Recensioni Stupore e tremori

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    26/09/2019 09:27:05

    La vicenda autobiografica dell'autrice, che ritorna dopo anni nel suo amato Giappone e prova a trovare lavoro in un azienda, scontrandosi con il mondo giapponese e con il loro concetto di lavoro e di vita. Assolutamente illuminante nel descrivere un mondo così lontano dai canoni occidentali

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    08/09/2018 10:16:49

    Potrebbe essere un bel trattato di antropologia sul luogo di lavoro in Giappone. Tra il comico e l'agghiacciante.

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    07/12/2017 00:17:09

    Un libro breve, autobiografico, intenso, sull'esperienza lavorativa della scrittrice in un'azienda giapponese negli anni '90. La potenza del lessico crea immagini di forte impatto. La precisione assoluta con cui vengono riportate date e nomi scandisce il ritmo di un romanzo che trae la sua forza nell'ironia di affrontare una realtà che cambia a seconda di chi la vive. Un omaggio e al contempo uno spunto di riflessione, una lama a doppio taglio, una maschera che tutti indossano, essendone consci o no. Riconoscendo le altre maschere o no. "Assunsi dunque la maschera dello stupore e cominciai a tremare." "Mi vide ed esclamò: - Amelie-san! Lo disse in quel modo giapponese formidabile che consiste nel confermare l'esistenza di una persona lanciando nell'aria il suo nome."

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    16/06/2017 18:50:06

    Amelie Nothomb non delude con questo suo racconto divertente e a tratti terrificante. La scrittrice descrive il suo ingresso nel mondo del lavoro giapponese,in un'azienda dove emerge chiaramente la differenza tra Il modo di concepire il lavoro occidentale e quello nipponico. La collega giapponese fa arrabbiare e al tempo stesso fa un po' pena, così risucchiata completamente nel suo ruolo e dalle rigide gerarchie interne. Ed Amelie fa ridere nel suo modo di rapportarsi a questo mondo per lei così assurdo.

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    20/08/2016 18:27:21

    Mi mancava questo pezzo della sua autobiografia. Riecco la cara vecchia Amélie. Una storia grottesca, paradossale, estrema, ironica e caustica come è nello stile di questa autrice. Ancora una finestra aperta (e inquietante) sul mondo giapponese.

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    08/07/2016 11:56:55

    Dopo un inizio non entusiasmante, che mi sembrava troppo caricaturale, la storia ha preso il via con verve e originalità. Una descrizione cruda, ma nel contempo esilarante della difficile e surreale esperienza lavorativa della protagonista presso un'importante multinazionale giapponese. Un uso del linguaggio scoppiettante. Godibilissimo nel suo funambolico equilibrio tra la durezza dell'esperienza lavorativa e la brillantezza del racconto.

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    27/06/2014 22:49:45

    Romanzo autobiografico della Nothomb nel quale racconta la sua esperienza, dal mio punto di vista abbastanza surreale, alle dipendenze di una azienda giapponese nel 1990. Non ho dubbi che, dopo più di vent'anni, la società giapponese non sia più quella descritta nel libro, ma la descrizione di quel popolo e soprattutto delle donne risulta piuttosto sconvolgente. Tutto il racconto lo è in effetti. La lettura è piacevole, un po' meno le divagazioni nella quali, ogni tanto, si perde l'autrice.

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    20/12/2008 12:19:14

    Solo una cosa: che ridere! La Nothomb colpisce ancora! Consigliato!

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    28/01/2006 00:53:49

    Cosa significa per un’occidentale lavorare in una grande multinazionale giapponese? C’è possibilità di conciliazione tra due realtà culturali e umane poste agli antipodi? Quale è la variante nipponica del dilagante fenomeno del mobbing? Stupeur et tremblements, questo il titolo originale, racconta, con esemplare profondità e rara ironia, il dramma professionale e umano di una giovane donna che, tornata in Giappone per ritrovarvi i ricordi d’infanzia, si trova a fronteggiare una realtà che con quei ricordi ha poco a che vedere. E’ il racconto di una “discesa agli inferi” impiegatizia, da interprete a “signora pipì”; una spietata e lucida descrizione di una società schizofrenica, dove non c’è spazio per l’immaginazione, per il desiderio, per il bisogno; nella quale il Sudore è il peccato capitale e il suicidio è l’unica risorsa e al contempo l’atto più onorevole che si possa scegliere. Tuttavia questa satira garbata non ha pretese di analisi sociologica; e all’autrice, senza dubbio, interessa di più evocare il potere assoluto della bellezza; il rapporto ambiguo tra vittima e carnefice; il fascino dell’etimologia; così che il romanzo, più che aver parvenze di denuncia, risuona di poesia.

