Traduttore: M. Gini
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 30 giugno 2016
Pagine: 241 p., Brossura
  • EAN: 9788845930898
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Descrizione
"Avevo bisogno di soldi, e quel tizio pareva averne ... Come diavolo facevo a sapere che genere di persona era Harper?". Arthur Abdel Simpson è un apolide egiziano che si professa inglese, un volgare ladruncolo che vive di espedienti, circuisce i turisti che arrivano ad Atene e ruba i traveller's cheque dalle loro camere d'albergo. Ma Harper, l'uomo adescato appena fuori dall'aeroporto - uno che parlava "da americano" -, non è affatto quello che sembra, e lo coglie in flagrante. Arthur, temendo la polizia greca, accetta da lui quello che appare come un facile incarico, mettendosi subito nei guai alla frontiera. In stato d'arresto, gli rimane un'unica possibilità di salvezza: collaborare suo malgrado con il controspionaggio turco, infiltrandosi in quella che sembra una pericolosa banda di sovversivi. Nel meraviglioso scenario del Bosforo, Ambler intesse una trama, nella quale il gioco di ricatti e colpi di scena si sovrappone a una galleria di memorabili ritratti; tra i quali, vivido e sferzante, spicca quello del protagonista, con la sua misera esistenza messa alla berlina, il profondo disincanto verso il mondo, la caccia ostinata al più sordido tornaconto. Perché in fondo, per Arthur Abdel Simpson, "anche una briciola è meglio di niente".

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    Teofilatto dei Leonzi

    17/09/2018 18:21:52

    La spirale infinita delle disavventure di uno sprovveduto ladruncolo da quattro soldi, che vive di espedienti in una assolata Atene per mantenere una moglie più giovane, prima che lo lasci per un altro uomo più giovane o ricco. Fatalista e fedele al suo codice di sopravvivenza, lo sfortunato apolide anglo-egiziano cerca il suo posto tra le pieghe di un mondo che non lo vuole - non lo vogliono gli egiziani, non lo vogliono gli inglesi - e si trova invece a Istanbul, stretto nella morsa di un doppio ricatto, dal quale dovrà uscire grazie a tutte le sue miserabili astuzie apprese durante una vita da traffichino. Lo stile è leggero e scanzonato, per chi ama il sottile umorismo british Ambler è un must. Meglio del film, anche se l'interpretazione di Peter Ustinov è perfetta.

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    Lapo

    28/07/2017 10:10:02

    Un inizio intrigante che sembra la fase di una partita a scacchi, una trama avvincente in cui talvolta fanno capolino ricordi adolescenziali, un ritmo serrato e incalzante nel quale si succedono colpi di scena, insomma un romanzo che appassiona pagina dopo pagina e che si legge d’un fiato. Nella migliore tradizione di Ambler.

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    carloilviaggiatore

    06/09/2016 17:27:10

    Stupefacente...come definire un tale capolavoro?La trama è avvincente e ben strutturata, ricca di colpi di scena. Arthur, il protagonista è incredibile: notevoli poi sono le sue digressioni sulla storia di Istanbul e del palazzo - del resto ben inserite nell'economia del racconto visto che stiamo parlando di una "guida turistica"! - nonché le sue profonde riflessioni sulla sua esistenza...Topkapi lascia il segno. Decisamente il film è poca cosa rispetto al romanzo, salvo solo la superba interpretazione di Peter Ustinov. Imperdibile

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    JOE

    08/08/2016 17:25:27

    Bel libro scritto bene ed avvincente. Ambler resta un numero uno del genere.

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    Claudio

    27/07/2016 21:34:22

    Ennesima grande prova di Eric Ambler. Siamo fra Atene e Instanbul. Ad Atene vive un piccolo delinquente nato in Egitto ma inglese da parte di padre. Vive di espedienti dopo aver fatto il giornalista, si trova ora a fare da autista e guida turistica non autorizzati. Colto sul fatto da un facoltoso cliente, viene ricattato e inviato con una lussuosa auto in Turchia. Qui viene fermato e messo sotto sorveglianza dai servizi segreti che credono ad un possibile colpo di stato. In realtà gli "amici" del nostro sono dei professionisti del crimine che hanno come scopo il furto del secolo al Topkapi, il lussuosissimo palazzo che fu del sultano.

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Nel meraviglioso scenario del Bosforo, Ambler intesse una trama magistrale, nella quale il gioco di ricatti e colpi di scena si sovrappone a una galleria di memorabili ritratti.

Il volto bellissimo, intenso, gli occhi scuri, grandi, vivi, il corpo al tempo stesso nodoso e flessuoso di Melina Merkouri: ecco ciò che viene immediatamente in mente quando si pronuncia il nome di uno storico palazzo di Istanbul: Topkapi. È stato evidentemente anche il primo pensiero di chi ha realizzato la veste grafica della copertina di questa edizione del romanzo.
Per noi che abbiamo visto e rivisto il celebre film di Jules Dassin diventa impossibile non unire immediatamente le due immagini: sale ricchissime, il tesoro del sultano e la presenza sensuale di Melina.
Ci accompagnano i suoi passi anche aprendo il libro da cui quella notissima storia è tratta. Cerchiamo di dimenticare lei, Maximilian Schell e Peter Ustinov, svuotare la memoria e resettare ogni immagine, fare tabula rasa per poterci godere meglio una storia davvero appassionante che si sviluppa a metà tra il classico romanzo di spionaggio e il noir e che narra una mission impossible e le peripezie per potarla a termine.
Al centro del romanzo troviamo la figura di Arthur Abdel Simpson, uno di quei personaggi di confine, che vivono al limite e campano giocando su più fronti, sempre vicini al fuoco, sempre rischiando di bruciarsi. Non un grande delinquente, non una vera spia internazionale, ma un “finto” inglese, un apolide di origine egiziana che tira avanti con piccoli espedienti cercando di alleggerire i turisti di un po’ di denaro.
Siamo ancora nel dopoguerra - il romanzo è del 1962 -, la Turchia è quel paese ancora molto misterioso, orientale e occidentale al tempo stesso, dove europei e americani si trovano con nordafricani e asiatici e si crea quel mix dirompente di cui si nutrono spionaggio e controspionaggio. La porta d'accesso è la Grecia, dove il nostro Arthur vive. Questo è lo scenario di uno spettacolare furto studiato nei dettagli da una banda che non è ciò che sembra e in cui il ruolo di quella donna fascinosa diventa centrale. Immergersi in queste atmosfere, spesso un po’ datate – in senso positivo – è anche rimpiangere un mondo che non esiste più e che si riscopre con un po’ di nostalgia.