Il sussurro del mondo - Richard Powers - copertina

Il sussurro del mondo

Richard Powers

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Traduttore: Licia Vighi
Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 23 maggio 2019
Pagine: 658 p., Rilegato
  • EAN: 9788893449021
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Libro vincitore del Premio Pulitzer 2019 per la narrativa.
Un’opera immensa, un appassionato atto di resistenza e impegno, un inno d’amore alla letteratura, al potere delle storie, alla grandiosità della natura.

«Un romanzo splendido che assegna agli alberi un ruolo narrativo meravigliosamente efficace»La Lettura

«Un romanzo dalla costruzione geniale, rigoglioso e ramificato come gli alberi di cui racconta: la meraviglia della loro interazione evoca quella degli uomini che vi vivono accanto.» - Dalla motivazione della giuria del Pulitzer

Patricia Westerford - "Patty-la-Pianta" - comincia a parlare all'età di tre anni. Quando finalmente le parole iniziano a fluire, assomigliano piuttosto a un farfugliare incomprensibile. L'unico che sembra capire il mondo di Patricia, sin da piccola innamorata di qualsiasi cosa avesse dei ramoscelli, è suo padre - "la sua aria e la sua acqua" - che la porta con sé nei viaggi attraverso i boschi e le foreste d'America, a scoprire la misteriosa e stupefacente varietà di alberi. Cresciuta, dottorata ribelle in botanica, Patty-la-Pianta fa una scoperta sensazionale che potrebbe rappresentare l'alfa e l'omega della natura, il disvelamento del mistero del mondo: il compimento di una vita spesa ad ascoltare e guardare gli alberi, sin dalla nascita. Ma in realtà questo è solo l'inizio. Intorno a Patty-la-Pianta si intrecciano i destini di nove indimenticabili personaggi che a poco a poco convergono in California dove una sequoia gigante rischia di essere abbattuta da uomini sordi e ciechi. Il sussurro del mondo è un'opera immensa, un appassionato atto di resistenza e impegno, un inno d'amore alla letteratura, al potere delle storie, alla grandiosità della natura.
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    martin eden

    26/06/2020 23:46:44

    Romanzo semplicemente geniale, a partire dalla impalcatura. Powers come al solito racchiude le sue trame in strutture complesse. In questo è unico, da tempo immemore. Basti pensare a Generosity, La Fabbrica dell'eco e via discorrendo. Un autore capace di tutto. Tra i miei favoriti al Nobel assieme a David Grossman e Cormac McCarthy. E non perdete le ristampe dei vecchi libri a opera de La nave di Teseo, in modo particolare Canone del desiderio. Altro libro di bellezza e difficoltà mostruose. Libro a 5 stelle di uno scrittore a 5 stelle.

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    walter

    16/05/2020 14:41:11

    Confesso che mi spaventava la mole di questo libro, e temevo di incagliarmi sopraffatto dalla noia. Ma prendo coraggio e lo leggo. Arrivo in fondo e vorrei ricominciare daccapo. Richard Powers probabilmente è uno dei più bravi scrittori e questa è la sua opera di più ampio respiro. Parla di persone che, più o meno lontane, con destini così diversi - un’attivista cui se ne aggiungono altri, uno sviluppatore di videogiochi, un legale, un pittore - che scoprono la bellezza degli alberi, questi esseri così antichi e meravigliosi, un cui respiro dura un’intera nostra vita. Noi non siamo niente, questo pianeta c’era prima di noi e ci sarà dopo. Noi dobbiamo solo ammirarlo e rispettarlo. Fatevi un favore e leggete questo libro.

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    Imma

    15/05/2020 22:12:39

    Un romanzo corale e complesso con tema centrale l'ambientalismo. In questo libro è come se gli alberi comunicassero con i protagonisti, che pure sono tanti, e fossero anche loro in coro un personaggio. Molto attuale.

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    Eleonora

    14/05/2020 15:47:56

    Ho riso e pianto conoscendo, pagina dopo pagina il mondo di Patricia. Dai suoi tre anni fino all’età adulta, ecco apparire il filo della sua esistenza. Ho letto tutte le 658 pagine del romanzo in pochissimo tempo. Ho apprezzato l’opera e credo che la consiglierò.

