Tedeschi in fuga. L'odissea di milioni di civili cacciati dai territori occupati dall'Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale

Guido Knopp

Traduttore: U. Gandini
Editore: TEA
Collana: TEA storica
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 settembre 2006
Pagine: 356 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788850210695
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    monica

    16/03/2012 15:50:54

    L'olocausto della popolazione civile tedesca ne furono uccisi a milioni, per i polacchi e russi era arrivata l'ora della vendetta. Se le truppe di Hitler passarono sul territorio russo trucidando tutto cio' che trovarono sul loro cammino, ora l'Armata Russa faceva altrettanto attraversando le zone abitate da tedeschi. Se Hitler impose agli ebrei la stella gialla affinche' fossero immediatamente indentificabili ora i tedeschi, per il medesimo scopo dovevano portare la fascia bianca sul braccio. Se durante le evacuazioni forzate dai Lager furono abbattuti innumerevoli prigionieri durante le marce della morte, ora i tedeschi in fuga dai russi morivano a migliaia durante le loro marce della morte. Se i profughi in fuga dalla barbarie nazista venivano accolti dai paesi ospitanti con ostilita' ora tocca ai tedeschi ricevere lo stesso trattamento. Cosi' come per Hitler bastava essere nato ebreo o rom o polacco per essere deportato nei suoi centri di sterminio, ora per Stalin bastava il sospetto che l'uomo donna o bambino fosse nato tedesco perche' fosse deportato nei suoi Lager siberiani. Cosi' come i nazisti riempirono i vagoni di merce umana in condizioni tali che parte di loro moriva durante il trasporto, ora Stalin riservava lo stesso trattamento ai tedeschi. Perche' darsi tanto rammarico per i tedeschi dopo quello che fecero? Annoverare l'ipotesi che questa vendetta sia stata giusta vuol solo dar credito alla inumama legge del taglione. Un sempre ottimo Knopp.

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    Giancarlo

    27/07/2009 16:04:47

    Guido Knopp ha l'indubbio merito di presentare un argomento, a mio avviso, poco trattato dalla storiografia e, fino al crollo del muro, volutamente ignorato dalla stampa e dalla cronaca di oltre cortina. La rovinosa ritirata della Wehrmacht dai territori sovietici, che non si riuscì ad arginare sui confini del Reich, significò l'esodo, per i più fortunati, dalla Heimat ma anche la deportazione, la violenza fino alla morte per quelle molte migliaia di persone che non vollero o non riuscirono ad abbandonare le terre che occupavano ormai da generazioni. Senza eccessivi approfondimenti, che però avrebbero appensantito la lettura, ma con la solita fluidità che lo contraddistingue, Knopp ci accompagna dall'autunno del 1944 all'estate del 1945 all'estrema periferia orientale del Grande Reich Tedesco in 5-6 capitoli ad abbracciare gli episodi più importanti di questa tragica odissea potendo sfruttare, oltre alla cronaca del tempo, i ricordi di coloro che sono tuttora in vita. Giancarlo

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    Ferruccio

    23/12/2007 12:52:57

    Un libro che merita la più ampia diffusione, perchè descrive con accuratezza di particolari e senza forzature la tragica vicenda di quei quindici milioni di tedeschi che alla fine della guerra furono cacciati da territori che appartenevano loro da circa sette secoli. Nel corso di questo immane esodo, circa 3 milioni di loro perirono, di stenti o per mano dei sovietici, ma finora di ciò si è parlato troppo poco. Spero che questo bel libro contribuisca ad accendere l'interesse su questa pagina di storia troppo spesso dimenticata.

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    Pietro Ferrari

    23/10/2006 16:48:14

    “Ogni buon manuale, ogni seria monografia, comprenderanno nell’apparato critico una bibliografia ragionata (…)”. Così si esprimeva Mario Borsa, professore di Storia moderna presso l’Università di Pavia, in un testo del 1980 intitolato “Introduzione alla Storia” (Firenze, Le Monnier). Spiace dover constatare come in “Tedeschi in fuga” (Die grosse Flucht. Das Schicksal der Vertriebenen) manchi una bibliografia e non figurino note esplicative. In un caso, a p.168, si cita il diario del parroco Peikert di Breslavia senza chiarire se si tratti di fonte edita o inedita; a p.270 si cita una fonte edita, “Pomerania 1945” di Helmut Lindenblatt, ma non si forniscono le relative indicazioni bibliografiche; a p.302 si cita un articolo, datato 1946, del giornalista svedese Stig Dagermann senza specificarne la provenienza. Lacune, queste, che purtroppo vanno a incidere sulla qualità di un libro per molti aspetti utile e prezioso, vista l’estrema rarità di opere aventi per oggetto l’espulsione dei tedeschi dalle province orientali del Reich, avvenuta nel corso del 1945.

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