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Jolanda Insana

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2005
Pagine: 140 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811632054
"Realismo" è il "sostantivo esigente" che Giovanni Raboni nel 2002 usò per definire la poesia di Jolanda Insana. A distanza di pochi anni, La tagliola del disamore spinge a ripetere il termine obbligando a qualche precisazione. Dalle prime prove di Sciarra amara (1977) a quest'ultima raccolta, il realismo sui generis di Insana si precisa sempre meglio come atto di resistenza. In nulla somigliante a un programma di osservante fedeltà riproduttiva, muove piuttosto dall'attitudine etica e biologica a reggere l'urto e il peso del reale (così in Fendenti fonici del 1982: "Ho spalle forti per portare la realtà che pesa"). Non occhio che osserva e registra, ma corpo che si prova e sostiene, il realismo di Jolanda Insana è tutto nella volontà di rendere in poesia non semplicemente la realtà, ma gli effetti del suo carico.
La lingua dei suoi versi è conseguenza di questa pressione. La "semplice parola" della poesia (nella Stortura del 2002: "Non c'è altra parola che la semplice parola") è quella che, letteralmente, si sottopone alla realtà, ma restando a testa alta. Di qui i procedimenti di ibridazione lessicale che mescolano dialettismi tratti dalle parlate di nascita e d'adozione, messinese e romanesco ( ranci'i ciumi , incucchiare , fondachello , pittirro , baludda , baccalara , storcinate , imbriaca , intorcinata , biancomangiare ) alle neoformazioni ( inserpenta , svertigino , sconfuse , allegrate , incavalla , insogno , ballamento , sminchiato , ombelicosi , scainato , svetrinamento , angiolaio , sconchiglia , incarcera , inclausura ), le peculiarità del parlato ( bacibaci , piscio , incazzandosi ) e i termini tecnici ( nasturzio , dieffenbàchia , glucosio , cianotica , serotonina , precordi , iperstenia ) agli aulicismi ( donzella , nutrice , venefici , blandizie , gaudioso , istorio , velami , ardore , lavacri , dìtta , nemmanco ). Parallelamente l'ordine sintattico fonde e scambia focalizzazioni e dislocazioni delle varietà regionali e del parlato con iperbati e anastrofi della più alta tradizione. La materia fonica dura e ripetuta che diventa contundente nelle sfilze di rime preferibilmente grammaticali ( lavato - sgusciato-ingoiato-sopportato-rifiutato-dispiegato-raddrizzato ; emozione-comunicazione-contaminazione-derivazione ) e i versi ad altissima densità di accenti organizzati in lasse e queste perpetrate in composizioni lunghe esasperano il nobile meticcio linguistico rendendo esattamente l'impressione di una dizione "sotto sforzo".
Nella Tagliola del disamore l'onere è l'assenza. Le varianti sono il lutto per la madre e il sottrarsi ripetuto della persona amata, temi della raccolta. Lo spirito di realtà che guida i versi di Insana impone il paradosso: vivere la perdita in termini di immanenza. Estranea all'imbalsamazione del ricordo, questa poesia vuole dell'assente la fisicità della mancanza, esponendosi al dolore, sdegnando la consolazione che offrono i fantasmi.
Quando il proposito è dire la presenza di chi manca, la scrittura si fa strumento di richiamo, avanza per procedimenti di materializzazione. Vocativi ("anima mia sfiorami / non vedo / anima mia chiavicona sconciata"), allocuzioni ("vieni vieni"; "dove dove sei"), interrogative iterate ("dove gira con la testa? / che percorsi incrociati fa?"; "saprà mutare il transito in dimora / e spezzare il pane / quando cala la sera? / o si rimpinza di McChicken / per scolarsi intera una bonarda vera?"), anafora della negazione ("più non riderà a bocca chiusa / [...] più non scenderà le scale [...] / e più non mi soppeserà compunta / [...] e più non darà consigli / e non mi dirà di fare la baccalara"), l'alternarsi dei tempi verbali in funzione attualizzante ("li vede passare / anzi non li vede passare / li vede / [...] aveva giorni giovani in testa / [...] non capisco cos'è successo / [...] tutto sommato le andò bene"), le cataste di oggetti ("è proprio stronza / conserva tutto / le carni secche / le stecche di balena / la lingua salmistrata / la minestra di fagioli / i fiori finti / le lampadine fulminate / la stampa inglese del primo fidanzato / la fede del marito / lo smeraldo della nonna / la Madonna di Viggiano sotto la campana di vetro") sono mezzi per impedirsi la fuga nelle immagini e il loro facile conforto perché "non basta desiderare il vero / bisogna inchiodarlo alla sua propria parola".
In questo votarsi al vero per passione di realtà, Jolanda Insana onora l'impegno di vivere. I versi nascono da uno "scavare, scavare senza paraocchi, sempre più a fondo, nell'esperienza sensibile, nella spazzatura che ammorba impuzzolisce e acceca il mondo, togliendogli pane e parola. Non si va dall'astrazione all'esperienza, il percorso è all'inverso: andando dall'esperienza all'astrazione si esperiscono gli strumenti di conoscenza e di intervento vero sulla bella lavagna della vita, lordata e scheggiata. Non si parte dal virtuale per arrivare al reale" (così dice in un'intervista).
"Potenza della morte/oppongo fuoco vivo / pur sapendo che muoio": così La tagliola del disamore mostra perfettamente che la poesia non è degli indenni ma di chi dalla vita non si vuole salvare.

Raffaella Scarpa

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    Leonardo

    07/06/2005 21.17.07

    Grande libro. Continua nella strada intrapresa con "La Stortura" portando ulteriormente all'estremo tutto il carattere di eversività, forza e follia del suo dettato (ormai diventato quasi un marchio di fabbrica). Si tratta di versi talmente caratterizzati e unici da far sì che questa sia una delle opere poetiche più belle di quest'anno (assieme a Tema dell'addio di Milo De Angelis: tutt'altra cosa, ovviamente; ma allo stesso modo un'opera non allineata, un corpo estraneo). Poesie, queste di Jolanda Insana, che da un lato, parafrasando Silvia Ballestra, fanno piagne' e incazza', fanno male e da un altro commuovono e straziano.

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