrocità che sta guardando. Però le guarda. E le racconta. E chi legge trema. Piange. La strada della violenza è un noir durissimo che tratta il tema della pedofilia con durezza, con un linguaggio diretto e schietto che grida l’odio profondo e lo schifo nei confronti di chi viola l’infanzia, di chi profana un bambino. Ma, soprattutto, La strada della violenza, è un libro che parla dell’Amore. L’Amore di un padre verso sua figlia e l’Amore di un uomo verso una donna. E’ l’amore che muove tutto, che spinge i personaggi ad andare avanti, l’Amore il propulsore, il carburante. Ottimo romanzo d'esordio, noir superlativo. Bravo Marcialis!

  • User Icon

    Romano De Marco

    13/11/2006 16.11.11

    E' semplicemente il miglior noir "puro" mai scritto in italia. Marcialis avvolge il lettore in una spirale malsana di corruzione, violenza, perversione, in pagine che trasudano emozioni e costituiscono un vero e proprio percorso catartico nel quale il lettore non può fare a meno di immedesimarsi dolorosamente e partecipare in prima persona un capitolo dopo l'altro. La prosa è geniale, immediata, virtuosistica, si stenta a credere di trovarsi al cospetto di un esordiente. La padronanza di linguaggio e la capacità di manipolazione della forma narrativa sono tali da lasciare sbalorditi. Addirittura si pongono come alternativa di pari dignità a quelli che si avvertono essere i modelli di friferimento di questo giovane promettente autore, ovvero Ellroy, Peace, Connolly. Interessante il fatto che a narrare una vicenda ambientata a Reggio Emilia e che coinvolge anche l'ambiente cittadino e le forze dell'ordine, sia proprio un Maresciallo Capo della Guardia di Finanza. Le vicende sono frutto di fantasia, ma i meccanismi citati hanno il sapore di un realismo che rende il romanzo ancora più appassionante. Un grande esordio, non c'è che dire. Non posso che consigliarlo caldamente a tutti: Marcialis è un autore del quale in futuro sentiremo parlare spesso. Romano De Marco

Vedi tutte le 17 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione