Traduttore: F. Garlaschelli
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2017
Pagine: 420 p., Rilegato
  • EAN: 9788830448971

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Thriller e suspence - Thriller

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    jole

    20/10/2017 14:11:47

    Bellissimo libro come tutti quelli di James Patterson. The Store non è il solito thriller ... è una storia che ti tiene con il fiato sospeso dall'inizio alla fine, è pieno di colpi di scena ed i protagonisti giocano un bellissimo ruolo. Libro che consiglio vivamente

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    Valentina Sanzi

    25/09/2017 15:23:00

    Jacob e Megan Brandeis hanno sempre vissuto a New York con il più grande sogno della loro vita, ma quasi più nulla ormai potrebbe trasformarlo in realtà. Tutto sembra essersi nascosto dietro l'imponente ombra di The Store, il più grande negozio online mai esistito che sa chi sei, sa cosa desideri e quando lo desideri, è la mente che ti cattura con un semplice click, il mondo pronto a farti prigioniero facendoti credere di essere libero. The Store è la realtà che deve essere vinta e l'unico modo per farlo è combatterlo dall'interno. La sensazione di trovarsi immersi in un qualcosa di già vissuto viene notevolmente amplificata dalle atmosfere che, con un'abilità narrativa e descrittiva senza eguali, James Patterson riesce a modellare: l'irrequietezza, la tensione, l'angoscia e la paura diventeranno ben presto emozioni capaci di scorrere sotto la pelle di ogni lettore e riusciranno a rendere la lettura un'esperienza incredibilmente viva, intensa e dolorosamente profonda. Convincente ed efficace, non sarà difficile riportare la vicenda narrata alla nostra realtà e farne i dovuti paragoni, non sarà impossibile temerla, disprezzarla e desiderarla al contempo o farsi trasportare da essa. Costellata da piccoli e ripetuti colpi di scena, si mostra capace di saper conquistare i lettori più diversi ponendoli di fronte ad una delle tematiche più interessanti, appassionanti e dibattute degli ultimi anni: la Tecnologia. Della stessa forza sono dotati i personaggi. due personalità affini apparentemente senza speranze, ma con la voglia di rendere il mondo un posto migliore. Impossibile non apprezzare il finale che, senza dubbio alcuno, non si inserisce tra gli happy end più famosi della letteratura: esattamente come lo è nella nostra realtà, neanche The Store può essere del tutto bianco o nero, giusto o sbagliato. Con uno stile accattivante, affascinante, semplice e scorrevole Patterson e DiLallo fanno una delle promesse più importanti al lettore: raccontare la cruda e nuda realtà.

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Era il lontano 8 giugno del 1949 quando veniva dato alle stampe il famoso romanzo di George Orwell, 1984. Orwell, animato da un estro creativo davvero invidiabile, immaginava come sarebbe potuto diventare il nostro mondo nei cinquant’anni a venire descrivendo uno scenario che definire apocalittico è ancora poco. Un mondo governato da una potenza invisibile che tutto vede, che tutto sa e a cui tutto provvede. Anche eliminare chi gli è sgradito. Ed è un mondo simile quello che troviamo nelle pagine del nuovo romanzo di James Patterson: The Store. Patterson, tuttavia, non ci racconta di mondi “possibili”, futuri alternativi o realtà distopiche destinate a realizzarsi perché qualcosa è andato “storto” lungo i binari della Storia. Patterson ci parla, forse enfatizzandolo ed esagerandolo un pochino, del nostro mondo, della nostra contemporaneità dove non è più una ideologia a farla da padrone (come poteva essere in 1984 o all’interno del magnifico La svastica sul Sole) ma è la voglia irrefrenabile di acquistare e l’impulso quasi compulsivo a ottenere quanti più oggetti e quante più novità di modo da avere qualcosa di cui vantarsi sui social media. E detta così sembra l’ennesimo attacco di chi non riesce ad adeguarsi alla vita del mondo contemporaneo. Ma non è così. In una America sempre più in crisi (sia socialmente sia economicamente) la salvezza sembra avere un nome: The Store. Il maxi colosso degli acquisti online sembra rappresentare la sola ancora di salvezza per tutti i poveri e i senza lavoro, di qualsiasi età essi siano. E the store pensa a tutto. Ti regala una casa fatta coi migliori materiali, i mobili più lussuosi, gli elettrodomestici più all’avanguardia. Nella dispensa permette di avere ogni giorno il cibo che più desideri, della marca che più preferisci e nel quantitativo desiderato. I tuoi figli verranno inviati nelle migliori scuole dove the store ha il personale giusto e qualificato per seguirli e dove i ragazzi saranno dotati di ogni comfort tecnologico e non. Pianifica le tue giornate, prende appuntamenti per le tue serate di modo che tu non sia mai solo, tutti i tuoi vicini e colleghi sapranno tutto di te prima ancora di averti incontrato. Tu devi solo rinunciare a una cosa: la libertà. Ogni tua parola, ogni tuo movimento verrà attentamente studiato da miliardi di telecamere e da droni che volano costantemente sulla città. Ogni forma di dissenso viene annientata, ogni tentativo di costruire qualcosa di originale viene spazzato via dall’efficenza del sistema. Il giornalista Jacob Braidens decide di provare a entrare all’interno del sistema di the store per scoprire, attraverso una inchiesta esplosiva, i segreti e i peccati che si nascondono dietro l’apparente immagine di genuina perfezione di cui il colosso di vanta. Ma una volta entrato si renderà conto che la sua missione è molto più difficile e rischiosa di quello che aveva preventivato all’inizio.

