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Jonathan Coe

Traduttore: D. Vezzoli
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2010
Pagine: 363 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018107
"La persona più superflua che sia mai nata. È dunque così che mi devo considerare, per il resto della vita? Una non-persona? La radice quadrata di meno uno?". Con queste parole si descrive Maxwell Sim, l'inglese "qualunque", un uomo apparentemente insignificante, che tuttavia così anonimo non è. Jonathan Coe ne ha fatto il protagonista del suo ultimo romanzo, accettando la sfida di raccontare la vita di un individuo alienato, privo di passioni culturali, non coinvolto nella vita politica e sociale e con serie difficoltà nelle relazioni. La vita di chi, insomma, generalmente non interessa a nessuno.
"Mi sono concentrato sulla vita di un uomo che dall'esterno sembra essere molto ordinaria e trascurabile. Non mi piace scrivere in modo eroico, né connotare così i miei soggetti. Molti sono basati in un certo senso su di me e io non mi considero certo un eroe!", scherza Coe, ospite a Torino della Scuola Holden. Molto British, è però affascinato dalle scelte estreme, e attraverso i suoi personaggi vuole esplorare fin dove ci si può spingere per inseguire le proprie idee o la propria identità, sia essa intellettuale, emotiva, di genere. Sempre a partire dalle piccole cose, da dettagli a prima vista irrilevanti, da persone che si incontrano in luoghi di passaggio, quasi a tentare, non potendo vivere vite parallele, di immedesimarsi per un istante in quelle degli altri. "Per me, il piacere e la gioia di scrivere stanno nel ricostruire questi momenti quasi impercettibili, senza imporre loro una sorta di grandiosità, ma piuttosto scoprendo la loro bellezza intrinseca, il carattere più intimo. Mi sento sopraffatto dalla casualità del quotidiano e da quanti episodi importanti nella vita di ciascuno siano il frutto del caso. Quando sono in viaggio, osservo esempi particolarmente sconvolgenti di esistenze completamente disconnesse, che per un attimo si sovrappongono o si compongono all'aeroporto o in un ristorante. La nostra specie sembra trovare sempre più difficile stabilire punti di contatto. È più facile ignorarci gli uni gli altri. Io voglio celebrare i momenti in cui avviene il contrario".
Tutte le vicende del romanzo ruotano infatti attorno all'incapacità di comunicare e ai tentativi più o meno riusciti di superare la barriera dell'incomprensione e, dunque, della solitudine. In una società sempre più virtualmente interconnessa, si corre il rischio di non abbandonare mai la dimensione virtuale e di trascurare le relazioni per cui è necessario calarsi nella realtà. L'avatar di Maxwell ha molti amici, nessuno dei quali interagisce veramente con lui, né sente il bisogno di farlo. Per non mettersi a nudo, il protagonista indossa le maschere che via via ritiene più opportune e preferisce trovare nei social network il conforto alla crisi profonda che sta attraversando per la separazione dalla moglie e dalla figlia (queste sì, reali). Preferisce aumentare le distanze tra sé e il mondo. La parola, infatti, è uno strumento potentissimo, ma altrettanto pericoloso, se non si è allenati a usarlo. E allora ecco che si perde in lunghissime conversazioni con persone pressoché sconosciute, o carica di significato eccessivo le chiacchiere scambiate con un vicino di posto in aereo, o ancora, si aspetta considerazione da qualsiasi passante.
Coe porta il suo antieroe in un viaggio mentale, emotivo, ma anche reale attraverso la Gran Bretagna, grazie al quale scopre il suo paese e trova il coraggio di svelare a se stesso e al lettore i suoi "terribili segreti". Finisce per sentirsi parte di quell'universo da cui aveva deciso di autoescludersi, e il suo destino si confonde la storia sociale e le vicissitudini politiche internazionali. La crisi economica che fa da sfondo al romanzo incrocia la vita di Maxwell e contribuisce a sgretolarne le fondamenta, a cominciare dal suo matrimonio, per risalire poi alla famiglia di origine, alle vecchie amicizie, alla sfera professionale. Ma vuole anche essere un'opportunità per imparare a non nascondersi di fronte al cambiamento, per mettersi alla prova e riscattare la propria immagine in un lavoro nuovo, come rappresentante di spazzolini da denti ecologici, per scoprire che c'è più gusto ad amare una voce reale che quella del navigatore satellitare.
Spesso i romanzi di Jonathan Coe sono attesi dal pubblico italiano come trattati sull'evoluzione della società britannica, perché densi di dettagli relativi al contesto politico e sociale, che lo scrittore ben conosce e verso il quale ha sempre dimostrato un certo interesse. Nel suo ultimo lavoro, tuttavia, ha voluto affidare alla storia individuale di un protagonista della crisi – economica e personale – il compito raccontare la realtà a livello macro, dal crollo delle banche di investimento, alla diffusione dei nuovi media, alle alternative di impronta ecologista alla recessione.
Elisabetta Gatto

