Teatro. Tango-Emigranti-Il gobbo-Il ritratto

Slawomir Mrozek

Curatore: L. Gambacorta
Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 1 gennaio 1997
Pagine: XVII-326 p.
  • EAN: 9788806121655
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Descrizione
Il polacco Mrozek è conosciuto in Italia soprattutto come rappresentante del teatro dell'assurdo. In realtà, la sua tagliente satira sociale si è approfondita con gli anni e la caricatura ha lasciato spazio alla riflessione. Le pièces di Mrozek raccolte nel volume testimoniano della grande attualità dei temi affrontati: dallo sberleffo degli opposti estremismi in "Tango", che nel 1964 già anticipava gli avvenimenti del '68, alla critica, pur ispirata a pietas, del masochistico uso del libero arbitrio, in "Emigranti", dal sarcastico ritratto di un'Europa "felix" di inizio secolo, in cui tuttavia germogliano i sensi di ogni futuro sovvertimento sociale nel "Gobbo" al "Ritratto", sguardo sugli anni '50 da cui spunta il fantasma di Stalin.

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scheda di Vindrola, A., L'Indice 1995, n. 7

Slawomir Mrozék, drammaturgo polacco nato nel 1930, non è uno sconosciuto sulla scena internazionale n‚ per il teatro italiano, complice anche il periodo che Mrozék ha trascorse in Italia, a Chiavari. Ma il suo nome è rimasto legato prevalentemente ai primi lavori, che hanno contribuito a designarlo, con Havel e Rozewicz, come uno dei più importanti esponenti del teatro dell'assurdo del l'Europa centro-orientale, un'etichetta che poi gli è rimasta anche quando il suo lavoro si è sviluppato verso altre direzioni. Una svolta che viene documentata in questo volume dalle quattro pièces finora mai tradotte, se si eccettua "Emigranti", del 1974, già proposta nella "Collezione di teatro" Einaudi in una versione piuttosto libera di Guerrieri, e ora ripresentata con l'aggiunta delle parti omesse. Le altre commedie sono "Tango", redatta nel 1964, a Chiavari, "Il gobbo" del 1975 e "Il ritratto" del 1987, a testimonianza di un percorso di oltre vent'anni in cui Mrozék ha perseguito, allontanandosi dalla poetica dell'assurdo senza per questo essere più vicino alle grandi correnti del pensiero e del teatro polacco, una strada originale, secondo la quale "qualsiasi cosa si svolga sulla scena ha un inizio e una fine e, soprattutto, non ha alcuna conseguenza: esattamente il contrario di quanto accade nella realtà" e dove la realtà, proprio in virtù dell'illusione teatrale, rientra con forza.