Patterson, nel descrivere i meccanismi che muovono il colosso immaginario the store si dota di un ritmo narrativo serrato e adrenalinico. Mano a mano che procediamo nella lettura della storia, una sempre più oscura discesa negli abissi di un inferno mascherato da nuova arcadia. La relazione che Patterson sembra proporci è quella che lega gli ambienti dei colossi economici moderni alle Sette un tempo molto in voga sia negli Stati Uniti sia nel resto del mondo. Come accadeva all’interno di queste organizzazioni (o meglio, come accade tutt’ora visto che molte sette esistono anche al giorno d’oggi), i dipendenti vengono sottoposti a un costante lavaggio del cervello per essere fidelizzati e per annullarne l’identità e una qualsiasi forma di dissenso viene gentilmente soppressa utilizzando metodi indolori e invisibili che umiliano la persona e nello stesso tempo non attirano le attenzioni del mondo esterno, sempre più divorato dalla fame del nuovo e del consumo.
Il romanzo di Patterson (che a questo punto vi invito a leggere giusto per chiedervi se anche voi avete trovato il medesimo messaggio oppure si tratta di un mio clamoroso abbaglio), non è solo una gradevole lettura da fare prima di andare a dormire o nei momenti morti della giornata ma un vero e proprio invito a riflettere su noi stessi e sul mondo che stiamo creando un click alla volta.

Alex saltellò fino al canestro, si accovacciò e saltò per appendersi all’anello. Con la mano libera indicò un piccolo oggetto di metallo e vetro grigio. Era quasi invisibile contro la vernice grigia del garage. Alex lo strappò dal supporto e, mollando la presa, sul canestro, me lo lanciò. “è una telecamera” osservai “una telecamera microscopiaca, come una…telecamera di sorveglianza.” la fissammo come se avessimo tra le mani un diamante raro, e immagino che, in un certo senso, fosse proprio così. Fui io a spezzare il silenzio. “Figli di puttana! A New York abbiamo le telecamere di sorveglianza per strada, ma qui stiamo passando il limite, cazzo! Delle telecamere di sorveglianza in casa nostra!” (Pag.46)

Ho impiegato quasi due ore a finire tutto il romanzo. Non è per vantarmi davanti a voi che state leggendo questa recensione, ammesso e non concesso che siate arrivati fino in fondo per leggere queste ultime righe di commento, ma l’incalzare della storia, magnificamente tradotta dalla mano di Federica Garlaschelli mi ha permesso di godermi fino in fondo tutti gli eventi narrati. Non mi resta che salutarvi e augurarvi una Buona lettura.

Recensione di Gabriele Scandolaro

Non posso smettere di correre, né adesso né mai. Ho la polizia alle calcagna. O forse no. È questa la cosa assurda. Non ne sono sicuro. Qualcuno potrebbe avermi riconosciuto... La mia foto è dappertutto. Scommetto che qualcuno ha chiamato la polizia di New York dicendo: «C'è un pazzo furioso che vaga per SoHo, su Prince Street. Sui quarantacinque anni, occhi spiritati. Sarà meglio che lo fermiate, prima che si faccia del male». Dicono sempre così: Prima che si faccia del male. Come se gliene fregasse qualcosa. Il pazzo furioso sono io. E, se mi vedessi dall'esterno, bè, anch'io chiamerei gli sbirri. I miei capelli biondo scuro sono sporchi e unti. Anche il resto è conciato malissimo: jeans strappati (e non per seguire la moda), maglietta verde militare sudicia e un paio di Nike classiche rosse e bianche ridotte a uno schifo. Lo sporco è il tema ricorrente. Non che importi, ogni modo. Tutto ciò che importa in questo momento è la scatola che ho in mano. Una scatola di cartone chiusa con lo spago. Cosa contiene? Un manoscritto di quattrocentodieci pagine.