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Stefan Müller-Doohm

Traduttore: B. Agnese
Editore: Carocci
Collana: Saggi
Anno edizione: 2003
Pagine: 916 p. , Rilegato
  • EAN: 9788843027125

" Adorno was right! " sentenzia una maglietta assai di moda tra gli intellettuali radical della California. E a giudicare dalla messe di eventi che nel corso del 2003, anno del centenario, è stata dedicata all'unica figura superstite, a livello di interesse, della Scuola di Francoforte, pare che l'affermazione, almeno in parte, sia condivisa anche al di qua dell'oceano. Di convegni, film, monumenti in piazze a lui intitolate, scritti inediti, epistolari, cicli di lezioni e studi monografici, non resterà forse molto. E lo stesso può dirsi delle varie biografie con le quali Adorno è diventato il protagonista di un genere letterario che detestava, cogliendo in esso una delle forme più morbose assunte da quell'"industria culturale" contro cui si scagliò di continuo.

In un simile quadro il lavoro di Stefan Müller-Doohm, sociologo dell'Università di Oldenburg, costituisce una felice eccezione. Frutto di una ricerca d'equipe ultradecennale che ha ricostruito - letteralmente - ogni singolo giorno dell'esistenza di Adorno, questo testo rappresenta d'ora in poi uno strumento indispensabile per chi intenda accostarsi al suo pensiero. Scritto con i toni e le movenze del grande saggio - e, se possibile, tradotto ancor meglio - la biografia dipana con intelligenza e sensibilità il fitto intreccio disciplinare (filosofia, musicologia, sociologia, critica della cultura, pedagogia), geografico (dalla Germania di Weimar a quella di Adenauer attraverso l'esilio nel brave new world americano) e di relazioni personali (da Kracauer e Berg, a Horkheimer e Benjamin, sino a Thomas Mann, Habermas e il movimento studentesco) che faceva capo ad Adorno. E, nel farlo, si avvale di un'enorme quantità di materiale d'archivio sino a questo momento di difficile accesso. Ciò consente di comprendere in una chiave talvolta differente da quella oggi accreditata aspetti della vita o delle opere di questo autore (in particolare il periodo della giovinezza, il soggiorno negli Stati Uniti e gli ultimi, turbolenti anni di vita).

Rari sono i passaggi in cui Müller Doohm, che non nasconde la sua ammirazione per Adorno, cede alla tentazione dell'agiografia o del ritratto che esalta "l'ultimo genio" del Novecento (come recita il titolo di un'altra biografia uscita di recente). Assai più prosaicamente egli descrive invece la quotidianità di un autore dotato di una capacità di lavoro impressionante, applicata ai più diversi campi del sapere, e che, nel corso della sua carriera, incappò in dei faux pas non sempre ammessi con la dovuta trasparenza (si pensi a taluni lavori musicologici apparsi nei primi anni dell'era nazista), senza per questo perdere mai la barra di un'attività teorica che costituiva l'espressione, o forse la prosecuzione con altri mezzi, di un odio ben temperato verso la società capitalistica e le mutilazioni che essa infligge al desiderio di felicità degli individui.

Che un simile lavoro, con le quasi mille pagine che lo compongono, sia stato messo a disposizione del pubblico italiano con stupefacente velocità e in un'edizione che per qualità e rigore non teme il confronto con quella originale, è una circostanza fuori dal comune e degna del massimo apprezzamento. Spiace solo che il prezzo - proibitivo, e quasi triplo non soltanto rispetto a quello della versione tedesca ma anche, ad esempio, di quella francese - non incoraggerà certo all'acquisto legioni di lettori.