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La strada - Cormac McCarthy - copertina

La strada

Cormac McCarthy

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Traduttore: Martina Testa
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 settembre 2010
Pagine: 218 p., Brossura
  • EAN: 9788806202750
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La strada

Cormac McCarthy

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Gaia la libraia

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Un uomo e un bambino, padre e figlio, senza nome. Spingono un carrello, pieno del poco che è rimasto, lungo una strada americana. La fine del viaggio è invisibile. Circa dieci anni prima il mondo è stato distrutto da un'apocalisse nucleare che lo ha trasformato in un luogo buio, freddo, senza vita, abitato da bande di disperati e predoni. Non c'è storia e non c'è futuro. Mentre i due cercano invano più calore spostandosi verso sud, il padre racconta la propria vita al figlio. Ricorda la moglie (che decise di suicidarsi piuttosto che cadere vittima degli orrori successivi all'olocausto nucleare) e la nascita del bambino, avvenuta proprio durante la guerra. Tutti i loro averi sono nel carrello, il cibo è poco e devono periodicamente avventurarsi tra le macerie a cercare qualcosa da mangiare. Visitano la casa d'infanzia del padre ed esplorano un supermarket abbandonato in cui il figlio beve per la prima volta un lattina di cola. Quando incrociano una carovana di predoni l'uomo è costretto a ucciderne uno che aveva attentato alla vita del bambino. Dopo molte tribolazioni arrivano al mare; ma è ormai una distesa d'acqua grigia, senza neppure l'odore salmastro, e la temperatura non è affatto più mite. Raccolgono qualche oggetto da una nave abbandonata e continuano il viaggio verso sud, verso una salvezza possibile...
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  • User Icon

    S.COLE

    17/09/2019 14:25:15

    Una storia irreale, assurda e difficile da commentare ma emozionante. Uno di quei libri che non passa senza lasciare qualcosa. Qualcosa di molto personale e per questo difficile da recensire. Da leggere, senza ombra di dubbio.

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    Sergio

    20/06/2019 08:21:19

    La storia: alcuni anni dopo l'apocalisse nucleare pochi sopravvissuti, tra cui un padre e un figlio, lottano per sopravvivere al freddo del lungo inverno nucleare, in viaggio verso il sud e il mare in cerca di un po' di tepore. Lo stile: più che per la trama il libro è eccezionale per lo stile espositivo. Sembra proprio di essere lì, in un mondo desolato, senza flora, senza fauna, affamati, al freddo, costantemente all'erta per cogliere il minimo segnale di pericolo, una continua lotta per la sopravvivenza animata dalla fiammella della speranza. E dalla consapevolezza di essere tra "i buoni". Coinvolgente, triste, non adatto per chi cerca nella lettura un momento di evasione.

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    Sergio

    20/06/2019 08:19:35

    La storia: alcuni anni dopo l'apocalisse nucleare pochi sopravvissuti, tra cui un padre e un figlio, lottano per sopravvivere al freddo del lungo inverno nucleare, in viaggio verso il sud e il mare in cerca di un po' di tepore. Lo stile: più che per la trama il libro è eccezionale per lo stile espositivo. Sembra proprio di essere lì, in un mondo desolato, senza flora, senza fauna, affamati, al freddo, costantemente all'erta per cogliere il minimo segnale di pericolo, una continua lotta per la sopravvivenza animata dalla fiammella della speranza. E dalla consapevolezza di essere tra "i buoni". Coinvolgente, triste, non adatto per chi cerca nella lettura un momento di evasione.

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    Me

    11/03/2019 19:38:52

    Può esistere un uomo vivo che prescinde dai valori tramandati dalla tradizione cristiana? McCarthy non si fida. McCarthy pensa che, una volta fatto fuori Dio a pallettoni, in strada non resta che il demonio. E che prima che il demonio arrivi da noi, possiamo arrangiarci con quel che c'è. E se qualche frammento di dio ci sfiora, avremo la possibilità di conoscere l'amore, prima che la morte ci separi. McCarthy è spaventosamente bravo, e veritiero, e fatalista. Io, finché riesco, non voglio essere come lui.

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    anna

    06/03/2019 12:42:12

    Un futuro postapocalittico, un padre e un bambino rimasti su una terra desolata dotati di un carrello di provviste e costantemente in guardia dagli altri sopravvissuti considerati predoni. Mccarthy con una scrittura fluida e coinvolgente compone un capolavoro distopico, amaro e toccante, senza capitoli, solo brevi pause nello scorrere di un fiume ricco di ricordi dolorosi. Estremamente consigliato

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    anna

    06/03/2019 12:39:11

    Un futuro postapocalittico, un padre e un bambino rimasti su una terra desolata dotati di un carrello di provviste e costantemente in guardia dagli altri sopravvissuti considerati predoni. Mccarthy con una scrittura fluida e coinvolgente compone un capolavoro distopico, amaro e toccante, senza capitoli, solo brevi pause nello scorrere di un fiume ricco di ricordi dolorosi. Estremamente consigliato

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    Mary

    18/04/2017 08:47:46

    Bellissimo!!!

