Traduttore: A. Ghilardotti
Collana: Scienza e idee
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 01/04/1998
Pagine: 350 p.
  • EAN: 9788870784992
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recensione di Beta, S., L'Indice 1998, n.10

"In greco esiste una specie di massima, un detto che esprime un'intesa: tra amici, tutto è in comune". Si apre con la citazione di questa antica espressione proverbiale l'ultima fatica di Jean-Pierre Vernant: una raccolta di saggi che ripercorrono la vita e l'attività intellettuale di uno dei più illustri studiosi dell'antichità.
Vernant parte dalla massima antica per illustrare brevemente il concetto di pubblico e privato nel mondo greco e per concludere poi che "l'amicizia fa parte sia della sfera del pubblico che di quella del privato, collega e regola entrambe". Ed è proprio questo il filo rosso che lega i capitoli del libro: il continuo passaggio dalla dimensione privata a quella pubblica, dal Vernant uomo al Vernant studioso, dal legame che unisce il giovane Vernant ai "compagni" della Resistenza durante la seconda guerra mondiale al rapporto che il Vernant più maturo stringe prima con i suoi maestri, Ignace Meyerson e Louis Gernet, e poi con i suoi colleghi e seguaci (Marcel Detienne, Nicole Loraux, Claude Nossé, Pierre Vidal-Naquet, ecc.) del Centre de recherches comparées sur les societés anciennes.
I saggi che compongono il volume, in parte già editi su riviste specializzate e non, sono raggruppati all'interno di sezioni dedicate ad alcuni degli argomenti sui quali si è esercitata nel corso degli ultimi quarant'anni l'intelligenza di Jean-Pierre Vernant, come per esempio le riflessioni sul passaggio dal pensiero mitico al pensiero razionale, l'azione dell'immaginario all'interno della storia e dei fenomeni sociali, i legami tra la mitologia e la tragedia nella realtà culturale e politica dell'Atene del V secolo a.C.
Sotto la forma di brevi saggi o di penetranti interviste, Vernant illumina da una diversa angolazione i numerosi temi della sua ricerca: nel saggio "La fabbrica di sé", illustra il proprio metodo di lavoro ("rileggere i testi all'infinito, badando ai termini, all'organizzazione del racconto, alla sua collocazione, alle risonanze interne"); attraverso alcune voci del "Dictionnaire des mythologies", i personaggi di Prometeo ed Edipo ricevono una nuova, sintetica trattazione, mentre i miti cosmogonici e teogonici vengono ripercorsi ancora seguendo la chiave interpretativa strutturalista che aveva fatto la sua comparsa nei saggi dedicati alle opere di Esiodo. Fanno parte del volume anche l'inedita relazione scritta per la tesi di dottorato di una delle sue alunne più note, Françoise Frontisi - relazione che gli permette di riprendere e di approfondire le proprie riflessioni sul significato della raffigurazione mascherata di potenze religiose come Artemide e Dioniso - e la recensione del libro di Ruth Padel, "In and Out of the Mind. Greek Images of the Tragic Self".
Ma l'aspetto più originale del libro sono i molti riferimenti autobiografici. L'autore non ha voluto scrivere una vera e propria storia della sua vita, come ammette nella prefazione: "Se è vero che ho una penna in mano, di certo non è autobiografica". Eppure tracce cospicue di autobiografia fanno capolino qua e là all'interno del volume: il ricordo del padre e del nonno, intellettuali laici, direttori del giornale repubblicano "Le Briard"; l'adesione all'Associazione internazionale degli atei rivoluzionari; il Quartiere Latino e la Sorbona negli anni trenta; il fascino esercitato da Platone e la decisione di scrivere una tesi di laurea intitolata "Il concetto di lavoro in Platone"; il servizio militare, seguito dalle esperienze della guerra e della Resistenza contro l'occupazione nazista. E, ancora, è facile cogliere nel libro il suo grande amore per Lida, la moglie russa, conosciuta a soli diciott'anni durante le vacanze estive e sposata a venticinque, e contemporaneamente l'amore per la Russia - e tuttavia non mancano riferimenti espliciti al ruolo fortemente critico sostenuto dallo stesso Vernant all'interno del Partito comunista francese, abbandonato dopo la "primavera di Praga".
"Tra mito e politica" mostra il costante equilibrio tra le due dimensioni di Jean-Pierre Vernant, lo studioso e l'uomo - due dimensioni che erano caratteristiche degli stessi greci, per i quali l'attività intellettuale e speculativa non era mai slegata da quella personale e civile. Lo prova, ancora una volta, la conclusione del primo capitolo del libro, intitolato "Tessere l'amicizia": nell'immaginario greco, la tecnica della tessitura aveva una forte valenza politica, come dimostra l'affermazione di Platone secondo la quale, quando si vuole costruire una città, è necessaria la presenza di un re tessitore, capace di unire l'elemento maschile (l'ordito) e quello femminile (la trama), gli uomini energici e quelli moderati
- una metafora, questa, che trae forse origine da un celebre passo della "Lisistrata" di Aristofane, dove tessitura e politica appaiono strettamente collegate.
Medesima interazione, dice Vernant, si verifica nell'amicizia: "questa immagine della costituzione di un tessuto sociale comunitario è anche l'immagine greca dell'amicizia, è una forma di "philia", perché anche la "philia" greca presuppone questo genere di lavoro e di tensione".
Ancora una volta, dunque, privato e pubblico si presentano uniti insieme: "Tra mito e politica" è così la storia di uno studioso che non si è voluto chiudere in una "torre d'avorio" per studiare il passato, ma ha saputo e sa vivere con intensità anche nel presente.

