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Mariapia Veladiano

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 225 p. , Brossura
  • EAN: 9788806212742

Recensioni dei clienti

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    Alessandra

    15/08/2016 18.06.55

    Romanzo intriso di riflessioni teologiche per me a volte di non facile comprensione. Nel complesso una scrittura piacevole per una storia dal sapore triste... Interessante lo scioglimento finale del tormento, tutto terreno... Consigliato...

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    Chiara Sav

    19/06/2015 12.47.36

    ... più di 5 non si può?? Peccato! Oltre la storia davvero d'incanto, le parole, il suono e i significati fanno del libro una lunga, struggente, intensa, magica poesia!

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    Marco

    29/07/2014 22.51.42

    Premesso che io solitamente leggo libri di altro genere, ho trovato questo libro di una profondità incredibile. Toccante e commovente. L'ho letto molto volentieri e, nonostante le vicende siano tutt'altro che felici, fa riflettere molto sulla vita.

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    cla

    31/01/2014 20.17.03

    che mariapia veladiano conosca bene il valore delle parole e sappia farne un uso sapiente e delicato non è una novità. in questo libro però è riuscita a toccare temi profondi con delicatezza, e a evitare qualsiasi scadimento nel banale o nello scontato. è un romanzo che sa sorprendere e far riflettere, e che sa esprimere frammenti di qualcosa in cui ciascuno può ritrovare un po' di sé.

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    Isa

    26/09/2013 16.00.46

    E' un libro che suscita sicuramente sensazioni profonde: tocca tematiche importanti alle quali e' impossibile rimanere indifferenti come la paura del male, nelle sue varie forme. I

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    lucia1963

    21/08/2013 14.53.00

    Ho faticato a portare in fondo questo libro e non perché è scritto male. Anzi, si può gustare uno stile ricco ed evocativo. La storia è bella, fa riflettere su che cosa è importante nella vita e come affrontare i grandi dolori. Allora perché non lo consiglierei ad un'amica? Trovo che l'autrice indugi troppo, quasi compiacendosi, sugli aspetti dolorosi anche quando, a dir la verità non ce ne sarebbe bisogno. Ad un certo punto si ottiene l'effetto contrario, come in certi film americani catastrofisti...a me stancano e creano distacco ironico dalla trama che a quel punto non coinvolge più come dovrebbe.

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    michele

    01/07/2013 00.12.47

    Leggere questo romanzo è scoperchiare un vaso di materia incandescente, il plasma in cui si fondono le domande senza risposta, le paure profonde, il desiderio di amare e di credere in Dio, nonostante tutto. Libro breve ma densissimo, prosa limpida che non permette distrazioni, ogni parola è preziosa nelle tormentate riflessioni della protagonista e nelle delicate descrizioni dei luoghi. Se posso permettermi, l'unica pecca è nel linguaggio un po' troppo letterario in alcuni brani di dialogo, dove la finalità estetizzante e la ricerca della perfezione hanno forse prevalso sulla naturalezza, ma non riesco a muovere un vero rimprovero all'autrice: è come voler guardare una minuscola pagliuzza nell'occhio di un'amica.

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    silvia

    30/04/2013 21.25.25

    Do a questo libro un basso punteggio non per la scrittura (con la Veladiano è eccellente!) ma per la storia raccontata e il dolore e i brutti pensieri che essa mi ha evocato... Mentre nel 1° libro nonostante la non felice vicenda il romanzo lasciava una speranza, faceva intravedere una lucina in fondo al tunnel, in questo caso l'ansia, il dolore e i pensieri "teologia oriented" della protagonista mi hanno fatto trascorrere momenti non belli... Non è una lettura che mi sento di consigliare, nonostante il livello altissimo nella scrittura e la profondità importante dei temi toccati.

