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Sub umbra imperialis aquilae. Immagini del potere e consenso politico nella Milano di Carlo V

Silvio Leydi

Editore: Olschki
Anno edizione: 1999
Pagine: 338 p., ill.
  • EAN: 9788822247827
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scheda di Rocci, F. L'Indice del 2000, n. 02

Anomalo per le metodologie degli storici istituzionali, lontano dalla pura storia dell'arte (come quasi si schernisce l'autore), questo saggio di Silvio Leydi ricostruisce i rapporti politici tra Impero e città di Milano, esaminando un caso locale, per un'estensione limitata di tempo, in modo tutt'altro che localistico o microstorico. Su una solida struttura costituita dal succedersi degli avvenimenti e dal mutare delle relazioni si innesta l'analisi delle immagini non semplicemente dei sovrani, bensì dell'autorità così come le persone di Carlo V e Filippo II diversamente ne furono interpreti nel Cinquecento meneghino. Stemmi, monete, archi trionfali sono studiati alla luce del momento nel quale vennero prodotti, e spiegati attraverso vicende e personaggi che li resero possibili, li vollero e li idearono. Si rivelano così precise strategie comunicative, ulteriormente articolate su differenti livelli di decodificazione, che muovevano dai piani complessi degli artefici per raggiungere i colti, dotati degli strumenti necessari a un'almeno parziale analisi e comprensione, ma che nel contempo erano anche in grado di suscitare il semplice meravigliato stupore dei ceti popolari, i quali comunque identificavano stabilmente simbolo e personaggio, sentimento che quel simbolo veicolava e individuo che lo incarnava, finendo quasi per sostituire l'immagine allegorica alla persona fisica di un sovrano lontano e, sostanzialmente ignoto. Senza cedere al piacere del descrittivismo o delle catalogazioni, l'autore rimane costantemente attento al fine per il quale esamina le immagini, privilegiando l'interpretazione e sottolineando via via nessi e strategie che presiedettero alla loro realizzazione. L'analisi fa prevalentemente ricorso a fonti coeve - archivistiche come bibliografiche -, mentre viene menzionata soltanto nei suoi tratti essenziali l'ormai sterminata letteratura su "corpi fisici", "corpi mistici", figure istituzionali e figure sacrali dei regnanti, accennata come inevitabile implicito sostrato, senza dover essere ogni volta ripetuta. L'abilità nella sintesi e l'attenzione al fulcro del tema permettono all'autore di contenere tanta debordante materia in meno di 300 pagine di testo, elemento non irrilevante nel migliorarne la leggibilità. Ben curato editorialmente, il volume è pure arricchito da un utile apparato iconografico, senza il quale meno pienamente se ne potrebbero apprezzare i contenuti. Merita l'anacronistica fatica di tagliare le pagine.

Francesca Rocci