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Luigi Allegri

Editore: Laterza
Edizione: 10
Anno edizione: 2009
Pagine: XII-301 p. , Brossura
  • EAN: 9788842032229

(recensione pubblicata per l'edizione del 1988)
recensione di Casagrande, C., L'Indice 1989, n. 3

Primo dei nove volumi della serie "Teatro e spettacolo", a cura di Franca Angelini, il libro di Allegri aveva il non facile compito di affrontare in modo unitario un oggetto nello stesso tempo troppo debole e troppo forte, stretto com'è tra l'inesistenza e l'eccesso di presenza. Se infatti teatro e spettacolo nel medioevo non esistono nel senso moderno dei termini, esiste in compenso una disparata pluralità di momenti teatrali e spettacolari che garantisce ai secoli dell'assenza istituzionale del teatro la corroborante presenza di una teatralità diffusa e a volte persino dilagante. Per aver ragione di un tema così sfuggente e complesso Allegri ha subordinato la descrizione cronologica e tematica alla costruzione di un sistema interpretativo che trova proprio nella dialettica teatro-teatralità uno dei suoi punti di forza.
Assente dalla realtà storica, il modello di teatro tradizionale diventa lo strumento conoscitivo capace di individuare per identità o per opposizione gli "elementi sparsi" della teatralità medievale e di riconoscerne la specificità, ora nel rapporto, difficile e conflittuale, con la sacralità, ora nella strutturale indefinitezza degli spazi e dei tempi, ora nella confusione dei ruoli tra attore e personaggio, tra attore e autore, tra attore e spettatore, ora nella subordinazione di testo e scenografia (quando sono presenti) rispetto all'azione teatrale. Il gioco delle opposizioni tra teatro e teatralità, assunto come principio ordinatore sia tematico che cronologico di una storia lunga più di mille anni, struttura l'intero volume, che si presenta al lettore distinto in quattro parti. La prima, "Dal teatro alla teatralità", illustra la progressiva dissoluzione dello spettacolo greco-romano nella teatralità diffusa delle pratiche giullaresche; la seconda, "Dalla teatralità al teatro", analizza da vicino la figura del giullare e le caratteristiche della sua azione, che a partire da un certo momento, identificabile con la conquista della scrittura da parte di alcune componenti dell'universo giullaresco, approda a forme di teatro in senso forte; "Dal non-teatro al teatro" affronta dramma liturgico, teatro religioso in volgare e alcuni spettacoli di carattere religioso, come le sacre rappresentazioni, cercando di capire come un'istituzione fortemente critica nei confronti dell'attività teatrale, quale la chiesa medievale, abbia potuto ospitare o addirittura favorire forme di spettacolo destinate a grande diffusione; infine "Dal teatro al teatro" si occupa di alcune sopravvivenze drammaturgiche e del successivo recupero, in ambito preumanistico e umanistico, dell'idea classica di teatro.
Dentro uno schema interpretativo indubbiamente rigido, ma certo elegante e produttivo, gioca un ruolo fondamentale la contraddizione tra un insopprimibile "bisogno di teatralità" e la battaglia ideologica condotta dalla Chiesa contro ogni forma di teatro e di spettacolo; contraddizione insanabile, a giudizio di Allegri, che non si risolve nemmeno con la nascita di un teatro religioso, "un'evidente contraddizione in termini", un vero e proprio paradosso storico. Paradosso o no, quest'incontro tra Chiesa e teatro fu però, pur tra mille tormenti e indecisioni, particolarmente felice: la spettacolare nascita di un nuovo teatro fu accompagnata da un altrettanto spettacolare mutamento della scena ecclesiastica e dei suoi personaggi.