Sull’orlo del disastro globale, mentre crollano i mercati e l’ambiente rischia il tracollo, mentre gli operatori di borsa raccolgono le loro scartoffie degli scatoloni e gli interessi sul mutuo salgono vertiginosamente, Maxwell Sim rimane solo nella sua casa di Watford, periferia di Londra. Caroline, dopo 12 anni di matrimonio, lo ha lasciato, portando via sua figlia Lucy e facendolo piombare in uno stato di apatia totale. La cosa lo aveva ridotto a sonnecchiare tutto il giorno guardando distrattamente la tv e trangugiando notiziari apocalittici senza riuscire a capirci nulla, a parte il panico generico in cui tutto il mondo all’improvviso sembrava essere piombato. Dopo una settimana di assenza dal lavoro, la Responsabile sicurezza e salute del grande magazzino in cui lavorava, aveva emesso il suo verdetto, depressione, concedendogli sei mesi di aspettativa retribuita. Sei mesi di inerzia che s’interrompe solo grazie a un provvidenziale messaggio Expedia, che lo informa che mancano solo poche settimane alla sua partenza per l’Australia. Un piccolo regalo di Caroline, a quanto pare, un modo per farlo uscire dal torpore e per farlo riavvicinare a suo padre, che vive a Sidney da molti anni.
Era proprio quello che ci voleva, un viaggio! Una nuova avventura durante la quale Max scopre tre cose fondamentali: che il rapporto con suo padre non si può recuperare al tavolo di un ristorante cinese, che si può morire da un momento all’altro senza neanche accorgersene, che i viaggi sono in realtà delle ricerche. Al suo ritorno a Watford, Maxwell si guarda intorno e si rende finalmente conto di essere un uomo solo. Gli unici messaggi presenti sulla segreteria telefonica sono muti, quelli che trova nella sua casella di posta elettronica sono anche peggio e mettono in dubbio la sua virilità. L’unico amico che gli rimane, da cui riceve l’unico vero messaggio dopo tre settimane di assenza, è Trevor e sta per fargli una proposta che potrebbe cambiare la sua vita.
Si tratta in realtà di un progetto ambizioso, il lancio sul mercato di un prodotto altamente innovativo, ecologico, sostenibile, verde, praticamente un vero e proprio antidoto al disastro ambientale incipiente: una nuova linea di spazzolini da denti. Quando Alan Guest, il visionario amministratore delegato della Guest Toothbrushes, decide di tentare l’offensiva ai colossi dell’igiene orale mondiale, comprende che l’unico modo per affrontare un mercato così competitivo è quello di battere una strada alternativa. La sua idea è quella di proporre di far arrivare i suoi spazzolini nei villaggi periferici del Regno Unito, avviando la distribuzione non nei grandi magazzini di Londra, ma ai quattro angoli più estremi del Paese. Unst, nelle Shetland, a nord della Scozia; St. Agnes, un’isola al largo della Cornovaglia; Manger Beg, Irlanda del Nord e Suffolk, punta estrema orientale dell’Inghilterra. Max avrebbe realizzato solo qualche giorno più tardi: la vita gli stava dando un’occasione.
A bordo di una Toyota Prius, dotata di un navigatore satellitare di ultima generazione, Max parte alla volta delle Isole Shetland, con una valigia piena di spazzolini da denti e un appuntamento con un farmacista attempato. Inizia così l’avventura dell’uomo del nuovo millennio, che rivede il suo concetto di amicizia sulla base dei Social Network e la sua idea di lavoro sulla base dell’Eco Marketing, che perde il contatto con la società pur rimanendo seduto su una panchina del parco sotto casa e naufraga senza mai uscire dall’abitacolo dell’auto aziendale.
Scritto con la brillante semplicità tipica di Jonathan Coe, è un romanzo che rivela a ogni rigo lo sgomento con cui l’uomo contemporaneo scopre la complessità del mondo, come se guardasse attraverso un vetro appannato che lentamente fa comparire ogni cosa.