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    Raffaele

    29/04/2016 23:03:01

    Non mi è piaciuto, la storia è banale e piuttosto prevedibile, i dialoghi anche; nulla di nuovo o di particolarmente interessante, forse la grandezza dell'Autore va cercata in altri romanzi.

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    Giacomo

    08/09/2015 17:27:18

    Quando la prosa sfiora la poesia. McCarthy è uno dei più grandi scrittori viventi (e non so gusti) e la strada è uno dei suoi più grandi capolavori. Potente e struggente. Parlare di originalità e incasellarlo in un genere è riduttivo e senza senso, l'ambientazione poteva essere il far west come la luna. Leggetelo se avete un cuore.

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    linus

    23/10/2014 15:09:30

    Ho scoperto da circa un anno questo scrittore.Prima ho letto "Non un Paese per vecchi" e poi "La Strada". E' uno scrittore affascinante nella sua asciuttezza. Essenziale, grande scrittura. Questo libro è poi molto tenero:intenso rapporto padre-figlio.

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    Cristiano Cant

    15/09/2014 14:32:18

    Se non è un capolavoro, comunque il massimo dei voti lo merita ugualmente. Per tre ragioni: primo perché riesce a rendere in un una prosa scabra e feroce l'immediatezza estrema delle cose che padre e figlio devono affrontare. Secondo perché è viva e tangibilissima l'emozione che cresce e filtra via via nelle pagine fino a farsi traccia nitida di verità interiore, e terzo perché emerge sola nel corpo della storia una pedagogia paterna, umana più in generale, che è resta il vero segno del racconto, ferita e consegna insieme. E mi rendo conto che solo così, con questo taglio tanto deciso e diretto una storia simile poteva davvero decollare, incidere, farsi grande letteratura, farsi vita.

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    angelo

    08/09/2014 10:18:04

    Ingredienti: un padre e un figlio in un viaggio solitario, un mondo grigio e sterile coperto di cenere dopo una catastrofe imprecisata, un'umanità brutale dedita solo alla sopravvivenza e al saccheggio, una via da percorrere come ultima speranza di vita. Consigliato: ai pessimisti che prevedono imminenti apocalissi, agli ottimisti convinti che solo i bambini potranno salvare il mondo.

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    Dario

    03/09/2014 17:02:55

    Un uomo ed un bambino percorrono una strada attraverso un mondo vuoto, grigio, inutile, dove la vegetazione è stata bruciata, gli animali sono estinti, tutto è ricoperto da uno spesso strato di cenere e gli umani sopravvissuti sono pochissimi. I giorni sono sempre più grigi e le notti paurosamente nere. In questo scenario da incubo i due lottano per la sopravvivenza. L'unica legge di questo nuovo mondo è quella del più forte, quella di una giungla spopolata dove l'unica cosa da fare è cercare le ultime risorse rimaste e sperare. L'uomo lotta con tutto se stesso, con tutto l'amore che ha per proteggere e preservare il bambino, che forse per lui rappresenta una delle poche speranze rimaste per ricreare un mondo migliore. Un libro potente ma non credo sia un capolavoro. Non mi ha stregato. La trama è forse troppo semplice. Ha però un aspetto da non trascurare: è scritto nel modo giusto, ovvero non divinamente ma nell'unico modo possibile in cui questa storia può essere raccontata. Semplice, asciutto, volutamente privato di ornamenti letterari e decorazioni stilistiche, come il mondo è stato brutalmente privato della sua bellezza. L'impressione è quella di trovarsi di fronte ad un testo scritto da una persona che quelle cose le ha viste, vissute e da quelle stesse cose è stato irrimediabilmente segnato.

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    Stefano

    05/08/2014 08:40:26

    Nella desolazione di un mondo spettrale, annientato dall'apocalisse nucleare, un uomo e un bambino, suo figlio, sono chiamati a ricostruire una sopravvivenza che appare assurda e improponibile. Qui il nocciolo di questo libro bellissimo. Qualcuno lo ha definito statico, fermo nella disperazione irrisolta dello scenario iniziale di distruzione totale, con scarso sviluppo della trama narrativa. Ma non va cercato qui il valore del testo. Questo libro va letto, piuttosto, come paradigma della vita distrutta che è chiamata a ricrearsi senza un obiettivo realistico possibile se non l'impegno a continuare, a non arrendersi, a sperare ancora e sempre. Pure contro ogni verosimile speranza. In questo senso, la strada, cioè il cammino che i due protagonisti decidono di percorrere, ha due valenze, decisamente antinomiche. Da una parte la strada è luogo da evitare, lo scenario dove si addensano i pericoli, le insidie, gli agguati della vita. Dall' altra, costituisce comunque la sollecitazione a muoversi, a riprendere i rischi del cammino senza fermarsi alle sicurezze effimere di rifugi transitori. La meta forse è proprio questa fedeltà caparbia al procedere incessante e al continuo ricominciare che è poi la sintesi del vivere.