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    alida airaghi

    11/04/2013 19.51.48

    Protagonista del romanzo è una giornalista laureata in teologia,Ildegarda, tormentata da un dubbio riguardante l'esistenza del male nella vita degli esseri umani, e la sua giustificazione divina:rifacendosi all' "unde malum?" agostiniano, alla teodicea di Leibniz, alla riflessione filosofica contemporanea, l'interrogazione che lacera la coscienza della donna riguarda l'impotenza o la non volontà di Dio di opporsi alla sofferenza innocente,al dolore incolpevole dei giusti e dei bambini ("Il silenzio di Dio davanti al male mi devastava"). E questo assillo della protagonista viene in continuazione messo alla prova dalle circostanze, decisamente tormentate e infelici, della sua esistenza. Ogni prova viene vissuta da Ildegarda con riferimenti costanti alla vita religiosa, ai testi sacri, ai riti, che sempre offrono consolazione, portando però anche nuovi interrogativi. Di fronte al suo bambino malato, riappare la sofferenza della Vergine sotto la croce; nelle sue preghiere a Dio la contrattazione che Abramo propone all'altissimo per la salvezza di Sodoma; nei sogni ricorrenti l'eco dei sogni biblici; nell'aspirazione alla conoscenza la maledizione del Qoèlet..E quando finalmente la vita sembra poter tornare a fiorire, nell'incontro in montagna con un pastore protestante di Heidelberg, ecco che di nuovo torna l'incubo del male ingiustificabile, con la diagnosi di un tumore annidatosi da tempo nel cervello della donna. La cifra narrativa del romanzo sembra tutta da leggersi in questa incombente atmosfera di angoscia, di lutto, di morte. Un dolore antico, pervasivo, connaturato quasi alla scrittura stessa dell'autrice: sorvegliata ed elegante, che talvolta però sfiora il manierismo, e sembra sempre vietarsi qualsiasi apertura alla gioia, al desiderio, alla scoperta di quanto c'è di buono, dentro e fuori di noi.

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    ant

    09/03/2013 09.41.58

    Concetti teologici mischiati a spunti di vita reale e spaccati di vissuto quotidiano fanno di questo testo un libro molto singolare e particolare. La trama: Ildegarda, la protagonista del romanzo, dopo aver sentito il suo bimbo piccolo piangere di notte ,s'interroga sul male che affligge il mondo da sempre. Parte da quest'episodio un crescendo sia di sensazioni che di domande che attraversano tutto il corso del testo. L'autrice è abile a descrivere non solo i tormenti interiori di Ildegarda , ma anche del primo marito Pierre e del compagno successivo Dieter conosciuto in circostanze molto particolari(in un albergo dell'Alto Adige a 2000 m ...immerso nella neve). Una romanzo, come dicevo in apertura, in cui si spazia da argomenti semplici a sofisticati pensieri teologici. Bello

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    nadia

    31/01/2013 19.14.46

    Questo romanzo mi ha suscitato pensieri e sensazioni contrastanti, quindi non posso darne un giudizio univoco. Da una parte, ho riconosciuto e ammirato il talento della Veladiano, che è abilissima a scegliere e a combinare le parole fra loro: la sua scrittura è senza dubbio di livello elevato. Anche la profondità del racconto mi ha colpito, ma non sempre in senso positivo: a volte la presenza del dolore e dell'angoscia era quasi eccessiva, come se l'autrice si compiacesse della sua abilità a trasferire queste sensazioni sulla pagina. Lo stesso appunto vale per lo stile: spesso avevo l'impressione che si esagerasse, facendo saltare l'equilibrio, ricorrendo a periodi troppo lunghi e a virtuosismi che appesantivano le frasi. Insomma, ne esce un voto medio.

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    Massimiliano

    20/01/2013 17.23.37

    Un libro di dolorosa e struggente bellezza.

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    Alberto

    02/01/2013 12.03.01

    Cosa aggiungere ai commenti di chi mi ha preceduto? Li sottoscrivo tutti. Mariapia Veladiano è un'autrice di rango, la sua scrittura affascina, mai banale, invita a riflettere. Consiglio questo romanzo a tutti coloro che amano le buone letture.

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    Livia

    12/12/2012 22.01.35

    L'ho amato dalla prima pagina. La prof.ssa Veladiano ha la capacita' di far sentire la profondita' di certe sensazioni, senza mai risultare patetica. Questo e' il secondo libro piu' intenso che abbia letto in questo 2012.. trama non banale, stile diretto, equilibrato. Arriva dritto al cuore e li' soggiorna per tutto il tempo della lettura e nei giorni a seguire.

