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Rosa Matteucci

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 317 p. , Brossura
  • EAN: 9788845269592
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Recensioni dei clienti

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    Francesco C.

    15/05/2016 20.51.23

    Un bellissimo ritratto di famiglia, scritto con il consueto stile ricco, colto, barocco. Ma il bello di molti dei libri di Rosa Matteucci è che la preziosità del linguaggio non impedisce al lettore - come è successo a me con Tutta mio padre - di sentire profonda, fortissima, la connessione con l'esistenza della scrittrice. Rosa Matteucci l'aveva notata un grande come Fruttero, che aveva capito il suo talento. La figura del padre aristocratico e squattrinato che vuole bene a Rosa ma non riesce a esimersi dal giocare i (pochi) soldi che ha racimolato al Casinò di Venezia, anziché comprare i libri di scuola per la piccola figlia, è indimenticabile, come è indimenticabile quasi tutto il materiale di storie e memorie che Rosa Matteucci ha voluto condividere con i suoi lettori. Poco importa se quasi tutti i suoi libri parlano dei vari suoi parenti e animali: questa scrittrice è riuscita a trasformare magnificamente una ossessione in un tema letterario ricorrente, e così a fare tutti noi parte, idealmente, della sua famiglia.

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    ant

    01/07/2010 16.30.44

    La caduta negli inferi dell'indigenza ,da parte di una famiglia benestante residente a Orvieto, è il leit motiv di questo testo. L'io narrante è una donna che ha un'ammirazione sviscerata per suo padre, nonostante quest'ultimo fosse tutt'altro che un esempio o un personaggio impeccabile..anzi! Il linguaggio usato nel libro è sicuramente quello che colpisce di più, sopratutto se a narrare è una donna, e poi c'è un ottima descrizione di quelle che sono le contraddizioni e le peculiarità di una certa provincia italiana: 1)il servilismo nei confronti dei benestanti ma allo stesso tempo se i ricchi in questione poi cadono in disgrazia ecco le malignità più atroci che vengono a galla, 2)alcuni simboli che testimoniano l'essere rappresentativi rispetto ad altre persone in certi luoghi(ad es le sedie in chiesa col nome di famiglia) e via andare di usi e costumi particolari molto ben descritti come dicevo. Quello che mi preme sottolineare, dal punto di visto della trama e di quello che rimane nell'animo del lettore una volta chiuso il libro, riguarda la filosofia di vita della protagonista e di suo padre: ci sono azioni tremende che vanno fatte nella vita e non bisogna arrovellarsi più di tanto è proprio la natura delle cose che vuole questo (emblematico il caso di un povero gatto che...). Poi sicuramente non posso tralasciare la scoppiettante vitalità del padre della protagonista e la sua ricerca affannosa di un feticcio portafortuna(un guantino appartenente agli Zar) che avrebbe potuto risolevare le sorti della famiglia, beh qui veramente la scrittrice ricorre a voli pindarici notevolissimi(i personaggi e le situazioni più strambe vengono evidenziate in questi passaggi: maghi, tarocchi, gatti neri, cani, astrologi e chi più ne ha più ne metta) Sono molto ben descritte anche le sconfitte e le delusioni che chi più chi meno ha potuto provare nella vita(l'essere bocciati ad esami importanti x lavoro, l'essere considerati meno attraenti rispetto a sorelle , amiche etc) Libro direi fondamentalmente scorrevole

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    medulla57

    01/07/2010 14.40.18

    Il mondo è bello perchè è vario, a me questo libro è piaciuto tantissimo, mi sono immersa anima e corpo dentro questa storia estrema di folle rovina che però mantiene sempre la leggerezza di personaggi che, vuoi per lignaggio vuoi per indole, non prendono mai troppo sul serio NIENTE, tantomeno il denaro. Ho amato questa madre eterea che sfiora la catastrofe leggendo Rilke, questo padre dissennato ma sempre "amoroso" (nel modo che sa, e che può), questa figlia che non può che essere vittima, LA vittima, ma che nel finale, se vogliamo in un "colpo di scena" di sentimenti, rivelerà il suo vero pensiero. E qui ci è scappata più di qualche lacrima....Inutile dire che lo consiglio vivamente!

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    carola

    22/06/2010 23.23.36

    Una scrittrice da un solo libro che valesse la pena d'essere letto, il primo. Ma anche quello, a pensarci bene, è stato sopravvalutato. Però allora non si poteva sapere che avrebbe continuato rifacendosi il verso fino allo sfinimento, reiterando la posa, parodiando se stessa nel vuoto rimestìo d'un grottesco che ben presto ha cessato di stupire per annoiare. Rosa Matteucci - che sembra un uomo per quanto è egoriferita, anche quando sta parlando di altri -non è mai gravida di senso. Il suo ombellico fa ombra a se stesso. Forse la sua bizzarra storia famigliare l'ha resa sterile. Peraltro, se nessuno scampa dalle proprie origini, lei ne fa una commediola che a lungo andare appare - è - inautentica e forzosa. Come molte delle cose che si ascoltano nelle sue interviste, in cui appare stralunata da un provincialismo antico, che le fa desiderare di apparire interessante al punto di raccontare ridicole fole, come quella di una sua possibile filiazione da Orson Wells. Forse, semplicemente, il successo le ha dato alla testa.

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    fulvio stacchetti

    26/05/2010 09.12.13

    Un nuovo e originale modo di concepire la narrativa di tipo diaristico, con interessanti notazioni di tipo stilistico (l'uso costante del discorso indiretto, figure e personaggi appena tratteggiati o marcatamente disegnati). Altri due libri cui ho pensato nel leggere questo: Terza liceo, di Marcella Olschki, Nero è l'albero dei ricordiazzurra l'aria, di Rosetta Loy.

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    Sergio Russo

    29/03/2010 17.56.40

    Concordo. Sono rimasto fortemente impressionato. Ma in negativo. Eppure il "battage" pubblicitario è impressionante. Stiamo per assistere a un nuovo caso "Stabat Mater" (leggi: Tiziano Scarpa che vince lo Strega)?

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    Eugenio

    28/02/2010 18.33.37

    Ho fatto fatica a finirlo. Ho trovato il libro slegato, deludente e poco interessante.

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    Sergio

    21/02/2010 18.44.58

    Sarà scritto anche bene, però l'autrice umbra continua a parlare sempre e solo di se stessa: la famiglia aristocratica, la decadenza, la gente maligna del paese che ne gode, il padre (ahilui) defunto, la sorella più bella di lei... Tutto già letto e riletto. Anzi no, stavolta ci sono i cani, di nuovo.

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