Categorie

Lou Palanca

Editore: Rubbettino
Collana: Patipatisse
Anno edizione: 2015
Pagine:
  • EAN: 9788849844672

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Alias

    11/03/2016 18.22.00

    Ti ho vista che ridevi? Mescolare le cose non è scrivere. Ci sono gli anni '60, c'è il sud e poi c'è il nord. C'è la mitica civiltà contadina e, in mezzo, c'è un fatto: quello delle calabrotte cedute a frotte alle tentazioni delle langhe, desertificate a loro volta di donne, a causa delle sirene tentatrici del benessere mainstream di città. C'è una bella quantità di argomenti in questo libro. Ma non trovi di che sappia convincerti da lettore, sospetti dopo averlo letto di trovarti non al cospetto di un romanzo, bensì di un insieme di argomenti giornalistici in odore di moda, la cui intessuta avventura descrittiva risulterà anche piacevolmente cara, provincialmente amicale per chi scrive, per l'amor di dio, ma di inviluppi oscuramente estranei per il palato esigente di chi lo ha letto, cercandovi inutilmente il sapore di un romanzo. Che sarà quel che sarà (c'è scritto dentro al libro che di un romanzo si tratterebbe) ma una produzione romanzesca non è infilare un argomento dentro e dietro l'altro, impastare un po' di Fenoglio con un po' di Pavese, i paesi tuoi con i miei ed un giorno di fuoco a quelli da non badogliano e partigiano comunista, la resistenza alla modernità. Politica, terrorismo, immigrazione di ieri e di oggi, non fanno romanzo ma argomenti o scenari, insomma si allunga il brodo ma quello, il romanzo, non riesce. Neppure ci riesci se promuovi un sodalizio della conservazione con quello della tradizione, evocando a numi propiziatori antichi scrittori contadini o inurbati o personalità alla ribalta, sìcché a chi legga venga da ammutolire o da togliersi il cappello se citati. Sarebbe forse stato meglio evitare di mettere a tutti i costi un'etichetta di romanzo a questo libro.

  • User Icon

    Massimo F.

    02/01/2016 22.22.44

    Beh, in fondo non è così male. Un romanzo corale (e si vede) che, senza strappi, racconta fenomeni sociali di ieri e di oggi e i loro intrecci. Le donne con la loro sensibilità, la loro capacità di resistere e lottare sono al centro della narrazione e questo aspetto arricchisce il valore della lettura.

  • User Icon

    Luca

    23/06/2015 16.06.52

    l'unica cosa che di ben fatto ha questo libro è il titolo, si tratta infatti di una buona "trovata" di marketing che induce gli appassionati di libri come me ad acquistare a "scatola chiusa" perchè rapiti da titolo e copertina. Il problema però è che poi il libro lo desidero anche leggere e la delusione a questo punto è grande. Una serie di racconti scritti come fossero articoletti per il giornale o temi in classe da liceali. Non capisco come si faccia a pubblicare un libro così, tra l'altro anche abbastanza lungo e noioso. Non c'è un tessuto narrativo intorno al quale intrecciare la storia, le storie, non c'è una "sorpresa", non c'è un espediente letterario degno di questo nome (eppure trattasi di romanzo non di saggio), il fatto che Luigi avrà una lettera (lasciata per lui a Rosaria dalla madre morente) si comprende da subito, non esiste la suspance infatti. Un linguaggio poco originale, non certo narrativo, è predominante, ripeto, i racconti sembrano dei compiti in classe svolti più o meno benino, ma scrivere un libro non è questo, non può essere questo. Non so cosa abbia letto Carlo Pedrini (che ne cura la prefazione), ma certamente il testo di cui parla lui non è "Ti ho vista che ridevi". Credo che le parti dialettali siano improvvisate, ma anche quelle in italiano non emergono per armonia e bellezza. Mi spiace molto aver tradito e deluso le mie aspettative, francamente mi turba sempre quando un pessimo libro viene pubblicato. Ah, dimenticavo, mi chiedo se gli autori abbiano conosciuto davvero le due persone a cui dedicano il libro, se così non fosse mi sembra proprio un'operazione da "megalomani" fare una dedica del genere, un po' come se un cristiano dedicasse un suo libro a Dio.

Scrivi una recensione