Turbativa d'incanto

Jolanda Insana

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 8 marzo 2012
Pagine: 131 p., Rilegato
  • EAN: 9788811637325
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Descrizione

"Turbativa d'incanto" è titolo polisemico, come sempre i cartigli che Jolanda Insana pone ai suoi libri, abitati dallo stratificarsi di emozioni private e pubblici orrori. La turbativa d'asta è il ritmo della vita, con il suo "incanto" pericolante in una soggettività turbata da scissioni a strati: psicologiche, sociali e politiche, vissute nelle "estreme periferie del lutto". Di qui l'andamento perlopiù a due voci, la siciliana sciarra o battibecco tra il sé superficiale e quello profondo nella sezione "La bestia clandestina", il dibattito tra l'io e il simulacro di una alterità paranoica, presa nella tagliola del disamore, di altre parti del libro. "L'idiota sottostante", "Caràmbola", "La mandola della melancolia" sono poemetti o stazioni di un percorso mentale e vocale, che forza i limiti della parola ricorrendo ai diversi settori della lingua, sollecitandoli in tecnicismi, neologismi o recuperi dell'antico. Mai compiaciuto o manieristico l'impasto, perennemente alla ricerca di ritmi e fonìe graffiami, aperto alle latitudini di ciò che infesta la coscienza: il carcere di Baghdad, i Buddha giganteschi distrutti in Afghanistan, le alture del Golan dove i megafoni portano da villaggio a villaggio brandelli di conversazioni e affetti stroncati.

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    alida airaghi

    15/04/2012 17:36:52

    Le sei sezioni di cui è costituito questo libro risultano assolutamente omogenee nell'esibire una provocatoria, esacerbata violenza di immagini e tonalità; un linguaggio che si squaderna incalzante e scorticato, contorto, dissacratorio, privo di qualsiasi punteggiatura che non sia il punto di domanda; strofe disuguali e graficamente distribuite tra caratteri corsivi e tondi; un rincorrersi esaltato tra sensibilità civile e politica da una parte e egocentrica, insuperbita assunzione del privato dall'altra. Una poesia che si infossa, intorcigliata, sbaragliata, gracchiante, a indagare "la vita offesa che cerca la verità": offesa, ma anche malata, rabbiosa, atterrita, inabissata. Che affronta le tragedie di una storia universale di distruzione e imperdonabile ingiustizia: ovunque dove "scortati e scortatori/ finiscono nelle reti dei pescatori". Ma soprattutto grida il suo spasimo furioso, bilioso, quando "battibecca/ con il suo doppio condiscendente", un alter ego odiato e svillaneggiato, un'ombra femminile onnipresente e castrante: forse la vicina di casa del piano di sotto, più giovane e più stupida, del tutto impermeabile alla poesia, alla cultura ("perché ce l'ha con me/ e attenta alla mia vita?"). Con lei ingaggia un corpo a corpo furioso, fatto di reciproche definizioni offensive. Si tratta di due solitudini rancorose che si confrontano in duelli verbali sarcastici e volgari, maledicendosi e oltraggiandosi, in una totale e ostentata incapacità di comunicazione, in un turpiloquio che oscilla tra la banalità del pettegolezzo condominiale e la sfrontatezza di farisaici processi ideologici. Fino alla rivelazione finale, che è anche una confessione pentita, un'ammissione di colpa e sconfitta. L'altra sono io, la poesia crea i suoi spettri, incubi deliranti: "non c'era nessuno dietro la porta/ l'alloggio era disabitato e l'ho abitato/ ma non c'era e non c'ero/ era il mio doppio disagiato/ ora lo so e sloggio".

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