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    anna

    13/05/2020 13:01:41

    In un periodo di grandi cambiamenti climatici con varie iniziative che descrivono e raccontano cosa bisogna fare per proteggere nel modo migliore il pianeta, un libro del genere può essere utile in quanto si tratta di un vero e proprio inno alla bellezza e grandiosità della natura. Un romanzo diviso in quattro sezioni che sono la struttura dell'albero: Radici, Tronco, Chioma e Semi. Sebbene l'intento di Powers sia ammirevole, c'è qualcosa che non è riuscito a convincermi del tutto. I capitoli iniziali, che permettono di entrare nella storia, in quanto ognuno di esseri racconta di un personaggio sembrano disgiunti l'uno dall'altro proprio come in una foresta o bosco dove nessun albero è simile a un altro. L'intento è ottimo, anche perché ognuno di noi dovrebbe nel suo piccolo, provare a fare qualcosa per cambiare le sorti del pianeta, ma il tutto è sviluppato in modo confuso e per questo poco coinvolgente per il lettore.

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    Pietro

    12/05/2020 21:15:28

    Uno dei libri più belli degli ultimi anni, non a caso vincitore del premio Pulitzer. Romanzo lungo e dalla struttura complessa, e che soprattutto tratta uno dei temi caldi dei nostri temi: il rispetto per le piante e l'ambiente in generale. Nel complesso bello ed intenso.

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    priMario

    12/05/2020 19:01:32

    Un enorme romanzo-albero diviso nelle sezioni radici, tronco, chioma e semi. Si intrecciano le storie di uomini e donne che scoprono l'amore e il rispetto per gli alberi, gli esseri viventi più grandi, più longevi e più antichi della Terra. Scrittura impregnata dai migliori sentimenti ecologici, senza scivoloni favolistici, ma si arriva comunque stremati alla fine delle 658 pagine.

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    Brando

    12/05/2020 15:02:32

    Un libro a tratti magico, con il difetto di essere un po' troppo prolisso. Comunque, da leggere.

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    romano50

    11/05/2020 17:11:05

    peccato che il libro in Italia sia stato un pò trascurato perchè merita tutto il successo che la critica internazionale gli ha tributato. la trama è veramente originale, i personaggi ben descritti e la prosa di altissimo livello. Una lettura per certi versi anche impegnativa ma piacevole e consigliata a chi vuole immergersi in un mondo dove finalmente la natura assume l'importanza che merita. Opera veramente pregevole sotto ogni aspetto.

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    marco

    11/05/2020 13:06:07

    Un libro molto bello.

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    Miki85

    09/05/2020 16:27:36

    Il libro è bello. Verde, ecologista e importante. Ma onestamente è assurdamente lungo, prolisso e inutilmente filosofico in più punti. La prima parte radici, nel complesso, è troppo lunga. Il libro merita di essere letto ma onestamente mi aspettavo qualcosa in più, molte inutili parole in meno e, soprattutto, un finale, almeno per gli umani.

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    Luigi

    18/04/2020 15:38:34

    Un romanzo “immenso”della serie ecologica “salviamo la natura e oltre...”Il romanzo e’ strutturato come un albero,con tanto di radici(storie isolate di nove personaggi) tronco,chioma e semi. I nove personaggi finiscono con convergere e intrecciare le loro storie disegnando profili di invasati, stravaganti, posseduti,spesso ai margini della società, destinati in parte a tragici destini. La lettura, non agevole, a tratti ostica, ci fa indovinare la personalità visionaria, sognante e talvolta criptica dell’Autore.

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    carlo

    07/03/2020 16:07:45

    ho trovato i primi capitoli strepitosi. Pieni di fascino e scritti magnificamente. Andando avanti nella lettura mi sono trovato in certi punti a sentirne il peso, troppo preoccupato di affermare delle idee.

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    Elisa C.

