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scheda di Viacava, A., L'Indice 1990, n. 4

L'ipotesi da cui prende le mosse questo libro a più mani è che sia possibile articolare in un continuum le conoscenze accumulate sulla nascita e lo sviluppo della mente umana dalla psichiatria e psicologia occidentali da un lato e dalle grandi tradizioni mistico-meditative dall'altro. Oggetto dello studio delle discipline psicologiche occidentali sarebbero gli stadi più precoci, prepersonali e personali, mentre le tradizioni meditative si occuperebbero degli stadi evolutivi più avanzati, transpersonali. A ciascuno di questi stadi gli autori fanno risalire una diversa patologia: per esempio è da ascrivere allo stadio prepersonale, a sua volta diviso in tre sottostadi, la corrispondente patologia psicotica, borderline e nevrotica. Engler mette in guardia da pratiche meditative che potrebbero essere destrutturanti il sé, qualora esso non abbia previamente raggiunto una sufficiente coesione negli stadi precedenti: egli spiega il fascino esercitato da queste pratiche su persone che scambiano difetti di sviluppo del loro sé per speciali attitudini alla pratica meditativa, e il conseguente rischio di esperienze deludenti se non disastrose. Il fondamento della pratica meditativa nelle sue varie forme viene ad essere semplicemente individuato in una sorta di addestramento intensivo all'attenzione e alle sue conseguenze: da qui partirebbero gli stadi di sviluppo successivi a quello considerato normale personale e che non sarebbe altro che un arresto nelle possibilità evolutive dell'uomo.