Recensioni dei clienti

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    Brunella Predieri

    22/06/2016 14.56.20

    Jonathan Coe disporrà senzaltro di una fitta schiera di seguaci fedeli e innamorati, come del resto potrà scatenare reazioni di fastidio. Appartenere alla prima categoria non dà garanzie di lucidità critica, ma è così, per me Coe muove veramente i sentimenti ( vorrei dirlo senza sentimentalismo) e offre voce alla propria generazione ; parlare della sconfitta degli individui e della società porta nel suo romanzo alla decantazione dello scontento e della confusione, per offrirci nuove possibilità, non illusioni, ma percorsi diversi in scenari compromessi dal passato. Grazie a Coe, e un suggerimento a tutti per una bella lettura.

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    rossano garibotti

    22/11/2014 17.10.18

    Dopo l'incerto 'la pioggia prima che cada' Coe torna a proporre narrativa convincente con 'la terribile storia...'. Questo romanzo da soprattutto il modo di concludere come un autore che ha proposto in precedenza ottima narrativa (La casa del sonno, Circolo chiuso, La famiglia Winshaw) possa proseguire un interessante percorso narrativo anche con un romanzo minore. Qui si narra l'alienazione di un uomo, Maxwell Sim, che colpo dopo colpo procede all'inesorabile alienazione di (da) se stesso. Chi i responsabili? L'ex moglie, il padre, sua figlia, la società oppure lui stesso? Ognuno si prenda la propria colpa nella giusta misura, a cominciare dal protagonista. Del quale merita davvero di seguire l'involuzione nell'arco delle oltre trecento pagine, tra 'dialoghi' col navigatore in macchina e altre solitudini tecnologiche. Perché la sua solitudine è, comunque - compreso chi non lo ammette - un po' quella che oggi circonda tutti noi. L'involuzione - volendo il baratro - percorso da Maxwell può inoltre scomodare un illustre precedente: quello percorso dal protagonista ne 'Lo straniero' di Camus. In ognuno di questi due percorsi, infatti, si può intravedere la necessità di percorrere il percorso autodistruttivo - pur ben diverso - fino alla fine, e di come questo costituisca tuttavia un punto dal quale, comunque, ripartire.

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    PROT

    18/09/2013 17.45.28

    Non è il primo libro di Coe che leggo, e a distanza di qualche anno riscopro un bravissimo autore... il racconto l'ho trovato divertente e scorrevole, originale e ironico, bello!

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    costantino

    30/08/2013 19.12.55

    Un uomo depresso che non riesce a ricordare la sua storia, un matrimonio naufragato con l'incapacità di comprendere com'è una relazione felice fa un viaggio che in realtà è la ricostruzione della sua autobiografia. E solo alla fine di questo viaggio nel passato scoprirà chi è veramente. Formidabile e anche un po' inquietante perchè è una storia credibilissima e possibile per ognuno di noi

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    Manuel

    25/03/2013 21.04.36

    È il primo libro di Coe che leggo e devo ammettere che l'ho apprezzato parecchio, soprattutto nella parte centrale. All'inizio l'ho trovato un po' noioso, ma poi mi sono ritrovato a ridere di gusto, ad arrabbiarmi e a compatire Maxwell per i suoi comportamenti, a viaggiare con lui attraverso l'Inghilterra e la Scozia tifando perché le cose potessero sempre andargli per il meglio... Ho apprezzato anche il finale, ma non quello dell'ultima pagina diciamo, anzi dell'ultima riga... Come ha già scritto qualcuno preferisco pensare che Maxwell esista ;) Ora sono davvero curioso di leggere altri libri di Coe!