    24/09/2019 10:08:01

    Se è attraverso una storia che possiamo cercare di cambiare le persone, Powers lo fa donandoci un'opera-mondo necessaria per riportare alla luce la meraviglia della natura e l'importanza del rispetto della Terra. Protagonisti veri sono gli alberi con la loro saggezza e pazienza, atavici giganti che da millenni abitano il pianeta. Creature vive capaci di percepire e inviare segnali. Siamo noi ad essere ciechi di fronte alla loro complessità, noi ad essere sordi al loro continuo sussurro. Tanti i temi affrontati in questo libro, un'opera mai tentata prima costruita secondo la struttura di un albero perchè sono gli alberi a guidare gli uomini. Sono loro che ci aprono gli occhi e le orecchie, ci parlano, ci tendono i loro rami e ci mostrano la necessità di un cambiamento. Sono loro a darci un aiuto: ignoriamoli e il nostro destino sarà quello di scomparire.

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    Miriam

    21/09/2019 22:43:50

    Il sussurro del mondo di Richard Powers è un libro sull'ecologia, io l'ho terminato da poche settimane. È un romanzo che intreccia 8 storie diverse, ha come proposito principale un proposito politico. Forse è il primo libro che cerca veramente di raccontare il cambio di prospettiva che c'è soprattutto nelle nuove generazioni ovvero il fatto che non si può più tornare indietro, e non si può più andare avanti con la stessa mentalità che non tiene conto del pianeta come attore in gioco , della risposta della natura, del clima alle nostre azioni. Quindi la tematica è ambientalista ma senza essere ideologico, o palloso. È una bella lettura intensa e per me uno dei libri più belli dell'anno.

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    Giulietta

    21/09/2019 09:27:51

    Libro interessante, sia per costruzione (ispirata alla composizione di un albero) sia per trama. Si legge di alberi, di natura e di animali che entrano in contatto con essa. Si legge di storie che si intersecano fra loro, si uniscono, si scindono, si ritrovano sino a confluire nell'essenza stessa della linfa vitale che scorre negli alberi, nella natura, nel mondo. L'unica cosa che non ho apprezzato è il modo di scrivere dello scrittore, o del suo traduttore, che a tratti risulta arido, essendo caratterizzato da periodi brevi e semplici.

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    Marti

    21/09/2019 08:24:03

    Un'opera davvero fenomenale, peccato per la traduzione italiana che a volte faccia davvero penare. Un romanzo corale in cui i protagonisti sono gli alberi: esemplare per chi ha a cuore le sorti della natura e della letteratura.

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    Paola

    20/09/2019 21:44:57

    Il sussurro del mondo di Richard Powers è forse uno dei libri più belli usciti nel 2019, è una storia ad incastro. Questo libro parla di come si possono unire tante storie diverse in parti del mondo diverse con personaggi culturalmente ed etnicamente diversi. Questo è un esperimento narrativo perché si tratta di 9 personaggi che vengono da famiglie diverse, strati sociali diversi, si ritrovano tutti negli Stati Uniti, 9 storie che si intrecciano magistralmente. Tutti si ritroveranno uniti nella salvaguardia delle foreste, questo romanzo ha un messaggio di fondo politico, un messaggio ecologista, il libro stesso lo ricorda perché è diviso in sezioni come le sezioni in cui è possibile dividere biologicamente l'albero. Consigliatissimo!

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    Rei

    20/09/2019 15:49:39

    Storia vitale di Patty la Pianta e della sua simbiosi con la natura. In maniera e con modalità talvolta originali, il romanzo si costella di personaggi che tendono a far un po' perdere il senso della storia. Riflessione comunque attenta e valida sull'importanza della natura, anche per se il numero di pagine (658!) e per una consapevole scelta ecologista avrei optato per la versione ebook se mi fossi accorta prima dello spessore del libro.

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    Anna

    19/09/2019 17:09:04

    Un libro carino, piacevole. E l’ho letto d’un fiato. In pochissimo tempo. Sono entrata così nel mondo di Patricia ed in quello di suo padre. Nel suo parlare in modo particolare. E’ stato anche per me un climax dalla nostalgia alla consapevolezza fino alla rivelazione finale. Aiuta comprendere il senso della vita. Per me è stata una lettura illuminante perché mi ha fatto riflettere intensamente.

