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Durs Grünbein

Curatore: A. M. Carpi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 213 p. , Brossura
  • EAN: 9788806197568

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    alida airaghi

    14/11/2011 14.52.27

    Quando la poesia ha davvero qualcosa da dire, da raccontare, allora trova sempre le parole più giuste per farlo. E sono parole oneste, ricche di echi interiori, e insieme specchi di vita concreta, reale, carica di pensiero ed emozione. Così sono i versi di questo volume di Durs Gruenbein, tradotto con fedele originalità da Annamaria Carpi: si tratta di un poeta che vivaddio non si vergogna di scrivere ancora poesia civile, di parlare della storia di tutti e della sua personale immersa però in quella del mondo, di celebrare l'amore senza retorica ma anche senza stanchezza, di tentare persino una definizione estetica della poesia: "Filosofia in metrica,musica/ da parola a cosa.//La miglior guida, al momento dell'esodo da questa/ notte umana". E tuttavia la scrittura rimane solo un surrogato della vita vera: "Fratelli, lo sapete, anche se a volte prende il volo un verso,/ subito atterra. E nulla contiene la fossetta del mento./ Si dà per qualche istante che un cervello si stringa a un altro-/ ma che c'è nelle sillabe se non "io sono,io sono?" Eppure questo io del poeta sa farsi voce universale, sia quando racconta dei suoi nonni proletari, o delle sue vacanze sentimentali in un'Italia antica ed eterna ("Se non era amore quello,noi non siamo mai esistiti"), o del parto difficile della sua bambina. Ma soprattutto se narra, lui nato a Dresda nella DDR, e oggi residente a Berlino, dell'epocale trasformazione politica vissuta dal suo paese: un'infanzia bigia, in trappola, con ribellioni sognate in periferie operaie rassegnate e impaurite, senza dei e con scarse utopie. "Pesante l'aria, in compenso si stava più vicini./ Si mangiava male e abbondante". Era un universo, quello comunista, di "dogmi arrugginiti": "Be' certo, gli affitti erano bassissimi". Ma adesso, nella Germania capitalistica e multiculturale, libera e impietosa? "La raccolta rifiuti è puntuale. Sia lode al sistema,/ ora lo sciopero si chiama sciatteria. La città mette su pancia".

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