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Alberto Ongaro

Editore: Piemme
Collana: Bestseller
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 285 p. , Brossura
  • EAN: 9788838473401

Recensioni dei clienti

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    Cabasilas

    04/08/2012 16.46.28

    Ongaro è tra i più grandi scrittori italiani del nostro tempo. E questo è il suo capolavoro. Romanzo d'avventura in cui si colgono gli echi di Dumas, di Sabatini (quello di "Scaramouche"), di J. Meade Falkner e di Conrad, "La Taverna del doge Loredan" è anche un meraviglioso gioco letterario sul tema del doppio. Se Leo Perutz, come qualcuno ha detto, era l'incrocio di Kafka e di Agatha Christie, Ongaro vanta tra i parenti più stretti Salgari e Borges. Soltanto in una scena letteraria provinciale come la nostra può essere considerato come un "minore". Da leggere assolutamente.

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    Pasquale

    09/11/2011 11.57.21

    Storie che si intrecciano,personaggi che vivono in un libro senza saperlo o solo intuirlo!? E poi alla fine compare l'autore e con impeto magico regala al vero soggetto l'amore di Nina donna misteriosa e sfuggevole. Davvero originale ma rimprovero all'autore in alcuni passi un'eccessiva tendenza ad evidenziare atti scabrosi e impudici.

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    cartesio

    29/08/2011 20.13.05

    E' un romanzo con un contenuto elaborato, dove la "metafora" trova la sua massima espressione. La narrazione è alquanto suggestiva ed originale con il lettore che legge un romanzo a sua volta letto dal protagonista, pertanto le prime pagine possono sembrare noiose ma vale la pena proseguire!!! Il romanzo è nel complesso molto bello, pieno di suggestioni, metafore, riferimenti alla psicologia del lettore, sempre in bilico tra fantasia sarcasmo e realtà. Sicuramente una produzione letteraria di grande qualità, penso che Ongaro può annoverarsi a pieno titolo tra la categoria degli "Scrittori" e nello specifico dei "Romanzieri"

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    nadia

    03/03/2011 17.45.31

    La trama è originale.Il linguaggio è più scorrevole del racconto stesso che a tratti appare complesso.Lo sfondo veneziano, affascinante e misterioso,dà un ritmo lento nella vita del personaggio principale e l' attenzione è tutta focalizzata nel racconto del manoscritto che ha invece un ritmo incalzante. Un libro degno di attenzione, scritto con estrema destrezza.

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    Il Lonfo

    11/06/2010 17.31.46

    Adoro Ongaro e questo è il suo libro che preferisco. Strano, astruso, forse complesso ma assolutamente brillante ed originale!

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    Liliana di Trieste

    31/08/2009 23.54.50

    Trovo che la stesura sia troppo pretenziosa, nel tentativo di creare un presente (con personaggi reali che interagiscono con altri immaginari) ed un passato (spesso scontato e noioso). In genere, gli stili letterari nuovi o particolari mi piacciono, anche le sperimentazio. Questo testo, comunque, mi sembrava semplicemente un minestrone cervellotico senza sapore. Lo dico, credo, con cognizione di causa, perchè di solito non leggo Liala o Topolino...

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    Vampire Lover

    10/01/2009 15.07.20

    E’ il secondo libro di Ongaro che leggo dopo “La Partita”. Indubbiamente impegnativo, dagli echi pirandelliani e calviniani, vagamente surrealista, il romanzo può essere considerato una estesa metafora della scrittura/opera che compenetra la realtà, che con essa si scambia i ruoli e diventa un tutt’uno, finendo “magmaticamente” per animarsi di vita propria sia nell’inventiva dello scrittore, sia nell’immaginazione del lettore. La protagonista Nina, soggetto dell’azione, assurge al ruolo di Graal femminile, eternamente sfuggente, incostante e volubile; Paso Doble rappresenta l’alter ego di Schultz, personaggio fittizio ed immaginario; l’avvocato Berengo, più enigmatico, misterioso, sfuggente, col suo invito a far luce negli spazi bui del nostro io, è forse la voce del super-ego, l’incontro/scontro col quale tendiamo a rinviare e sfuggire? In questa fantasmagorica apoteosi della meta-narrativa è contenuto l’universo in continuo divenire, nella sua atemporale ed eterna entropia. PS A chi ingenuamente antepone questa sublime opera letteraria alle Memorie di Giacomo Casanova, mi permetto di far notare che ogni libro non è che lo specchio dei tempi in cui viene scritto (sorvolando sulla indiscussa superiorità stilistica dello scrittore contemporaneo che strizza l’occhio al celebre “libertino” ed alle vicissitudini editoriali del suo manoscritto, sia in alcuni spunti, sia nella scelta di alcuni nomi). A chi, invece, si lamenta perbenisticamente di alcuni irresistibili “lazzi” sessuali ideati dall’autore, vorrei solo dire che, dopotutto, si tratta di humour “inventivamente” dissacrante!

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    Giovanna

    08/01/2009 23.23.46

    E’ il secondo libro di Ongaro che leggo dopo “La Partita”. Indubbiamente impegnativo, dagli echi pirandelliani e calviniani, vagamente surrealista, il romanzo può essere considerato una estesa metafora della scrittura/opera che compenetra la realtà, che con essa si scambia i ruoli e diventa un tutt’uno, finendo “magmaticamente” per animarsi di vita propria sia nell’inventiva dello scrittore, sia nell’immaginazione del lettore. La protagonista Nina, soggetto dell’azione, assurge al ruolo di Graal femminile, eternamente sfuggente, incostante e volubile; Paso Doble rappresenta l’alter ego di Schultz, personaggio fittizio ed immaginario; l’avvocato Berengo, più enigmatico, misterioso, sfuggente, col suo invito a far luce negli spazi bui del nostro io, è forse la voce del super-ego, l’incontro/scontro col quale tendiamo a rinviare e sfuggire? In questa fantasmagorica apoteosi della meta-narrativa è contenuto l’universo in continuo divenire, nella sua atemporale ed eterna entropia. PS A chi ingenuamente antepone questa sublime opera letteraria alle Memorie di Giacomo Casanova, mi permetto di far notare che ogni libro non è che lo specchio dei tempi in cui viene scritto (sorvolando sulla indiscussa superiorità stilistica dello scrittore contemporaneo che strizza l’occhio al celebre “libertino” ed alle vicissitudini editoriali del suo manoscritto, sia in alcuni spunti, sia nella scelta di alcuni nomi). A chi, invece, si lamenta perbenisticamente di alcuni irresistibili “lazzi” sessuali ideati dall’autore, vorrei solo dire che, dopotutto, si tratta di humour “inventivamente” dissacrante!

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