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Finirà, ’sto mondo? Secondo il più recente report arrivato dal National Center for Climate Restoration, le previsioni viste finora sarebbero state fin troppo ottimiste, e per il 2050 avremo un miliardo di migranti climatici e un’ineludibile collasso della civiltà, salvo immeditati interventi globali. Di certo, e questo forse spiega il rapido disamoramento dei grandi media per Greta, tra questi “interventi” c’è la messa in discussione del capitalismo, ma altrettanto di certo nella soluzione c’entrano gli alberi. Non solo in termini di tutela – si pensi alla minaccia costituita da Bolsonaro alla foresta amazzonica – ma anche di rilancio: secondo il climatologo Crowther, se si aggiungessero 1.2 triliardi di alberi ai 3 presenti sul pianeta, si potrebbe innescare un cambio di rotta.
Non stupisce allora che la letteratura – allo stesso modo in cui, col proliferare di titoli distopici, aveva già intercettato la doppia ansia da collasso ecologico e crisi delle democrazie liberali – oggi venga a guardare sempre più alle piante, al punto che in alcune librerie sono apparsi scaffali dedicati.

La narrativa non sta a guardare, se è vero che l’ultimo Pulitzer per la fiction è andato al Sussurro del mondo di Richard Powers. L’etichetta di “Grande Romanzo Ecologista” – pur appropriata, dato che vi si raccontano avventure, delusioni e imprese di una schiera di attivisti ambientali – gli va forse un po’ stretta, dato che sottotraccia, in quest’epica corale i cui veri eroi sono letteralmente gli alberi, galleggia un’ipotesi (realistica, anche se difficile da inquadrare per una mente egoriferita come la nostra): che a essere minacciata sia solo l’umanità e non certo una natura che, nelle ispirate pagine di Powers, riacquista natura divina.

Recensione di Vanni Santoni

A diciassette anni ho letto i primi libri adulti. Tornavo a casa da scuola, mi chiudevo in camera e mi dividevo tra Cent’anni di solitudine e Erri de Luca, tra Camus e Il gabbiano Jonathan Livingston. Senza fare troppe distinzioni. Era l’inizio: quella fase in cui cominci a essere un lettore forte, in cui ti abbuffi senza criterio e poni le basi del lettore futuro. Da allora il sapore di un paio di storie che hai amato, anche senza averle capite, lo cercherai in tutte le altre storie, trovandolo quasi mai. È stato in quel periodo che mi sono imbattuto per la prima volta in Cecità di José Saramago. Che non sarà al centro di questa recensione: tranquilli, non siete nel posto sbagliato.

Ciò che mi ha colpito in Cecità era la forza impetuosa della voce, il massimalismo della lingua, il minimalismo delle figure. Soprattutto, la corporeità: c’era, in quel libro – e, avrei scoperto, in tutti i libri di Saramago – una incredibile e inimitata attenzione all’uomo, alla vita materiale. Alle puzze, alle esigenze basse del corpo, al mangiare, al sesso. Idee, ideologie: poche. Tanti corpi. Nel mio cervello di diciassettenne brufoloso si è mosso qualcosa: da quel momento, mi ricordo, ho deciso con una certa solennità di definirmi materialistaconvinto che fosse un concetto positivo, che avesse a che fare essenzialmente con la centralità dell’uomo, comunque la si dovesse intendere (la mia filosofia era approssimativa: aveva il limite della mia età). Nasceva in me una specie di umanesimo.

Anni dopo ho imparato a differenziare. Adesso leggo con più ordine, un libro per volta, sottolineo con la matita: il lettore che sono diventato. A un certo punto della mia età adulta apro Il sussurro del mondo, motivato solo dalla vittoria del Pulitzer. Leggo le prime duecento pagine e inizio a trascurare gli esami dell’università. Faccio le notti. Ogni volta che lo chiudo e lo metto da parte provo una sensazione che non riesco a identificare. Continuo a leggere. Finisco il libro in una settimana. Solo alla fine, capisco. Eccolo, il sapore: è Saramago che mi chiama dal mio passato di aspirante libromane, che mi mette in guardia. Non ho bisogno di ragionarci troppo: ho appena finito di amare il primo libro non-umanista della mia vita.

Se ha qualche valore la pratica di mettere etichette ai libri che leggiamo, allora su Il sussurro del mondo possiamo mettere questa: che è un libro post-umanista, o forse pre-umanista, e comunque senza alcun dubbio non-umanista. Nel senso che è uno di quei pochi libri in cui le vicende degli uomini contano poco e niente, si intrecciano intorno a un cuore estraneo, un nucleo fatto di corteccia, foglie, rami, radici. Qui l’attenzione non è centrata sull’esperienza degli uomini, che pure compare, rappresentata con rara sensibilità – lo sguardo è più ampio, si sofferma sulla natura intera; raccoglie l’uomo in via incidentale, solo perché ne fa parte.

