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Valeria Parrella

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 130 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806214067

Recensioni dei clienti

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    cristina

    26/07/2015 20.05.11

    Non vi riconosco la Parrella delle raccolte di racconti "mosca più balena" e "per grazia ricevuta". L'unico pregio di questo romanzo è la brevità dei capitoletti (dai titoli spesso ermetici o banali) e i tanti spazi bianchi che fanno voltare in fretta le pagine. La prosa troppo elaborata e metaforica, pretenziosa, a volte veramente faticosa persino nell'utilizzo (o non utilizzo della punteggiatura) serve forse a distrarre - ma senza successo - da una trama inesistente. Si tratta di una sorta di monologo interiore, un fluire di pensieri in libertà. Al lettore vien fatto capire poco, e se almeno potesse lasciarsi prendere dalle emozioni e dall'empatia... Invece niente. Il tema della disabilità poi in questo testo lascia davvero il tempo che trova. Letto in tre giorni e già dimenticato. Una gran delusione.

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    Giuggiola

    25/05/2014 17.18.36

    Libro bello, coinvolgente e commovente. Riesce a darci un'idea di cosa significhi vivere la quotidianità di un figlio disabile, e combattere per lui. Probabilmente ci sono opere che illustrano meglio questa complessa e durissima realtà, ma il libro della Parrella è senz'altro bello e solido, scritto, inoltre, molto bene.

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    leonardo de chanaz

    17/05/2014 08.41.51

    Un piccolo caleidoscopio della vita di una madre di un bambino autistico. Utile per capire quel che prova una mamma in queste condizioni. Le difficoltà, le soddisfazioni. Spezzoni di un dramma. In altri libri di genitori di figli autistici ho trovato un filo, che qui non c'è. L'esperienza è densa e durissima ma con l'amore si superano le difficoltà. Sono rimasto come uno di fronte a un film che si interrompe senza la fine. Buona la penna, con guizzi e pennellate vivaci.

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    ant

    08/04/2014 22.04.55

    Una mamma che affronta con lucidità, sensibilità e soprattutto con parole, espressioni e frasi molto delicate il problema della disabilità del proprio figlio, Arturo. Un excursus molto toccante quello della Parrella , mai capitoli banali in questo romanzo, tutto molto profondo e da metabolizzare. Niente viene tralasciato al lettore, dai momenti di cupa tristezza e malinconia(..."abito al sesto piano, il parapetto è già studiato da anni. Basta un salto"...) a momenti di commozione e tenerezza, dopo un inatteso invito a giocare da un altro bimbo ad Arturo(..."d'un tratto figlio, ho veduto un posto per te nel mondo, lo spazio di un pomeriggio, e se c'è uno spazio per te, allora ce n'è uno anche per me"...). Molto ben delineate anche le tematiche relative alla burocrazia, che un genitore di un figlio disabile deve affrontare in una società come la nostra, per non parlare della diffidenza, del distacco e dell'indifferenza non solo di estranei, ma purtroppo spesso anche di personale qualificato ad affrontare certe situazioni. Al contrario è molto commovente l'unione e la solidarietà che s'instaura fra genitori nel gruppo che l'autrice chiama simpaticamente "Boh", che non è un sinonimo di stupore, ma solo un anagramma. Voglio concludere questa recensione estrapolando un passaggio che mi ha particolarmente colpito(pag 115) ..""".la disabilità è una possibilità della vita, e quando ne acquisiamo consapevolezza dopo un poco impariamo a sentirla in maniera naturale, istintiva. Ma l'incapacità di mettersi davanti al problema, questa cosa qui genera l'handicap e rende gli uomini miseri, e io e te figlio, a questa abiezione non ci dovremo mai chinare"".. Bello, brava Valeria Parrella

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    Federica

    10/02/2014 09.30.00

    Sono d'accordo con Roberta: il tema e anche il vissuto dell'autrice suscitano empatia ed è per questo che ho comprato il romanzo ma sono rimasta profondamente delusa. L'ho trovato noioso, freddo e pretenzioso nello stile. Non sembra la Parrella de "Lo spazio bianco". Se volete leggere libri sulla disabilità, molto meglio "Nati due volte" e "Se ti abbraccio non aver paura": asciutti ed autentici.

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    EzianaB.

    04/02/2014 19.11.36

    La diegesi eccessivamente lirica della prima metà del romanzo rischia di invalidare a tratti la credibilità e l'autenticità della storia, delle emozioni che puntellano un'esperienza d'amore ed emancipazione dalla disabilità. L'autrice tenta una ripresa solo nella seconda parte, con una narrazione che torna a farsi lacera, bellissima, a fondo dentro la vita dove poche parole ruvide impegnano il dolore come richiamo costante ma non insuperabile. Una Parrella non sempre riconoscibile purtroppo, a volte artificiosamente asfittica dietro una sovrabbondanza di metafore ed allocuzioni che la rendono estranea e distante.

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    roberta

    31/01/2014 22.19.24

    Il tema è forte e importante, scatta immediata l'empatia. Ma è come se l'autenticità di stati d'animo e sensazioni (di questo si tratta, solo sfoghi),fosse seppellita sotto uno stile pesante ed enfatico, a tratti epico, con un uso fastidioso del passato remoto, di metafore e immagini stucchevoli.Parole in libertà. Siamo lontani anni luce non solo dall'Isola di Arturo, a cui l'autrice chiaramente allude,ma anche dal limpido e asciutto "Nati due volte" di Giuseppe Pontiggia, la cui lettura consiglio vivamente . E' una spiacevole sorpresa, si stenta a riconoscere Valeria Parrella de "Lo spazio bianco". Proseguendo con molta pazienza nella lettura, si scopre che l'autrice riesce in parte e a tratti a scrollarsi di dosso l'artificio e a recuperare una più toccante e lucida autenticità.

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    paola

    13/01/2014 17.06.42

    io, figlia che deve chiudere un occhio per evitare di confondere il mondo percepito ( e mi fermo al dato della percezione visiva) penso non bene rispetto ad operazioni di furbizia del genere. Ci sarà - poi - un film tipo alla Comencini figlia tutto carino che illustrerà ai buoni come la persona disabile viene colpita nell'Essere e nell'Umano e lì nell'essere e nell'umano dove fa più male. Tocca passarci sopra e di fronte all'enfasi che si fa furba/accattivante girare pagina e guardare oltre gli ammiccamenti alle possibili Isole di Arturo.

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