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    Ugo

    04/12/2012 10.10.21

    Il classico romanzo di Coe, niente di più e niente di meno. Gradevole e scorrevole, di certo non un'opera che passerà alla storia; d'altronde, non è nelle corde di Coe (parere personale, intendiamoci)scrivere un capolavoro, romanzi nell'insieme "accattivanti" invece sì. E le peripezie di Maxwell sono questo.

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    ziocarissimo

    12/04/2012 15.12.22

    Prima di tutto una riflessione: come mai il titolo originare, capace da solo di indirizzare il senso dell'intero libro, é stato storpiato cosí? Questo romanzo e decisamente divertente ed a tratti addirittura coinvolgente (ex. subito prima che Max arrivi casa di Allison..), ma decisamente molto al di sotto di altri capolavori di Coe, come "La casa del sonno" o "La famiglia Winshaw".

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    Tiziana

    03/01/2012 22.26.56

    mi è piaciuto tantissimo; la scrittura è impeccabile, le idee sono geniali e appassionanti, decisamente un grande libro

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    Elisa

    16/09/2011 13.33.23

    Coe di solito mi piace molto, ma questo libro non è uno dei meglio riusciti. La lettura è scorrevole e veloce, ma è tutto molto "eccessivo" e esagerato. Carina l'idea di inserire alcuni capitoli sotto forma di lettera o racconto di altri personaggi del romanzo, altrimenti raccontato tutto in prima persona dal protagonista.

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    fabio

    27/08/2011 11.56.14

    Un gran romanzo, molto più realistico di quanto possa sembrare: per questo, forse, l'effetto specchio con l'intimità di molti lettori può disturbarli. Buono il parallelismo tra la vicenda di Max e quella del navigatore solitario (in questo contesto anche i folli dialoghi con il GPS ci stanno bene). Il finale...come già detto da altri è un capitolo a parte che non aggiunge nè toglie nulla al resto del racconto. Fotografia cinica, ma reale di una società che fatica a riconoscersi in se stessa.

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    missfarfalla

    30/06/2011 13.36.34

    Dopo tante recensioni negative, quasi rinunciavo alla lettura di questo libro: e mi sarei persa molto, perchè è stato davvero una bella sorpresa! D'accordo, non sarà all'altezza de La casa del sonno, La banda dei brocchi e La famiglia Windshaw, che erano autentici colpi di genio; ma l'ho trovato una lettura molto gradevole e con un messaggio di fondo. Forse un po' troppo ottimistico (sei sempre in tempo ad aprire gli occhi e trovare il vero te stesso, anche se il processo può richiedere dei passaggi dolorosi), ma uno di quei (pochi) libri che alla fine della lettura ti hanno lasciato qualcosa. Infinitamente meglio del tonfo clamoroso de "La pioggia", e anche di "L'amore non guasta", per i miei gusti. Ho trovato belle soprattutto la caratterizzazione della figura del padre, con il suo doloroso mondo interiore che si svela solo alla fine, e le osservazioni sulla globalizzazione, che si porta via gli aspetti tipici, la stessa identità dei luoghi. Punti deboli: l'insistenza eccessiva su Donald Cawright, e soprattutto il dialogo con il navigatore satellitare (non mi ha convinta, mi sembrava proprio tirato per i capelli). Per questi motivi non ho assegnato il punteggio massimo, ma l'ho trovato comunque una gran bella lettura. Due piccole osservazioni: - riguardo all'inverosimiglianza della trama: è vero, ma stiamo parlando di Coe! Insomma, che non è un verista lo sappiamo, ed è anche per questo che ci piace! Quel gioiello di fantasia, inventiva e poesia che è "La casa del sonno" non è certo realistico! - riguardo al finale: colpisce molto, e può piacere o meno. Ma nel secondo caso si può anche ignorare: è in un capitolo separato dal racconto vero e proprio. Personalmente l'ho apprezato a metà: ben costruito e ben scritto, ma non originalissimo -penso al film "Vero come la finzione", e un po' alla "Taverna del doge Loredan" di Ongaro; e poi soprattutto... ho voglia di credere che Maxwell Sim esista davvero, e che la sua storia, il suo cammino, siano possibili!

