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LA STRANA SCOMPARSA DI LESLIE conferma uno stile di narrazione gradevolissimo che non assomiglia a nessun altro se non a quello di Martha Grimes che però arriva 50 anni dopo. Non vi è la serietà un po' cupa della P.D.James nè quella algida di Elizabeth George e nemmeno assomiglia all'impettito monsieur Poirot, che peraltro si offenderebbe se qualcosa gli assomigliasse. Può venire in mente come descrizione dei paesini inglesi la Christie di miss Marple ma la Tey sa aggiungere un sottile humor che pervade tutto il dialogo e rende assai piacevole la lettura. Dialogo che scorre pulito e si avvale evidentemente della esperienza di scrittrice di teatro e insomma tutta la vicenda si sviluppa all'interno di una dimensione da far rimpiangere che il libro sia già finito al contrario di molti odierni che si stiracchiano inutilmente e non la finiscono pi. A pensarci bene tutti i migliori autori dell'epoca d'oro del giallo si sono mantenuti intorno ad una dimensione da canone classico e non ricordo un Giallo Mondadori che fosse molto più lungo di 200 pagine: eppure lì dentro ci sono tutti i capolavori gialli di sempre. Oggi al contrario se non presenti 500 pagine rischi che l'editore non accetti e così abbiamo descrizioni di personaggi che risalgono al trisavolo o di ambienti da far invidia al FAI. Per non sembrare troppo adulatore della Tey vediamo di trovare una critica. Ad un certo punto si fa riferimento ad una precedente indagine di Grant con dettagli su quanto accaduto. Penso si riferisse a SABBIE CANORE ma era meglio non svelare nulla. E pure il titolo, qui Tey non ha colpe, che preannuncia qualcosa della vicenda anzichè tradurre quello originale "Love and be wise". A volte i titoli italiani sono colpi di genio ( vale anche per il film) a volte delle schifezze.
Ho scoperto J Tey grazie a questo libro, che ho trovato molto carino e scorrevole. Credo proprio che leggerò altre opere di questa autrice che non ha nulla da invidiare ad altri giallisti più famosi e incensati.
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