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Hans U. von Balthasar

Curatore: G. Francesconi
Traduttore: G. Ruggieri
Editore: Queriniana
Edizione: 8
Anno edizione: 2011
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788839903617

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    Mauro Lanari (un grazie a Orietta Anibaldi)

    22/05/2014 18.01.53

    Libro strano, molto. Pubblicato nel '69 subito dopo il Concilio, ed esplicita teorizzazione dell'esperienze mistiche vissute dall'amica von Speyr, Balthasar v'espone la propria "teologia del Sabato Santo", e forse oggi non sono più così discusse né l'idea d'una sovrakenosi trinitaria (la "Teologia del dolore di Dio" era già stata anticipata da Kitamori nel '46), né l'idea d'una discesa "ad inferos" come solidale cum-prensione non solo coi morti ma pure coi (con)dannati alla morte eterna dell'Inferno (la riabilitazione dell'apocatastasi dilatando la misericordia divina sino a inglobare l'ateismo è un'ovvietà per la "teologia della speranza"). Resta invece alquanto spiazzante che l'Autore abbia escluso dall'analisi del Triduo Pasquale proprio le cosiddette "Quarantore", il computo agostiniano del tempo trascorso da Gesù Cristo fra la morte alle 3 del pomeriggio di Venerdì Santo e la risurrezione (o risuscitamento) all'alba, le 7 del mattino, della domenica di Pasqua. Il Credo Cristiano afferma con Paolo che Cristo "fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture" (1Corinzi 15, 3-4). Ridurre queste 40 ore al senso del Sabato Santo appare semplicistico: sono appunto tre giorni, e ciascuno con un suo specifico significato. Nell'ultima porzione del Venerdì il Figlio muore alla carne (ruolo sacerdotale): non ha più quella umana e non ha ancora assunto quella gloriosa. Durante il Sabato muore al mondo (ruolo regale): annuncia un vangelo, la lieta novella pasquale, ch'è lettera morta poiché storicamente non ancora avvenuta. Nella prima parte della Domenica muore a satana (ruolo profetico): il Padre non l'ha ancora rivestito d'incorruttibilità donandogli la vittoria sul pungiglione della morte (cfr. 1Corinzi 15, 54-55).

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