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    14/06/2005 09:55:32

    Veramente molto bello! L'ho appena finito e devo dire che non vedo l'ora di iniziarne un altro di questa autrice. Molto interessante per capire una cultura diversa dalla nostra di cui sappiamo così poco. Sarcastico, fa però sorridere sapere cosa pensano degli occidentali gli orientali

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    Pippomix
    11/05/2005 10:55:47

    Essenziale, acuto, ironico ed estremamente coinvolgente. Le peripezie nippo-impiegatizie di una giovane Nothomb alle prese con l'esclusiva etica del lavoro made in Japan. Rigore e stravaganza colorati di rosa. Molto bello davvero.

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    21/04/2004 10:53:13

    Siamo circondati dal “Made in Japan”. Tutto, o quasi, il nostro vivere quotidiano parla “Sol levante”: dai gadget elettronici agli apparecchi più sofisticati ed intelligenti. Nonostante questa invasione tecnologica, della millenaria cultura giapponese capiamo ben poco. Di questa ignoranza, ne facciamo addirittura una spavalda ilarità, come quando pensiamo alla precisione atomica dei loro servizi ferroviari, allo stacanovismo dei lavoratori, alla super miniaturizzazione dei chips. A dodicimila chilometri di distanza, il loro mondo, zeppo di caratteri virtuosi, estremi ed esagerati ci fa più divertire che riflettere. In realtà, di questo oscuro sapere orientale, sembrerebbe non averne consapevolezza neppure Amèlie, che in Giappone, ci è nata e cresciuta. Bisogna essere autolesionisti per intraprendere un’esperienza di lavoro, come quella pensata dalla giovane autrice. Lavorare in un’azienda con un forte management maschilista, senza un adeguato background è già difficile in occidente, figuriamoci dentro le pulsioni morbose dei tecnocrati samurai. Scoprire che dietro la crosta della gentilezza e la suprema efficienza di questo popolo, si celano costrizioni, soprusi, idiosincrasie e tante frustrazioni fa comunque pensare. Ma non confonderei la vera anima nipponica, sicuramente migliore e più nobile, con questa singolare esperienza. Andrei prudente nel giudicare severamente i loro sentimenti. L’esistenza di un giapponese è poco invidiabile, perché vive in un contesto molto competitivo, ma dire che danno la vita per niente, e che non c’è spazio per i sogni e l’amore, mi pare una forzatura! La romantica Amèlie, al di là di queste sottolineature, è molto brava. In poco più di 100 pagine ci ha fatto provare i brividi della pura sottomissione all’autorità, e fornito risposte per salvarci dall’aguzzino di turno. STUPORE E TREMORI è un bellissimo libro, che meriterebbe ben più del 5 assegnato. È una satira garbata, senza pretesa sociologica, su un grande ed importante paese, qual’è il Giappone.

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    20/06/2003 15:53:44

    Dov'è finita la prima edizione del libro? In tanti avevamo già scritto la recensione e le abbiamo tutte perse, a discapito di tutti i lettori (o possibili tali) seguenti... Stupefacente lo stile arguto e pungente della Nothomb, l'originalità dei dialoghi minimi e perfetti, l'uso delle parole tagliente e preciso. E divertenti le avventure tragi-comiche di Amélie-san nella sua rapida discesa verso l'inferno aziendale nipponico. Bellissimo.

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    Sandra
    22/05/2003 13:00:51

    Imperdibile ritratto di una donna occidentale che tenta di lavorare in un'azienda giapponese. Ridiamo pagina dopo pagina delle assurde disavventure di Amelie, ma quanta verità... (per i gestori del sito IBS: potreste recuperare le recensioni della vecchia edizione? grazie!)

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    Marco N.
    28/04/2003 13:16:48

    Eccellente! Si tratta di un altro capitolo della stravagante autobiografia di Amelie, questa volta ventiduenne impiegata a tempo determinato in una grande azienda nipponica. L'autrice impara così a conoscere l'altra faccia del Giappone, dopo quella meravigliosa e onirica vissuta nella prima infanzia descritta in Metafisica dei Tubi: la faccia dura del mondo del lavoro, spietatamente autoritario e gerarchizzato. Ironica e originale come sempre, la Nothomb ci racconta della sua "discesa agli inferi" impiegatizia, da interprete a "signora pipì"; del suo persistente amore per il Giappone e per le sue contraddizioni; del potere assoluto della bellezza e del rapporto ambiguo fra vittima e carnefice; del fascino dell'etimologia; dell'importanza di conoscere (ma a volte anche di ignorare) le lingue; dell'arte tutta occidentale dell'ironia... e di tante altre cose ancora.

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