Segnato come sono dall’esperienza di Saramago, non avevo immaginato che una letteratura di questo tipo fosse possibile. Che ce ne frega degli alberi? Certo, sono importanti, ma siamo più importanti noi. È più urgente una storia di dolore umano, di quella di una foresta. Richard Powers arriva dopo anni di incuria, con il suo sguardo severo mi fa notare che oltre il novanta percento delle foreste vergini in America è stato abbattuto. Che gli alberi hanno i loro modi per comunicare, che sono degli esseri viventi e forse meritano dei diritti. Che, soprattutto, abbiamo dimenticato cosa si prova a camminare in mezzo ai boschi, facendo attenzione per una volta alla voce del mondo, alle sue mille articolazioni; abbiamo dimenticato che nel pianeta in cui viviamo ci sono infinite cose da conoscere, a parte noi.

Persino la struttura, in questo libro, è organizzata prendendo a modello un albero. Quattro parti: Radici, Tronco, Chioma, Semi, di cui la più interessante è certamente la prima – nove storie separate, nove vite che si susseguono come in una raccolta di racconti, senza incontrarsi per le prime duecento pagine. Come delle radici, appunto. Ognuna di queste storie ha qualcosa a che vedere con gli alberi: dai personaggi che decidono di studiarli da vicino a quelli che semplicemente una volta vi inciampano. È questo il filo rosso che li lega, almeno per un po’, e che poi nella parte di mezzo e più verso la fine sfocia in una vera e propria guerra ecologista che coinvolge una buona parte di loro, e in certi casi li conduce alla morte.

È un libro amplissimo, pieno di sfumature, con il ritmo di una serie tv. Ho amato la cura delle ricerche e soprattutto la capacità di Richard Powers di giocare con il tempo, di andare avanti e indietro, di velocizzare e rallentare quando gli pare. Mi è parso che in questo romanzo, al di là del contenuto morale, ci fosse un notevole compendio di ciò che di meglio la narrativa letteraria, fino al 2019, è stata in grado di fare. L’unico aspetto negativo è una specie di sospensione che si trova nel mezzo: una parte un po’ noiosa, che si fa leggere con il pilota automatico. Una ragione della noia è questa: che le nove linee narrative non sempre sono impeccabili dal punto di vista drammaturgico (ma gliene puoi fare una colpa?).

L’altra ragione me l’ha suggerita Saramago. Il fatto è che tutto il libro è trascinato in avanti da un motore ideologico: ciò che spinge i personaggi a fare quello che fanno è questa passione ecologista. Per dirla con un esempio, se un ultimo saluto a una madre morta è una scena potente, un ultimo saluto a un albero tagliato è una scena potente neanche la metà. Non siamo abituati a empatizzare con gli alberi, questo è il punto; non riusciamo a farci coinvolgere. Per me è stato così, e pensandoci mi sento in colpa. Da chi dipende? Da noi, ça va sans dire. Dovremmo cercare di de-umanizzarci, anche se fa strano dirlo di questi tempi. Dovremmo scansarci dal centro del mondo. È complicato. Forse un giorno impareremo.

Pierpaolo Moscatello

  • Richard Powers Cover

    Richard Powers è un romanziere statunitense, da sempre interessato alle scienze e all'effetto che la sperimentazione scientifica estrema può avere sull'umanità. Laureato in Letteratura (che ha prediletto a Fisica, sua prima scelta), ha lavorato per tanti anni come programmatore, prima di fare della scrittura un lavoro a tempo pieno. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Tre contadini che vanno a ballare nel 1985 edito in Italia nel 1991, da Bollati Boringhieri), dedicandosi quindi alla carriera letteraria e accademica tra Olanda, Regno Unito e Stati Uniti. Vincitore di numerosi premi, tra cui il "MacArthur Fellowship" nel 1989 e il "Lannan Literary Award" nel 1999, in Italia ha pubblicato Il dilemma del prigioniero (Bollati Boringhieri, 1996), Galatea 2.2 (Fanucci, 2003)... Approfondisci
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