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    TommasoB

    17/06/2014 17:56:47

    Mi aspettavo davvero molto da questo libro perchè avevo letto numerose recensioni dove veniva descritto come un capolavoro prima di iniziare la mia lettura. Sono rimasto in parte deluso. Il libro che si pone come un romanzo psicologico in un mondo post guerra nucleare decolla dopo veramente troppe pagine. I primi capitoli simili e ripetitivi sembrano essere stati aggiunti dopo per aumentare le pagine. Nel finale il libro si migliora ma senza rafgiungere grandi vette. Alcuni passaggi e situazioni, specialmente dove i due vagabondi incontrano altri esseri umani prendono comunque il lettore. Lo consiglio a chi vuole leggere un romanzo psicologico incentratro sulla figura paterna.

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    giuliog02

    17/04/2014 00:22:33

    Un libro diabolico, che, benché apparentemente ben scritto, non mi sento di consigliare. La parte introduttiva é distaccante, statica, ripetitiva, medievale nella creazione dell'angoscia nel lettore. E' zeppo di incongruenze, troppo lunghe a descriversi. All'improvviso, circa a metà romanzo, l'Autore cambia ritmo, dopo alcuni spunti interessanti come quello del treno fermo, abbandonato sui binari, si riempie un poco più di vita, si intravvede il cammino della speranza, diviene un poco più chiara la trama di quest'odissea e le ultime quaranta-cinquanta pagine sono davvero all'altezza della fama dell'Autore e del suo precedente splendido " Non é un paese per vecchi ". In talune addirittura sublime. E' un libro che fa pensare. Purtroppo l'introduzione é troppo artificiosa e protratta. Varrebbe la pena leggere solo le ultime 120 pagine.

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    ariosto

    18/03/2014 16:01:37

    A mio giudizio è un libro scritto bene, ma per niente originale. Si lascia leggere velocemente, ma non mi ha trascinato. Le solite atmosfere da incubo post-atomico le solite catastrofi apocalittiche che piacciono tanto a quegli americani che non riescono ad esprimersi se non in atmosfere estremizzate.

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    Mirco Mosconi

    13/03/2014 23:19:43

    Ho letto tutto di Mc Carthy. Questo libro e' semplicemente il vertice della parabola di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Una storia di una potenza senza pari. Una rasoiata, un labirinto senza via d'uscita, un baratro angoscioso dal quale non puoi tornare. E alla fine apparentemente inconcepibile il "lieto fine". Da padre di un bambino piccolo una frase tra le tante che descrivono la filosofia di Mc Carthy. Il padre guarda il figlio che dorme e teneramente gli parla: "se non sei tu il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato".

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    Zuckerman

    01/03/2014 19:40:33

    Un banalissimo ed insignificante déjà-vu.

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    mjb

    20/02/2014 22:46:17

    Scenario apocalittico e stile crudo ed essenziale fanno di questo libro un quasi capolavoro. In un tempo dove ogni identità è stata perduta (i personaggi non hanno nomi propri) si conservano solo i ruoli: il padre che cerca di trarre in salvo il suo bambino conducendolo dove ancora c'è vita. L'ingegno si deve aguzzare per evitare trappole architettate da uomini che si sono dati al cannibalismo, per razionare il poco cibo che si riesce a raccattare. Il padre che nonostante le circostanze cerca di insegnare con l'esempio i valori positivi al bambino per quando il bambino stesso arriverà dove c'è vita, dove ci sono i buoni. E' chiaro mentre si legge che non ci saranno colpi di scena ed eventi sensazionali ma nonostante ciò, Mccarthy riesce a non far calare il livello di attenzione del lettore.

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  • Cormac McCarthy Cover

    Scrittore americano, è cresciuto in Tennessee, dove ha frequentato l'Università, abbandonandola per ben due volte.Entrato nel '53 nell'Air Force, vi è rimasto per quattro anni.Ha vissuto anche a El Paso, in Texas, e a Tesuque, nel Nuovo Messico.McCarthy non concede interviste e non frequenta gli ambienti letterari e mondani (del 2007 l'eccezione dell'intervista televisiva con Oprah Winfrey).Tra le sue opere ricordiamo Il guardiano del frutteto, Il buio fuori, Suttre, Meridiano di sangue, Oltre il confine e Città della pianura. Cavalli selvaggi, ha conquistato il National Book Award.Con La strada del 2007 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa.Dalle opere di McCarthy sono stati ricavati diversi film: nel 2000, Cavalli selvaggi è stato trasposto nel film... Approfondisci
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