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Ernst Jünger

Traduttore: A. Iadicicco
Editore: Guanda
Anno edizione: 2015
Pagine: 89 p. , Brossura
  • EAN: 9788823511873

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    Cristiano Cant

    31/08/2016 19.53.31

    Come possa affacciarsi, in un'anima poetica, intellettuale, studiosa, la viva spinta verso le armi, il conflitto, un suono agghiacciante di morte che non può che essere il più grande affronto alla ragione. La guerra, il peggiore dei teatri, lo scherzo più macabro che la natura umana possa cullare in sé, nel racconto, o meglio nel diario, di un giovane Junger. "Dal momento che l'intelletto si era eccessivamente sviluppato, saltava da una pare all'altra, paradossale funambolo, fra inconciliabili contrasti. Per quanto tempo ancora? Per fracassarsi nell'abisso di una folle risata?". Spirito, fascinazione bellica, romantica fede nazionalista, ma fino a che punto? Fino a che livello di verità umana, di sopportabile peso sulla coscienza, di rovinoso dominio della tecnica (tema Jungeriano da sempre) contro ogni resistenza contraria? Su questo crinale si gioca la narrazione, il percorso di un io contro un fuori sviscerato in tutta la sua acredine, un pensiero in ricerca che spezza le sue ali per andarsi a infrangere su trincee di lacerazione interiore: "Là batteva i suoi colpi quel misterioso pendolo che oscilla in tutto ciò che è vivente, la ragione inafferrabile del cosmo, fino a sfondare dall'altra parte". L'inspiegabile scandito in una lucida cronaca giornaliera; cambi di guardia, fucili a tracolla, strategie, assalti, comandi, fino alla tristissima conta di caduti. Non valgono più i galloni dello spirito, i meravigliosi livelli di sensibilità o cultura, perché "quel tale dall'altra parte poteva benissimo aver studiato a Oxford come lui aveva studiato ad Heidelberg. Già, era assolutamente diventato un altro, diverso nei fatti, ma, quel che era essenziale, nel sentimento. Perché il fatto che non mostrasse alcun rimpianto, nemmeno per un attimo, ma gratificazione, era la prova di una moralità assolutamente trasformata". Pochissimo davvero si può aggiungere a queste tragiche lame di pregnanza assoluta; l'illogico della guerra scandito nel buio mistero dell'uomo.

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