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Stesi probabilmente tra il 1469 e il 1478 per il diletto della corte estense, i Tarocchi di Matteo Maria Boiardo (1441-1494) costituisco un vero unicum nel loro genere. Si tratta infatti di una collana di 78 terzine e 2 sonetti ideata per accompagnare carte del tutto particolari, in cui i simboli di Amore, Gelosia, Speranza e Timore sostituivano quelli tradizionali; il mazzo era completato poi da 22 «trionfi» dedicati a personaggi storici, letterari, biblici o mitologici. Le terzine della prima serie avevano la caratteristica di iniziare tutte con la parola del rispettivo seme e di contenere al loro interno, ben dissimulato, il numero progressivo della carta commentata; quelle della seconda illustravano invece una qualità o un’entità astratta relative al personaggio di volta in volta raffigurato (ad es., Psiche e la Pazienza, Penelope e la Perseveranza, ecc.). Legati com’erano a un’occasione tutta esterna, i Tarocchi subirono la quasi immediata e totale dispersione. Per questo, i versi che qui si presentano non sono quelli originali, ma due significative testimonianze della fortuna di cui essi godettero all’epoca: i Capitoli del giuoco dei Tarocchi di M. M. B., con un ampio commento di Pier Antonio Viti (Urbino, ultimi anni del XV sec.); e i Cinque capituli bellissimi sopra il Timore, Gelosia, Speranza, Amore, del conte M. M. B. (Venezia, 1523). I testi, opportunamente introdotti e commentati, recuperano un tassello ancora poco frequentato dalla critica boiardesca, certo minore, eppure importante per l’esatta definizione della figura e dell’opera del poeta ferrarese; e di straordinario fascino, come testimonianza di un aspetto significativo e suggestivo del Rinascimento italiano.
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Libricino piccolo è abbastanza complesso per i non addetti ai lavori.
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