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    Andrea

    03/12/2012 14.04.05

    "Padre Nostro nei cieli che io sia nuvola e come lei leggera. E liberami dal male, da tutti i mali". A quelli della mia generazione è stato ancora insegnato a pregare, oggi non so più se si usa. La nostra, era piccola preghiera pagana atta a corrompere la Divinità affinché ci conceda la sua benevolenza, era comunque invocazione sincera. Ecco, il nuovo libro di Mariapia Veladiano è una lunga preghiera, molto diversa però da quelle che mi hanno insegnato bambino, è contigua all'eresia sino ad arrivare a fare un patto... con Dio, a vendere l'anima Dio. L'osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, accogliendo con entusiasmo il libro, (provocando qualche invidia) si lascia però scappare: "La trama è facile. Abbandonata dal marito con un figlio piccolo, Ildegarda è avviluppata nello sconforto. Per Natale, volendo trovare un rifugio lontano con il piccolo Tommaso, arriva sulle splendide montagne dell'Alto Adige, dove fa un incontro che cambierà la sua vita". Ho un po' di timore a contraddire una voce che arriva da cosi alto pulpito; ma no, la trama non è affatto facile, perché la trama altro non è che la vita vera di milioni di donne e a specchio di uomini; e la vita, signori in porpora ed oro, non è facile mai. Il Tempo è un Dio Breve, è un viaggio dentro il dolore, atteso, prima ancora che provato, perché nella nostra esistenza il dolore alla fine ci coglie, comunque. Eppure paradossalmente è un libro sulla speranza, della speranza. La speranza di un'unione oltre tutte le differenze. Per dodici lunghi anni l'autrice ha coltivato nell'anima le parole, le ha cercate e limate, lasciate maturare come un vignaiolo antico. Dodici anni le sono stati necessari, per regalarci questo romanzo che sa dare al dolore la purezza leggera della neve, per dirci che: "Insieme è nulla la paura... Insieme è nulla la paura". Grazie per tutto Mariapia.

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    massimo

    30/11/2012 14.03.58

    Un libro che lascia dentro qualcosa. Una storia di un'intensità difficilmente reperibile tra i testi di narrativa moderna. Fede, dolore, amore, voglia di vivere... argomenti che pongono la Veladiano tra i migliori scrittori italiani del nuovo millennio. Brava!!!

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    Donata

    26/11/2012 16.22.31

    L'intensità e la profondità del testo denotano un Io Coscienza che sa comunicare agli altri Io Coscienza. Le parole penetrano come lame, suscitano emozioni fortissime e,come la musica, universali.Ho letto e riletto " La vita accanto" per timore di perdere qualche sfumatura di linguaggio. Ora sto rileggendo questo nuovo libro per lo stesso motivo. Voto: 5/5

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    gianna dalle rive

    12/11/2012 09.57.21

    Un romanzo inconsueto, straordinario, dove ogni pagina, e quasi ogni singola frase, sarebbero da trascrivere in un immaginario "quaderno delle citazioni sui fondamenti dell'esistenza umana". Un romanzo serio, analitico ma poetico, che richiama la prosa di Dostoevskji. Parla un linguaggio del tutto inconsueto, quello della Fede e di una vita che si confronta quotidianamente con la presenza e la volontà di Dio. Parla di una donna ricca e colta che soffre intensamente, e la sua sofferenza nasce essenzialmente dall'aver messo al mondo un figlio, e con il figlio la potenzialità della sua morte. La ferita esistenziale primaria. Ildegarda (nome significativo, che si richiama alla Santa mistica medievale) si confronta anche con un marito affascinante e debolissimo, che non si sente in grado di accudire al figlio, e li abbandona entrambi, rifacendosi una vita all'estero. Tenta di spiegare tutto, di scusare tutto e tutti. Cerca di parare i colpi e di difendere il suo bambino,arrancando a volte molto vicina al baratro della disperazione. Ma provvidenzialmente (mai come in questo caso l'avverbio ha il suo pieno significato), in un luogo magico ed isolato, incontra un uomo in grado di sanare la sua solitudine, di fronteggiare le sue paure, e forse di salvare suo figlio da una nuova tempesta incombente. Il libro è una sorta di percorso verso la luce, che forse può aiutare i lettori a ritrovare un sentiero - non facile, ma limpido - verso una fondata speranza.

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    Federica

    01/11/2012 17.11.00

    Ho letto e apprezzato "La vita accanto". Questo secondo libro forse è più difficile ma altrettanto bello. Doloroso e intenso, impreziosito da uno stile molto personale e da descrizioni splendide. Consigliato.

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