Nell'introduzione al volume di Vernant, Giulio Guidorizzi scrive: "È un dato di fatto che Vernant non produsse mai un'opera sistematica e manualistica. Anche lui, per dirla con Montale, non ama 'la parola che squadra da ogni lato': gli è più congeniale la dimensione del saggio, in cui un problema può essere esaminato sino in fondo nella sua autonomia".
La prova di questa affermazione si trova nella bibliografia di Jean-Pierre Vernant: l'unica opera sistematica è la prima, "Le origini del pensiero greco" (1962; Editori Riuniti, 1976 e 1993), definita dall'autore stesso "un saggio filosofico breve e sintetico". Ma già il volume successivo, il celebre "Mito e pensiero presso i greci" (1965; Einaudi, 1970), presenta una struttura che diventerà da allora consueta per le opere di Vernant: una collezione di saggi autonomi legati da un filo conduttore.
In parallelo a questa, si svolge l'altra attività che caratterizzerà la produzione scientifica di Jean-Pierre Vernant: la pubblicazione di una lunga serie di articoli e prefazioni (un centinaio), nonché un numero pressoché doppio di recensioni apparse sul "Journal de Psychologie Normale et Pathologique" a partire dal 1950; gli interventi più significativi sono raccolti da Riccardo Di Donato in due volumi delle Edizioni di Storia e Letteratura (1995): "Passé et présent. Contributions à une psycologie historique" (1995).
Seguono, negli anni settanta, "Mito e società nell'antica Grecia" (1974; Einaudi, 1981), "Religion grecque, religions antiques" (1976), "Religions, histoires, raisons" (1979); in quegli stessi anni, Vernant scrive, con Pierre Vidal-Naquet, "Mito e tragedia nell'antica Grecia" (1972; Einaudi, 1976), con Marcel Detienne, "Le astuzie dell'intelligenza nell'antica Grecia" (1974; Laterza, 1978) e "La cucina del sacrificio in terra greca" (1979; Boringhieri, 1982).
Nelle opere del decennio successivo, spicca "La morte negli occhi" (1985; il Mulino, 1988), che era stata in parte anticipata dal volume di Atti, curato insieme a Gherardo Gnoli, dal titolo "La mort, les morts dans les sociétés antiques", e pubblicato nel 1982. Sempre nel 1985 esce un secondo volume sulla tragedia greca, scritto con Vidal-Naquet, "Mito e tragedia due", con una prefazione di Maurizio Bettini (Einaudi, 1991). Ancora con Vidal-Naquet, Vernant pubblica nel 1988, in Belgio, due volumi: "Travail et esclavage en Grèce ancienne" e "Odipe et ses mythes. "Prima di "Mito e politica", hanno visto la luce "L'individu, la mort, l'amour. Soi-même et l'autre en Grèce ancienne" (1989) e "Figures, idoles, masques" (1990). Nel 1997 è comparso il volume "Dans l'oil du miroir", in collaborazione con Françoise Frontisi-Ducroux.
Sul proprio itinerario intellettuale Vernant stesso dà importanti informazioni nella lezione sanmarinese "I miei maestri, la mia ricerca", raccolta nel volume einaudiano "Ai confini della storia" (1993) insieme al contributo di Aldo Schiavone, "Il laboratorio Vernant", utile analisi e appassionata valutazione dell'apporto decisivo dato dallo studioso francese all'antropologia storica del mondo antico.

Le grandi trasformazioni della politica e dell'immaginario sono presentate attraverso lo sguardo di un protagonista della cultura contemporanea. Combattente tra le file della Resistenza sentì, come tutta una generazione di intellettuali francesi maturati in quel periodo, che cultura e impegno civile non erano mondi separati, ma le due facce di una stessa unità di pensiero e azione. Per Vernant Mito e Politica non sono uno stravagante accostamento: lo studio dell'antichità rappresenta invece uno strumento in più per maturare il proprio intervento sul presente, il proprio impegno civile. E così, come dichiara lui stesso nella prefazione, quando uno si avvicina alla fine della corsa, arriva il momento in cui si chiede quale percorso abbia seguito, e l'insieme di saggi, interventi, lettere, articoli che compone questo volume ce lo indica.
Dal mito antico alla scienza contemporanea, la storia delle idee è sempre intrecciata con quella delle istituzioni e delle pratiche sociali. Per questo, nonostante l'enorme distanza temporale, Omero ed Esiodo, Sofocle e Socrate, Euripide e Platone restano nostri contemporanei. Le loro domande sono ancora senza risposta; gli interrogativi su verità, bellezza, morale e coerenza che oggi ci poniamo erano già presenti nelle loro opere, il mito che fissa e risolve gli interrogativi senza risposta è ancora radice dell'immaginario dell'uomo contemporaneo.
Se alla cultura e alla razionalità greca tutto l'Occidente deve le fondamenta del proprio pensiero, è proprio all'elaborazione dei miti che va attribuita la prima risposta alle grandi, eterne domande dell'uomo.