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    lucia

    30/01/2011 20.19.40

    Noiosa la prima metà, racconto in prima persona dell'avventura di un egocentrico depresso, meglio la seconda parte, quando la trama offre qualcosa oltre che tediare con il dialogo tra max e il suo navigatore...Di certo non è il miglior Coe!

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    Raffaele

    29/01/2011 19.05.23

    Sicuramente meglio del precedente ma ancora, purtroppo, lontano dai tempi migliori. Saluti.

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    diablo

    14/01/2011 10.58.04

    un libro senza molte idee, scritto svogliatamente, forse parto dell'insistenza dell'editore o dimenticato in qualche cassetto e poi ritrovato. Ricorda vagamente l'ironia di Roth, purtroppo manca il genio di Roth..da dimenticare

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    Paolo

    17/12/2010 22.32.16

    A parte la traduzione, un buon romanzo che racconta con leggera ironia la tragedia di un personaggio che, dopo aver perso tutto, ritrova un senso alla propria esistenza. Ops, ho scritto personaggio? Non volevo rovinare il finale a chi dovrà ancora leggerlo :)

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    simona

    24/11/2010 09.25.23

    E' vero, non è il miglior Coe...tuttavia il libro mi è piaciuto e l'ho letto piuttosto in fretta! L'unico aspetto che ho trovato deludente, ai limiti del ridicolo direi, è la descrizione dei "dialoghi" col navigatore satellitare ce , a mio parere, poteva risparmiarsi. Per il resto, una storia piacevole... e aspetto con ansia il suo prossimo libro. Ah, un ultima domanda: come mai il nostro deve sempre inserire nelle sue storie episodi omosessuali? Ecco, forse la cosa diventa un po' stucchevole ripetendosi... vi ricordate infatti La casa del sonno e anche la pioggia prima che cada? Be', forse sarebbe il caso di cambiare un po' non credete?

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    Roberta

    11/11/2010 17.00.24

    Peccato per il finale non all'altezza del racconto, perche'la storia e' godibile. Ho preferito di gran lunga " La famiglia Winshaw" e " La banda dei brocchi" ma nell'insieme si puo' leggere.

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    Velvet

    18/10/2010 10.32.00

    Il libro si legge con facilità, la scrittura è scorrevole e semplice priva di virtuosismi, belle alcune riflessioni sulla società. Il libro però e privo di veri colpi di scena, tutto è abbastanza prevedibile. In ogni caso è un 3 che tende al 3,5 e non ne sconsiglerei la lettura.

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    umberto

    07/10/2010 21.39.25

    Il miglior Coe avrebbe fatto di questa storia un buon libro. Ma questo di oggi non è il migior Coe, anzi ne è molto lontano. Lo stile è sempre abbastanza morbido e gradevole ma il risultato è mediocre. La psicologia dei personaggi è velleitaria e incerosimile. Ci sono dei passaggi interessanti ma molti altri sinceramente fastidiosi. Il rapporto tra il protagonista e il suo navigatore satellitare è ridicolo. C'è una ricerca spasmodica dell'effetto, del colpo di scena che non fa altro che rendere simile questo libro ad un brutto film hollywoodiano. Del finale poi è meglio non parlare... forzato, pretenzioso e banale, (devo ripetere purtroppo un aggettivo già usato) fastidioso. Voto 2 e non 1 solo perché qualche buono spunto, a cercare bene, lo si trova.

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    Beppe

    04/10/2010 21.03.27

    E' la prima volta che leggo un libro di J. Coe, non riesco a capire come si possa scrivere un libro del genere e tantomeno pubblicarlo. A parte alcuni passaggi raccolti in poche pagine il resto è assolutamente surreale.

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