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Stefano Gasparri, Cristina La Rocca

Editore: Carocci
Collana: Frecce
Anno edizione: 2012
Pagine: 357 p. , ill. , Brossura

83 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Dalla preistoria al presente - Storia: dal 500 d.C. al 1450-1500 d.C.

  • EAN: 9788843065080
In questa introduzione all'alto medioevo occidentale, gli autori tracciano un percorso che dai processi di trasformazione del mondo romano (a partire dal secolo IV) giunge a individuare nelle strutture di età carolingia (soprattutto nei secoli VIII-IX) i caratteri "autenticamente altomedievali" dell'Europa. I quattro secoli di transizione dall'antichità al medioevo da sempre hanno catturato l'interesse degli storici, ma negli ultimi vent'anni sono stati riletti con un profondo ripensamento delle linee interpretative generali. Gasparri e La Rocca accolgono sia le nuove impostazioni metodologiche sia i risultati della storiografia più avvertita, accentuando l'importanza della genesi tardoantica per la formazione dell'Europa medievale. Questa non è più intesa come l'Europa delle nazioni nata dal crollo dell'impero romano, come si è vagheggiato per tutto l'Ottocento e la prima metà del Novecento: i Barbari allora erano considerati quasi tutti Germani, avrebbero causato con le loro incursioni la fine violenta dell'impero e della civiltà antica, e vi avrebbero sostituito realtà istituzionali e culturali completamente diverse, i "regni dei popoli" (regna gentium) dai quali avrebbero avuto origine le nazioni moderne, con una diretta continuità biologica e territoriale. Un ribaltamento totale di questo schema interpretativo – tanto pericoloso quanto scorretto – si è avuto soprattutto grazie a una lettura scientifica delle fonti che ha sostituito l'approccio ideologico di stampo ottocentesco. L'intreccio fra storia e archeologia, la ricostruzione dei contesti di produzione dei testi narrativi (e delle scritture in generale), gli apporti delle scienze sociali, e in particolare dell'antropologia, hanno chiarito che le fonti sono oggetti costruiti in determinati contesti, esito della competizione fra gruppi sociali, e non specchi fedeli della realtà del passato. La connotazione etnica dei popoli barbarici è stata fortemente ridimensionata e anche la rottura causata dalle invasioni è stata sottoposta a critica intensa. È diventato chiaro così che, se non c'è alcuna continuità su base etnica fra regni medievali e nazioni moderne, ne esiste una ben più stretta fra le strutture sociali, culturali, politiche tardoimperiali e quelle delle dominazioni barbariche. Questa diversa continuità ha le forme di una lenta trasformazione, dove tradizioni antiche convivono e interagiscono, in maniera mai predeterminata, con spinte nuove per un lungo periodo di "post-romanità", fino all'elaborazione di strutture innovative in età carolingia. Sotto il regno di Carlo Magno si diffusero allora elementi nuovi che caratterizzano poi largamente il medioevo europeo: soprattutto lo sviluppo di istituzioni ecclesiastiche fortemente connesse con il potere politico, secondo logiche di condivisione di responsabilità tra i potentes del regno; e l'istituzione di rapporti vassallatico-beneficiari come forma privilegiata di raccordo fra gli individui, in primo luogo fra le clientele armate regie. Liberate da schemi preconcetti e rilette con un diverso metodo interpretativo, le testimonianze sull'alto medioevo, pur nella loro lacunosità, mostrano maggiori potenzialità per la comprensione di un periodo "molto più complesso e ricco di contenuti di quanto normalmente si pensi". Rosa Canosa