Un terribile amore per la guerra

James Hillman

Traduttore: A. Bottini
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 9 marzo 2005
Pagine: 296 p., Brossura
  • EAN: 9788845919541
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Descrizione
La guerra, sostiene Hillman in questo libro, è una pulsione primaria e ambivalente della nostra specie. Una pulsione dotata di una carica libidica non inferiore a quella di altre pulsioni che la contrastano e insieme la rafforzano, quali l'amore e la solidarietà. Il presupposto è che, se di quella pulsione non si avrà una visione lucida, ogni opposizione alla guerra sarà vana.

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    RICCARDO

    23/04/2016 18:46:06

    Saggio molto interessante sulla guerra. Per capire il perche' in 5.600 anni di storia scritta dell'uomo ci sono state 14.600 guerre. Libro diviso in 4 capitoli, tutti molti utili alla comprensione dell'argomento: guerra normale, inumana, sublime e la religione e' guerra. Ottima lettura.

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    gianluca guidomei

    13/07/2009 21:59:56

    Un viaggio attraverso la storia del fenomeno guerra. Hillman ci spiega in maniera molto efficace i motivi per i quali fanno e faranno sempre la guerra, che è sempre deprecabile , ma che è giusto studiare e capire. Mi ha colpito l' idea dell' autore di mettere ai posti di comando delle nazioni i militari, quelli che hanno partecipato ad una guerra, perchè hanno visto il male assoluto e probabilmente farebbero di tutto per rifuggirlo. Per sé e per gli altri. Sono d' accordo.

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    Fabiano Avancini

    18/11/2005 18:53:20

    Credo questo libro di J. Hillman possa essere definito:-"epocale". E' un saggio difficile da digerire perché è una lucida analisi del sistema occidentale “guerra”; fatta da uno psicologo tra i più affermati a livello mondiale. Parte dai Greci e da prima delle religioni per arrivare a quello che è considerato fondante nella cultura "immaginale" occidentale. Passando da Micea, Cartesio, Custer, Kant, Sontag e altri. Cosa centrano con la guerra? Sorge spontaneo chiederselo; lui trova il modo di spiegarlo e ci permette di collegare tutti i punti: da 1 a 52. Si chiede diverse cose tra cui il perché nel nostro mondo tutto sia basato sul combattere "per"; combattere "con"; sul combattere "contro". Sempre di combattere si tratta: perché? Perché con la-guerra-allo-sporco, la-guerra-al-cancro, la-guerra-alla-droga, la-guerra-alla-povertà...Nobilitiamo, essendo esse guerre giuste contro un nemico comune, di tutti, la parola “guerra” e, in un lavaggio del cervello collettivo, la sdoganiamo come concetto necessario, percorribile, risolutorio. La soluzione: guerra. Dimenticandone l'enormità e la sproporzione rispetto la vita. A questo aggiunge la “fascinazione per la guerra”, che trova conferma anche nelle parole di E.Hemingway e che credo qualcuno possa anche confermare:-“...Ma è mia persuasione ponderata che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c'è, o diciamo soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che sorgono a profittarne”. Il problema è l'ingordigia bulimica dei maiali. Nel secolo in cui la guerra è spersonalizzata è introduce il concetto industriale di “lavoro ben fatto”. La "bella gente" cui fa riferimento Hemingway forse non esiste più e le regole d'ingaggio del suo tempo non prevedevano ancora l'uso di sostanze chimiche. Buona lettura.

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    Giampaolo Rossi

    23/05/2005 15:52:15

    Fuori da ogni suggestione ideologica, Hillman ci riporta all'essenza del problema dell'uomo e della sua possibilità di dominare gli "elementari". La guerra, come l'eros, è una delle forze primordiali che condizionano la natura dell'uomo ed il suo comportamento. In questo, il più grande psicanalista junghiano si lega a studiosi come Konrad Lorenz che, con i suoi studi sull'aggressività, aveva contribuito ad abbattere le impalcature ideologiche che avevano condizionato il pensiero occidentale nell'ultimo secolo. Hillman smaschera l'ipocrisia del pacifismo e la convinzione assolutamente fallace che aggressività, violenza e guerra siano solo sovrastrutture di un mondo fondamentalmente pacifico e buono..... se non ci fossero ovviamente i guerrafondai. La guerra e la sua drammaticità, vengono riportate dentro l'uomo e non fuori (nella società, nella divisione per classi, nella competizione tra Stati, come vorrebbe una superata sociologia marxista). Un grande libro suggestivo e fondamentale per chi vuole cercare di capire oltre le banalità arcobaleno.

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    Di Filippo Tiberio

    19/03/2005 11:36:43

    Le idee di Hilmann sulla guerra mi sembrano in gran parte accettabili. Egli però è forse troppo rigido nel sostenere queste idee, che in parte sono troppo esclusive. La guerra è senz'altro una predisposizione naturale dell'uomo, ma non si può sostenere che non ci siano eccezioni a tal riguardo. Forse una minoranza di persone è effettivamente contro ogni tipo di guerra.

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